Ogni volta che la parola “poesia” vibra all’interno di qualche progetto, mi sento pervasa di speranza e gioia. Perché è una delle forme di energia e creatività più sincere che abbiamo a disposizione in questo nostro presente. E la poesia pervade la Scuola Inutile, il progetto che prende il via lunedì 14 settembre fino al 17 settembre all’ADI Design Museum, ideato e progettato da Stefano Mirti e Mario Trimarchi. E con loro ne abbiamo parlato.
«La poesia è una specie di lente, credo che attraverso di essa si possa intraleggere in qualche modo la realtà, portandoci su una dimensione leggermente più vicina alla meraviglia». È così che Mario Trimarchi inizia a raccontarci del progetto: «Quante volte incontri nella stessa frase la parola design e la parola poesia, la parola design e la parola meraviglia o se vuoi la parola scuola e la parola inutile?».
La scuola come godimento del momento. Avere idee diverse e di non potere arrivare a una conclusione. Ma solo restare nel dibattito.
Dal rigore meraviglioso della poesia si struttura la Scuola Inutile, quattro giorni di incontri e lezioni che riportano lo scambio e il confronto al centro dei processi di apprendimento, senza il carico degli obiettivi da raggiungere e i traguardi da tagliare per primi, ma andando a creare l’ascolto e lo stupore come mezzo di crescita senza finalità. Ecco il potere dell’inutile. «Perché la scuola è l’unica istituzione che ha alla base una promessa. La scuola ti serve a qualcosa. Quindi mettere “inutile” a fianco a “scuola” è la provocazione più immediata. Sono due parole che che si annullano» ci dice Stefano Mirti, con il contrappunto di Mario Trimarchi: «Abbiamo inteso la scuola come godimento del momento, della piazza, dell’agorà, dello stare insieme, di avere delle idee diverse e di non potere arrivare a una conclusione. Ma solo restare nel dibattito».
L’aspetto più sorprendente di queste riflessioni si è manifestato nel momento in cui sono subentrati gli sponsor e le persone invitate a tenere i corsi. Infatti nessuno si è stupito o ha rifiutato, c’è stato come un sospiro di sollievo collettivo, come se tuttə stessero aspettando di essere chiamatə a far parte della Scuola Inutile perché erano pronte. «È un po’ come se fosse una cosa che era già lì e noi semplicemente l’abbiamo illuminata, le abbiamo dato forma», sottolinea Stefano. «Tutti hanno aderito e anche con un certo grado di entusiasmo e senza dubbi. È un tema che si affronta con grande generosità quello dell’inutile, forse perché c’è il sentore che possa in qualche modo migliorarci, portarci dei lati positivi, farci riflettere. Quindi siamo tutti pronti a dare», continua Mario, seguito da un’ultima riflessione divertente ma sincera di Stefano: «E forse, se possiamo dire una preoccupazione, una cosa di cui sono curioso, è che se una provocazione non fa arrabbiare nessuno, c’è un inghippo, no?».
In questa avventura che ci accingiamo a scoprire, ci sono ancora due punti che vorrei raccontare: il primo è una mia considerazione, ovvero la grande qualità dell’offerta che la scuola ha. La rosa di corsi e relativi professionisti di riferimento riesce a dare uno spaccato molto attuale del panorama del design in tutte le sue derive, delle arti, la fotografia e la letteratura. A partire dai suoi fondatori, Stefano Mirti e Mario Trimarchi, fino a Emanuele Coccia che porterà il suo punto di vista in una masterclass, passando per Andrea Cancellato, Michele De Lucchi, Elena Salmistraro, Livia Satriano, Ricciarda Belgiojoso e tantə tantə altrə (potete scoprire il programma completo qui).
La seconda cosa è la conclusione, la visione di futuro che si proietta sull’oggi: come ci fa notare Stefano «a oggi tutta l’energia è stata investita per far funzionare questa cosa e, in grande sincerità, non c’è stato un momento, una riunione, in cui ci siamo chiesti: allora adesso cosa facciamo? Ovviamente se l’anno prossimo riusciremo, come posso immaginare, ad avere una seconda edizione, sempre a Milano o in altro luogo, sarebbe stupendo, però io sarei più favorevole a un sistema che si diffonde e che diventa capillare. Mi piacerebbe che in questi giorni si definisse una sorta di manifesto, un protocollo con un set di punti che ognuno può implementare e che permettano alla Scuola Inutile di muoversi dove c’è bisogno».
«È un plan senza business plan», sorride Mario.
«Lunedì mattina schiacceremo play e poi stiamo a vedere cosa succede». E noi con loro.





