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La Scuola Inutile apre le porte all’ADI Design Museum

Un progetto che vive di processo

Scritto da Annika Pettini il 12 settembre 2026

Disegni di Mario Trimarchi

Ogni volta che la parola “poesia” vibra all’interno di qualche progetto, mi sento pervasa di speranza e gioia. Perché è una delle forme di energia e creatività più sincere che abbiamo a disposizione in questo nostro presente. E la poesia pervade la Scuola Inutile, il progetto che prende il via lunedì 14 settembre fino al 17 settembre all’ADI Design Museum, ideato e progettato da Stefano Mirti e Mario Trimarchi. E con loro ne abbiamo parlato.
«La poesia è una specie di lente, credo che attraverso di essa si possa intraleggere in qualche modo la realtà, portandoci su una dimensione leggermente più vicina alla meraviglia». È così che Mario Trimarchi inizia a raccontarci del progetto: «Quante volte incontri nella stessa frase la parola design e la parola poesia, la parola design e la parola meraviglia o se vuoi la parola scuola e la parola inutile?».

La scuola come godimento del momento. Avere idee diverse e di non potere arrivare a una conclusione. Ma solo restare nel dibattito.

Dal rigore meraviglioso della poesia si struttura la Scuola Inutile, quattro giorni di incontri e lezioni che riportano lo scambio e il confronto al centro dei processi di apprendimento, senza il carico degli obiettivi da raggiungere e i traguardi da tagliare per primi, ma andando a creare l’ascolto e lo stupore come mezzo di crescita senza finalità. Ecco il potere dell’inutile. «Perché la scuola è l’unica istituzione che ha alla base una promessa. La scuola ti serve a qualcosa. Quindi mettere “inutile” a fianco a “scuola” è la provocazione più immediata. Sono due parole che che si annullano» ci dice Stefano Mirti, con il contrappunto di Mario Trimarchi: «Abbiamo inteso la scuola come godimento del momento, della piazza, dell’agorà, dello stare insieme, di avere delle idee diverse e di non potere arrivare a una conclusione. Ma solo restare nel dibattito».

L’aspetto più sorprendente di queste riflessioni si è manifestato nel momento in cui sono subentrati gli sponsor e le persone invitate a tenere i corsi. Infatti nessuno si è stupito o ha rifiutato, c’è stato come un sospiro di sollievo collettivo, come se tuttə stessero aspettando di essere chiamatə a far parte della Scuola Inutile perché erano pronte. «È un po’ come se fosse una cosa che era già lì e noi semplicemente l’abbiamo illuminata, le abbiamo dato forma», sottolinea Stefano. «Tutti hanno aderito e anche con un certo grado di entusiasmo e senza dubbi. È un tema che si affronta con grande generosità quello dell’inutile, forse perché c’è il sentore che possa in qualche modo migliorarci, portarci dei lati positivi, farci riflettere. Quindi siamo tutti pronti a dare», continua Mario, seguito da un’ultima riflessione divertente ma sincera di Stefano: «E forse, se possiamo dire una preoccupazione, una cosa di cui sono curioso, è che se una provocazione non fa arrabbiare nessuno, c’è un inghippo, no?».

In questa avventura che ci accingiamo a scoprire, ci sono ancora due punti che vorrei raccontare: il primo è una mia considerazione, ovvero la grande qualità dell’offerta che la scuola ha. La rosa di corsi e relativi professionisti di riferimento riesce a dare uno spaccato molto attuale del panorama del design in tutte le sue derive, delle arti, la fotografia e la letteratura. A partire dai suoi fondatori, Stefano Mirti e Mario Trimarchi, fino a Emanuele Coccia che porterà il suo punto di vista in una masterclass, passando per Andrea Cancellato, Michele De Lucchi, Elena Salmistraro, Livia Satriano, Ricciarda Belgiojoso e tantə tantə altrə (potete scoprire il programma completo qui).

La seconda cosa è la conclusione, la visione di futuro che si proietta sull’oggi: come ci fa notare Stefano «a oggi tutta l’energia è stata investita per far funzionare questa cosa e, in grande sincerità, non c’è stato un momento, una riunione, in cui ci siamo chiesti: allora adesso cosa facciamo? Ovviamente se l’anno prossimo riusciremo, come posso immaginare, ad avere una seconda edizione, sempre a Milano o in altro luogo, sarebbe stupendo, però io sarei più favorevole a un sistema che si diffonde e che diventa capillare. Mi piacerebbe che in questi giorni si definisse una sorta di manifesto, un protocollo con un set di punti che ognuno può implementare e che permettano alla Scuola Inutile di muoversi dove c’è bisogno».
«È un plan senza business plan», sorride Mario.

«Lunedì mattina schiacceremo play e poi stiamo a vedere cosa succede». E noi con loro.