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L’arte di fluire di Performatorio

Appunti e aggiornamenti sul centro di ricerca e linguaggi performativi di Bergamo

Scritto da Annika Pettini il 8 ottobre 2026

Kobramulata + Mistura Queer 28.03.2026 © Aurora Dormiente

Poco più di un anno fa ci siamo lasciatə così: «All’inizio, e per tanto tempo, è sempre questione di resistere: alle difficoltà e alle fragilità. Ma sotto di loro, sotto Performatorio, scorre l’energia dell’acqua, sono strutturalmente portati a fluire». Un pensiero che si apriva al fare, sul susseguirsi di energie e visioni che poi hanno popolato mesi interi e hanno portato Performatorio qui, con un carico di novità.
Una delle loro qualità più grandi, figlia forse di quest’acqua che gli scorre sotto, è la capacità di non irrigidirsi e di accogliere i cambiamenti e le persone che li portano. Prima chicca importante: nel team di Performatorio, con Laura Nozza e Stefano Scandella, è arrivata Barbara Boiocchi, già attiva nel contesto dei festival culturali della città, che ha portato nuova energia nel progetto.

«Moltə artistə cercano un posto dove sperimentare».

Per Performatorio un tema sempre più importante è quello dell’apertura. Il calendario, ormai da tre anni, ha una sua continuità, ma sicuramente nell’ultimo anno è sbocciata una visione sempre più aperta e relazionale. Performatorio consolida nuove collaborazioni, come quella con la GAMeC che ha inaugurato la stagione, e con PxP, il nuovo progetto nato dall’incontro tra Performatorio e PimOff che, attraverso micro-residenze, mette in relazione artisti provenienti da discipline diverse per accompagnarli nella creazione di nuovi lavori – come nel caso di Cristian Cucco e Jacopo Biffi, in scena il 17 ottobre a Bergamo e il 18 ottobre a Milano. Il focus poi torna sempre su di loro, sullə artistə, che percepiscono il progetto come un luogo in cui sperimentare senza l’urgenza di arrivare a un lavoro compiuto: un contesto in cui un work in progress, un affondo di ricerca o una forma ogni volta diversa, possono incontrare il pubblico e capire cosa succede in quello spazio di relazione.


Si apre alla città e alla collettività allargando ulteriormente la rete, con progetti pensati per il quartiere e per le persone che abitano intorno a Performatorio, affidati all’artista e ricercatrice Eleonora Quadri, in programma in primavera. E infine accoglie un passaggio generazionale attraverso due progetti distinti: uno, Miranda, dedicato allə artistə emergenti della performing art, in collaborazione con la Fondazione Teatro Donizetti come progetto satellite del programma di Performatorio, e uno rivolto invece alla scena sonora della città, affidato al giovane artista multidisciplinare Lorenzo Benzoni. Una direzione che racconta anche uno spostamento della ricerca: sempre più verso l’intersezione tra pratiche performative e pedagogia, e quindi verso la possibilità che la performance non siano soltanto strumento per produrre opere, ma dispositivo capace di attivare relazioni – tra performer e pubblico, tra persone, dentro e fuori lo spazio scenico.
«All’inizio Performatorio è nato per colmare un vuoto, ovvero una casa per le arti performative a Bergamo, che noi abbiamo costruito. Adesso ci siamo accorti che molti artisti e artiste cercano un posto dove sperimentare senza le aspettative dei festival o dei teatri, hanno bisogno di lavorare e mostrare il processo creativo. Senza forzare la chiusura del lavoro ma aprendosi al pubblico così, “in progress”, e vedere cosa succede. In più ci siamo resi conto che adorano farlo in un luogo che non è un foglio bianco ma che, come Performatorio, ha già un suo carattere e delle specificità. Così la sfida si fa ancora più interessante e bisogna rischiare un po’».

In questo presente accogliente che hanno creato, ci aspetta una programmazione che non si risparmia da un punto di vista di urgenze tematiche (basta pensare alla data appena passata con Alessandra Ferrini e la sua “sceneggiatura espansa” Gaddafi in Rome: The Expanded Script) e anche presenza scenica e visiva. Un grande esempio della volontà di fare rete e di creare rapporti reali è, come dicevamo, l’appuntamento del 17 ottobre che porta in scena To Be Feedback, un lavoro che nasce da un incontro: due artisti, Jacopo Biffi (musicista) e Cristian Cucco (danzatore), che non hanno mai lavorato insieme vengono messi in relazione da Performatorio e PimOff a partire da un terreno comune, il feedback sonoro, e dalla possibilità di lasciarlo accadere (a Milano arriva il 18 ottobre). Il 14 novembre sarà invece la volta di Aurelio Di Virgilio, protagonista di due lavori, LYNX LYNX e Scented Panther, quest’ultimo realizzato insieme a Elena Sgarbossa. Il 23 gennaio arriva infine Michela Depetris con In the Name of Darkness, Magic and Vulnerability, una pratica che coinvolgerà direttamente il pubblico e che vedrà in scena, insieme a lei, ancora Aurelio Di Virgilio.

E nei mesi successivi il connubio di queste energie continuerà a trovare casa e forma, quindi vi terremo sempre aggiornatə «Abbiamo messo il seme di una pianta diversa che sta dando dei frutti, Sta creando qualcosa, sta portando un sacco di energia nuova e sta attivando quelle che erano già lì, e che magari avevano bisogno di sostegno».