La guida di Zero ai migliori festival di giugno in Italia

Appuntamenti storici e giovani riconferme: i migliori festival italiani a giugno secondo Zero

Foto di Francesca Sara Cauli

Scritto da Chiara Colli il 25 maggio 2018
Aggiornato il 25 luglio 2018

Resistere, resistere, resistere. Al caldo e alla sua totale incompatibilità con il restare in città a sgobbare, certo. Ma soprattutto, resistere contro chi vorrebbe le espressioni culturali appiattite, omologate, senza un’identità propria. La bella stagione – quella dei festival, s’intende – è alle porte e, se fino a qualche anno fa giugno era il mese delle “prove tecniche”, ormai sembra proprio questo il momento in cui, almeno in Italia, si concentra la maggior parte degli appuntamenti musicali: ogni weekend c’è un festival per cui vale la pena trasfertare, ma ancora più spesso ci si ritrova di fronte all’imbarazzo della scelta. Il premio #divertirsiègiusto va sempre all’Emilia Romagna, con il sempre sorprendente Beaches Brew, realtà storiche come il Festival Beat o piccole ma curatissime come Handmade e Musica nelle Valli continuano indefesse il proprio lavoro sul territorio (che nel primo caso è anche nazionale) e il clubbing tira fuori il meglio di sé con Modulo Fest. Tra i festival più giovani che ci hanno colpiti già dalla prima edizione, non possono mancare la tre giorni hippie di Zuma, l’elettronica nella cittadella medievale di Montalcino con Nevalon e l’incontro fra musica e arti digitali nei sotterranei dei palazzi antichi di Pergola con il Blooming. E poi c’è la ricerca ambiziosa e contaminata di Saturnalia, la seconda giovinezza dell’IndieRocket, l’elettronica immersiva e naturalista di Terraforma, l’isola del tesoro del More e il dancefloor stellare di Astro: tutti festival che tendono a essere a misura d’uomo e che, dalla line up alla location, puntano alla qualità dell’esperienza proposta, sia musicale che sensoriale. Li trovate raccontati uno per uno qui di seguito, in ordine cronologico. E noi ci ritroviamo su queste pagine a fine giugno per i migliori appuntamenti di luglio.

ZUMA (MILANO, 1-3 GIUGNO)

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Sulla carta sembrava un progetto completamente folle – o quantomeno utopico: tante teste (scoppiate) dell’underground milanese che si mettono insieme e, d’amore e d’accordo (o almeno ci piace pensare così…) tirano su un festival di tre giorni in un’antica cascina un po’ freak alla periferia della città con una line up visionaria e sperimentale, un forno a legna per fare la pizza, un bel po’ di gente presa strabene che arriva da tante parti d’Italia, che dorme lì in tenda e il giorno dopo continua a sorridere. Tutto fila liscio, l’atmosfera è rilassata e meravigliosamente a misura d’uomo, il DIY e le forze del bene vincono sulle organizzazioni asfittiche e le forze del male, si mangia e si beve di qualità. Alla fine dei tre giorni il coro è unanime: «Rifacciamolo!». Sulla carta sembrava un progetto completamente folle, ma la cosa più incredibile, forse, è che nella sua prima edizione ZUMA è stato qualcosa di ancora più speciale di come ce lo aspettavamo. E così la magia messa su dall’Alleanza Galattica torna per il secondo anno con un altro viaggio interstellare dove si incrociano generazioni diverse di musicisti, realtà italiane geograficamente distanti ma vicine per attitudine (anche stavolta il bar sarà gestito dagli amici romani del DalVerme), rendendo ancora più diffuso nel tempo e nello spazio l’effetto benefico di questo esperimento collettivo. Sì perché anche più dell’anno scorso la musica si diffonderà senza soluzione di continuità fra notte e giorno (anche grazie alla presenza della serata romana Tropicantesimo, nota per i suoi meravigliosi after tra le mura del Fanfulla) e tra i diversi spazi di Cascinet, con i concerti/performance che non saranno solo sui due palchi principali ma in tutta l’area esterna e nella zona più “notturna” dell’abside. Di sostanza (psicotropa) musicale e di ampio margine per nuove scoperte, con un occhio attento a ciò che di notevole avviene soprattutto negli anfratti dello Stivale, ce ne sono molti anche quest’anno. Dal relativamente nuovo progetto a quattro mani fra Stefano Pilia e Massimo Pupillo ad Andrea Belfi, dagli sviaggi indimenticati di Be Maledetto Now! alla psichedelia salvifica di Al Doum and the Faryds, fino alle allucinazioni multiformi di Trans Upper Egypt, Gianni Giublena Rosacroce e dell’immancabile Jooklo Gang. Si guarda al passato con attenzione e consapevolezza, grazie alla presenza di numi della sperimentazione come Riccardo Sinigaglia, Ariel Kalma e Juri Camisasca assieme a Roberto Mazza; si intercettano nomi internazionali affini per spirito a ZUMA: col punk indomito dei Downtown Boys, le composizioni avant da Il Cairo Nadah El Shazly e il jazz cosmico dei turchi Konstrukt. Tanto amore ma anche una buona dose di irriverenza, a partire da qualche stramberia aliena proposta dal Dottor Pira, fino all’ambient distorta di Claudio Rocchetti e alla misteriosa performance dell’Uomo Uccello. Un festival galattico: fortuna che ogni tanto a qualcuno vengono ancora in mente idee folli, supportate da altrettanto coraggio per metterle davvero in pratica.

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MUSICA NELLE VALLI (MANITESE, 2 GIUGNO)

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Da tre giorni a uno, altra location, per tutto il resto nulla è cambiato. Musica nelle Valli 2018 prosegue sugli stessi binari, con le stesse finalità di sempre: mettere insieme chi pensa e chi vive la musica in un certo modo. Parole di Tiziano Sgarbi, con il fratello Matteo al timone di Musica nelle Valli dagli anni Novanta per contrastare l’ennesima colata di cemento a oggi, sempre sulla breccia nel mettere insieme un festival sostenibile prima di tutto da un punto di vista etico. Concerti da mezzogiorno a notte inoltrata, lista dei gruppi rigorosamente in ordine alfabetico assemblata seguendo criteri che vanno dalla curiosità di sentire com’è al contatto delle menti (Acchiappashpirt, Champagne!, Dbeeth, Defect, Espada, Frown, Jack Cannon, Her Skin, Holy Pieces, La Mela, Lleroy, Montana, San Leo, Sabasaba, S a r r a m, Tacobellas, Trapcoustic, Vespertina, Yonic South); nessun’altra logica contemplata, zero calcoli. Una benedizione. Tornare sui flyer delle edizioni precedenti significa riconnettersi a una storia personale di decine centinaia migliaia di concerti in situazioni irreplicabili ad altre latitudini, dove la componente umana è strettamente connessa a uno o più strumenti. In questo il tempo diventa una costante del tutto priva di significato: oggi come ieri lo spirito continua. Una certezza di quelle che rendono sensato ogni chilometro percorso, ogni ricordo un porto sicuro a cui tornare.

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BEACHES BREW (MARINA DI RAVENNA, DAL 4 AL 7 GIUGNO)

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Non bastava essere il festival in spiaggia “che ci invidiano anche in California”. Non bastava essere gratis. Non bastava essere riusciti a portare nella provincia “virtuosa” di Ravenna un pubblico giovane e internazionale. Non bastava neanche essere ospitato dallo stabilimento balneare preferito da John Dwyer e Ripley Johnson. Dopo sei gloriose edizioni, il Beaches Brew alza la posta e scompiglia le carte con una line up che però non è più il tripudio garage psichedelico per cui lo abbiamo adorato finora, stavolta estendendo lo sguardo verso le contaminazioni, l’elettronica e una contemporaneità che si spinge oltre i confini del – sempre caro, beninteso – indie rock. E così quest’anno all’Hana-Bi ritroveremo il “solito” festival immerso in una dimensione rilassata, accogliente, positiva e cosmopolita, dove i musicisti si mescolano al pubblico, la security è attenta ma non intrusiva ed è possibile scegliere l’approccio “stage diving” o quello birretta sulla sdraio (oppure un saggio mix di entrambi), ma verremo piacevolmente sorpresi da un cartellone diverso dal solito. E per questo forse ancora più esaltante degli scorsi anni. Ci saranno il groove irresistibile e le planate intercontinentali dei texani Khruangbin e il jazz cosmico dei Comet Is Coming, l’elettronica intensa, celebrale e nerissima di Jlin e un culto dell’ethio jazz come Hailu Mergia, ci saranno il punk indomito e politico dei Downtown Boys, le composizioni avant di Nadah El Shazly e Sudan Archives e l’elettronica free e ipnotica Machweo; ma ci sarà anche l’indie rock, quello che vira verso l’elettronica e i ritmi con Tune-Yards e i Liima, e quello più spigoloso e ossessivo di Omni e Havah. Ci saranno tante facce mai viste ma pure tante facce amiche, quelle per cui il Beaches Brew è diventato una fidata consuetudine ogni volta sempre un po’ fuori dalla norma.

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MORE FESTIVAL (VENEZIA, DAL 7 AL 10 GIUGNO)

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Sei sulla barca, vento tra i capelli, mancano pochi metri per raggiungere la terraferma e i beat che rimbombano sulla Laguna. Ricordo con trepidazione quel venerdì sera di un anno fa approdando sull’Isola di San Servolo, dove anche quest’anno avrà luogo una delle serate del More Festival. Alla sua sesta edizione, il More si riconferma una sicurezza per ballare elettronica in una location mozzafiato. Dopo l’apertura al giovedì in una location segreta con Lewis OfMan, venerdì sera L’Impératrice, Arp Frique, Sven Weisemann, Clif Jack e il Dekmantel Soundsystem animeranno le mura e il giardino dell’ex-convento risalente al XIX secolo. Il sabato e la domenica ci si sposta alla Chiesetta della Misericordia e nei giardini di Palazzo Ca Zenobio, e ad accompagnarci nella notte ci penseranno Macadam Crocodile, Cosmo Gonik, Marcel Vogel & DJ Rahaan e DJ Spiller. Sarà inevitabile sdraiarsi sull’erba e contemplare il cielo, ondeggiando con la testa dopo quasi 29 ore no-stop di musica.

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HANDMADE FESTIVAL (GUASTALLA, 9 & 10 GIUGNO)

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C’è vita nella Bassa! E luci! E urla! E musica! O almeno una volta l’anno. Dopo l’antipasto del 9 giugno con Yombe, Delmoro e Biga, il 10 giugno sarà, infatti, tempo per l’undicesima edizione di Handmade Festival, appuntamento capace di polarizzare l’attenzione di una scena su Guastalla, paesino del reggiano non lontano da quelle radure bucoliche a ridosso del Po che furono teatro delle vicende di Peppone e Don Camillo. Passano gli anni e la formula del festival è sempre quella: cibo buono, birrette e prodotti tipici a prezzi popolari, una frotta di stand di micro-editoria ed autoproduzioni da spulciare per tutto il pomeriggio, oltre dieci ore di musica dal vivo su tre palchi. E poi è tutto gratis, o meglio, il modo di contribuire alle tasche del festival – e non solo – ci sarebbe (ad esempio potrete acquistare e riutilizzare i bellissimi bicchieri del festival), ma è tutto, come si dice nei giri fortunati, “up to you”. Per quanto riguarda il piatto forte di tutta la faccenda qualche novità ci sarebbe già. Per la prima volta forse, o almeno negli anni recenti, la proposta artistica dell’evento si apre all’elettronica da club: non può sfuggire, tra gli ospiti annunciati, il nome di Eric Copeland, ex Black Dice, autore di diversi dischi spiazzanti su DFA e LIES Records, sperimentali se volete, o comunque piuttosto distanti dalle robe dozzinali che affollano i nostri wall social al giorno d’oggi. Insieme a lui sono confermate le esibizioni di DJ Gruff, uno dei grandi vecchi dell’hip hop italiano, sempre in formissima; il mitologico Daniel Higgs, artista visivo, poeta, musicista e visionario, originario del Maryland e il noise visionario dei giapponesi Goat; e poi le chitarrine acide dei losangelini Frankie & the Witch Fingers, quelle graffianti dei garage rocker parigini J.C. Satan, i bolognesi slacker Big Cream e tanti altri ancora, tra cui Go Dugong, Bee Bee Sea e Tiger! Shit! Tiger! Tiger!. BarbaZero consiglia di iniziare a ingraziarvi gli amici motorizzati o quantomeno di attrezzarvi con BlaBlaCar. Fatevi sotto, piccoli bolscevichi!

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NEVALON (MONTALCINO, 9 & 10 GIUGNO)

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La location ha pochi rivali, in Italia e all’estero: la Fortezza medievale – a pianta pentagonale, da qui il logo del festival – e il Chiostro di Montalcino. Siamo in Toscana, sulle colline, ma i fili di questo festival dedicato all’elettronica partono da Roma, dal mondo Anarchy In The Club per la precisione. Sulla bellezza di Montalcino e dei suoi prodotti enogastronomici da esplorare nelle ore precedenti alle esibizioni possiamo aggiungere poco. C’è da dire, invece, sulla line up, che quest’anno è ben bilanciata, sia tra novità e mostri sacri, che tra performance d’ascolto e più ballabili, e annovera Ben Klock, Substance aka DJ Pete, Moritz von Oswald (live), Lf58 feat. Neel and Filippo Scorcucchi (live) sabato 9; Juan Atkins, Rawmance, The Mystic Jungle Tribe (live), Massimo Amato (live) domenica 10. Novità di quest’anno: la possibilità di alloggiare in un particolarissimo pop up hotel in una pineta a tre minuti dal borgo. Per una fine settimana il mare potete anche saltarlo, lui saprà capirvi.

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MODULO FEST (CERVIA, DAL 15 AL 17 GIUGNO)

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Probabilmente in molti vi hanno raccontato di quel posto incredibile che si trova a pochi passi da Milano Marittima, perso nella fitta vegetazione che costeggia la strada per il mare, dentro la cui cupola circondata da laghetti si cela anche una bellissima opera di Blu. Il Woodpecker visto dall’alto sembra quasi una roba paranormale ispirata ai cerchi nel grano degli alieni e invece è la creazione dell’architetto faentino Filippo Monti che lì progettò una discoteca avveneristica negli anni 60. Un reperto che proprio quest’anno è stato assegnato in concessione alla “Balsera costruzioni” che ne farà “un luogo di socialità aperta e inclusiva in un contesto altamente suggestivo, in cui si alternano, arte e artigianato – si legge nella proposta della ditta – espressione musicale e spettacolo; natura e cultura; divertimento e proposte commerciali”. Praticamente tutto e niente. Ad ogni modo la “rigenerazione” vera l’aveva già fatta l’associazione MAGMA che da quattro anni porta lì parte del programma del Modulo Fest, nato proprio con lo scopo di rivalorizzare alcuni luoghi dimenticati attraverso la musica sperimentale. Così è stato anche per il Centro Climatico Marino, una delle colonie più antiche di Milano Marittima, o il Magazzino Darsena di Cervia, fantastico esempio di archeologia industriale un tempo utilizzato per lo stivaggio del sale prodotto nelle saline (quindi in parte ricoperto d’acqua), coinvolto anch’esso in un processo di rigenerazione che lo trasformerà nell’ennesimo centro polifunzionale – ma chiamatelo pure “commerciale” – tra food, Spa diffusa, musica e moda. Insomma: la cultura mostra possibilità, la realpolitik le recepisce e le snatura. E dove in questi anni sono passati Roly Porter, Peder Mannerfelt, Croatian Amor, Palmistry, M.E.S.H, Biosphere, Samuel Kerridge, Aisha Devi, Seiji Morimoto, Seymour Wright, Caterina Barbieri, Furtherset, Nicola Ratti e tantissimi altri, domani ci saranno perlopiù turisti annoiati in cerca di svago. L’edizione del 2018 di Modulo Fest sarà quindi l’ultima occasione per vivere quegli spazi (Woodpecker e Magazzino Darsena) come avremmo voluto che diventassero (o restassero), e per questo, come quando si lascia una casa prima di un trasloco, bisognerà fare un po’ di casino. Gli ospiti confermati al momento sono: Kangding Ray, Robert Lippok, Jasss, Sissel Wincent, Holy Similaun, Laura BCR, Weightausend + Krolik. A loro il compito di mostrarci dove va la musica, a noi seguire quelle strade che portano altrove, lontano da qui.

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BLOOMING (PERGOLA, 22 & 23 GIUGNO)

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Sicuramente il Blooming è un’ottima scusa per un week end fuori porta, quando in città la temperatura dell’asfalto è quella di un forno per l’acciaio: Marche, collina, a pochi chilometri dal mare. Oltretutto, Pergola, il paese che ospita il festival, è una di quelle piccole perle di provincia che fanno continuare a innamorarsi di questa nazione tormentata. Ci spingiamo un po’ più in là però, e diciamo che non ci stupiremmo se tra qualche anno il Blooming diventasse una sorta di stati generali dell’Italia in audio/video. La direzione artistica è nelle mani dei Quiet Ensemble e quest’anno performance, installazioni, live e opere saranno firmate da: StudioAIRA!, fuse*, Daniele Spanò, Ultravioletto, Polisonum, Unexpected Orchestra, Martina Zena, Diego Labonia e Simone Palma, Antica Proietteria, Arssalendo, Agostino Maria Ticino, Marco Cinque. Arti nuove e antiche, spazi sacri, spazi nascosti, spazi sotterranei.

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SATURNALIA (MILANO, 23 & 24 GIUGNO)

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Finchè si guarda all’orizzonte più o meno istituzionalizzato ed emerso, a Milano non è raro vedere festival che potremmo definire “a microonde”: nuovi formati che riscaldano a più riprese gli stessi nomi che avanzano da tempo. L’estetica è sempre accattivante, il sapore sempre più sciapo. Eppure fuori dal locale cucina, qualche piano più in basso, si è tornati a mangiare di gusto, ed è qui la buona notizia. Senza piatti extralarge e chef stellati, ma con la gioiosa puntualità di un panino al salame nel momento del languore, che si arricchisce di condimenti anno dopo anno. Nel 2018 l’ingrediente chiave sembra essere il tempo. Non è una prerogativa locale, l’estensione temporale sta diventando un elemento cruciale nei festival di tutta Europa, e dalla sospensione indefinita del Long Now berlinese alla corsa multilivello di Saturnalia, il passo è breve. Per la sua quinta edizione il festival all-star di Macao (proprio come Zuma pochi giorni prima) ha allestito una clamorosa non-stop di 30 ore, con tutto il tempo per alternare respiro dilatato ed affanno. In cotanta abbuffata, il programma non può che essere strabordante, come quando si riempie il panino di salse e poi cominciano a colare di quà e di là, che nemmeno il mangiatore più veloce del west riuscirebbe a evitarsi almeno una chiazza sui jeans. Una pletora di palchi, dentro e fuori, sopra e sotto (sì, pure sotto al pavimento di Macao questa volta), 25 live, più che triplicati dai dj set… Una lista di nomi che riempirebbe una pagina già solo a snocciolarli. Tra loro volti abituali, alcuni attesi, qualcuno imperdibile. Come l’incontro tra l’elettronica minimale di Thomas Brinkmann, l’arcobaleno percussivo di Sejiro Murayama, la techno della viennese Electric Indigo – impegnata su temi femministi all’interno del panorama clubbing e ospite di Saturnalia anche con un talk del suo progetto Female Pressure -, e l’ambient androide di Helm. E poi i tropici di Nicolas Gaunin, i synth di MSHR e di Mark Van Hoen (che si presenta come Locust ma non sono i Locust) e la poesia sonora di Giorgio Dursi. Nel mezzo un po’ di tempo per rilassarsi e un po’ per dedicarsi al beneamato caos, in cui spicca la tribù oscura di BNNT, il duo polacco autore di uno dei dischi più fulminanti dell’ultimo anno. Il segreto di uno buon panino d’altronde è la capacità di coniugare ingredienti diversi. Ci vuole del tempo, e Saturnalia ne ha.

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FESTIVAL BEAT (SALSOMAGGIORE TERME, DAL 27 GIUGNO ALL’1 LUGLIO)

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Se per un festival arrivare alla 26esima edizione è già un primato (almeno in Italia), farlo celebrando la passione per una sottocultura è qualcosa di più unico che raro. Dal 1993 il Festival Beat è un’ode ai Sixties, alla varietà dei suoni che hanno attraversato quel decennio caleidoscopico – garage, psichedelia, soul, r&b e, beh, rock’n’roll – ma anche al suo immaginario. E quindi non solo musica da ballare e ascoltare, ma anche moda e arti visive. Un’attitudine fieramente underground – nella scelta delle band ospitate, ma pure nell’organizzazione dell’evento – che in venticinque edizioni ha unito generazioni diverse e portato a Salsomaggiore Terme un turismo (dall’Italia ma pure dall’estero) legato a un certo tipo di divertimento, che in fondo trascende tanto le mode quanto la nostalgia. Dopo aver ospitato, negli anni, Radio Birdman e Barracudas, Bellrays e Sonics, Mummies e Gories, il Festival Beat torna dopo i fasti delle nozze d’argento con un’altra line up di peso: direttamente dalla mitica compila Nuggets, un pezzo di storia del garage psichedelico come The Chocolate Watchband, a cui si aggiungono le distorsioni acide dei Thee Hypnotics, il rock’n’roll esplosivo di King Khan And The Shrines e quello tra blues e punk dei mitici The Scientists, fino a rocker contemporanei come Ron Gallo. Tra dj set tutti da ballare, feste in piscina ed expo vintage, non manca anche quest’anno un occhio all’Italia underground, con (tra gli altri) Bee Bee Sea, Lame e The Devils. Quest’anno, come ogni anno: lunga vita al Festival Beat!

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INDIEROCKET FESTIVAL (PESCARA, DAL 29 GIUGNO ALL’1 LUGLIO)

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“Corsi e ricorsi di musiche altre”. Nel 2004 IndieRocket esordiva con questo pay off e – dopo quindici anni, parecchi alti e qualche basso – possiamo ben dire che il festival ha mantenuto fede alla sua missione. Un obiettivo non proprio scontato, quello di portare con costanza musiche “laterali” in un territorio non esattamente sulle rotte “che contano” (quelle internazionali o quelle di città come Milano e Roma), mantendendo viva una realtà di provincia come Pescara. IndieRocket compie quindici anni e festeggia con un’edizione che ancora una volta spinge il suo pubblico a curiosare nei territori dell’avanguardia, delle musiche dal mondo, dell’elettronica ballabile ma anche di ricerca – lo stesso artwork, coloratissimo e con un meltin pot di suggestioni, parla da sé. I cinque Continenti, del resto, un po’ come i “generi musicali”, ci sono tutti: dall’elettronica intelligente degli inglesi Rival Consoles ai ritmi pulsanti dei congolesi KOKOKO!, dall’indie rock dei We Are Scientists alle stramberie synth kraut dei nipponici Re-TROS, passando per l’etno rock sull’asse USA/Australia dei Dirtmusic e il rock’n’roll furente dei Bellrays o quello blues-oriented di Ron Gallo. E poi il trio afro dub Benin City, la west african bass del duo berlinese Africaine 808, i viaggi tra i ritmi del Continente Nero del “nostro” Dj Khalab, la psichedelia a tinte mediorientali dei Phoenician Drive e il producer ghanese Dj Katapila. Tre giorni per fare pace con il tedio della provincia e l’uso improprio della parola “indipendente” applicato alla musica.

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TERRAFORMA (MILANO, DAL 29 GIUGNO ALL’1 LUGLIO)

TERRAFORMA

Siamo stati a tutte le edizioni di Terraforma, sin dalla prima. Un appuntamento che nel corso degli anni è diventato un’eccellenza ma senza finire con l’essere troppo di nicchia: per la proposta musicale, ma soprattutto perché è un festival con un’anima precisa, unico nel suo genere. Si svolge all’interno del bosco di Villa Arconati e sembra davvero di non essere a pochi passi da Milano, ma in un luogo fuori dal tempo e fuori dal mondo: il pubblico è attento e rispettoso, molte le presenze internazionali e in generale si respira sempre un’aria di tranquillità assoluta. Tre giorni all’insegna dello star bene soprattutto se, come noi, non siete fan dei festival troppo affollati, dei carrozzoni, di quelli con mille nomi sovrapposti… Terraforma è un festival a misura d’uomo, immerso nella natura. I momenti indimenticabili vissuti nelle quattro edizioni precedenti sono tanti: per esempio quello che resta uno dei migliori dj set mai visti (Rabih Beaini tra techno e free jazz), Paquita Gordon che spinge black music la domenica pomeriggio, un finale a opera dei CB21 mentre tramonta il sole, i Senyawa e la loro musica primordiale e potentissima, un Donato Dozzy sugli scudi, un Charlemagne Palestine che suona il piano in mezzo a un prato, Lee Gamble che spinge, spinge e spinge, uno dei migliori concerti dei Primitive Art, Suzanne Ciani che fa vedere a tutti come si fa, Gas che travolge il pubblico sdraiato sul prato con visual di alberi proiettati sugli alberi… E quest’anno? Tra i tanti, ci saranno Plaid, Lanark Artefax, Byetone, Konrad Sprenger, la leggenda Jeff Mills… Oltre ai “resident”, sempre graditi, Paquita, Rabih e Donato, ogni volta in una posizione diversa e con un set completamente diverso. Siamo stati a tutte le edizioni del Terraforma, sin dalla prima, e non c’è davvero un singolo motivo per cui non dovremmo andare alla quinta.

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ASTRO FESTIVAL (MILANO, 30 GIUGNO)

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Ammettiamolo, Astro è un festival ma l’attesa è (quasi) tutta per Jon Hopkins. Fresco di release — Singularity su Domino Records, quinto album in carriera – il producer londinese ha appena intrapreso un tour estivo che gli farà guadagnare un bel gruzzolo di air miles. Tra le uscite più attese del 2018,Singularity ha confermato la vena poetica, quasi Vangelis-esca di Jon, aggiungendo qualche sortita più calcata in territorio dancefloor. Mentre i fan stanno ancora digerendo le n(u)ove tracce, la critica musicale si è proclamata soddisfatta; per qualche ragione però è mancata quella sublimazione seguita alla release di Immunity, nel 2013. Un amico mi diceva l’altro giorno “Bello per carità, ma i nuovi pezzi sembrano b-side di Immunity”. In effetti l’album del 2013 è sicuramente un lavoro più omogeneo – ma comunque a fare i paragoni con ciò che è stato si rimane indietro. Perdonate la digressione. Oltre al live di Jon, si rivede in consolle dalle nostre parti il prode Boys Noize, fresco di collaborazione in corso con Lady Gaga, ci sarà grande fermento per Âme, tornati live in duo, che speriamo diano quel tocco dancefloor al nuovo album Dream House, da cui ci aspettavamo di più. Da non perdere anche il cross-over di generi di stampo UK, in grado di toccare anche lati pop, previsto dal live di George FitzGerald, anche lui con il nuovo disco All That Must Be e tenete d’occhio gli italiani Indian Wells e Herva, i primi con il loro funk etereo e il secondo valido dj e producer in grado di servire una techno scomposta. Infine a completare l'”orbita semantica” musicale due estremi: l’ambient di Gigi Masin, nome di culto che da metà anni 80 sperimenta con ambientazioni e paesaggi sonori, e l’electro integralista e futurista dei fratelli D’Arcangelo, che già negli anni 90 erano sotto contratto per la Rephlex di Aphex Twin. Line up mica da poco, per una lunga notte sotto le stelle.

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HANNO CONTRIBUITO AI TESTI: MATTEO CORTESI, NICOLA GERUNDINO, FILIP J CAUZ, SALVATORE PAPA, RAFFAELE PARIA, KRISTINA PERMIKOVA, ANTONIO POLIMENI, FEDERICO SARDO