Milano al cinema è curata da 77 magazine: sistema aperto di collettività non performativa che esplora l’audiovisivo attraverso contenuti editoriali e momenti d’incontro.
Una guida a uso e consumo di chi nel cinema non ha mai smesso di crederci, ma anche, e soprattutto, di chi lo aveva mollato e ora si deve (e vuole) ricredere. Una manciata di titoli proposti all’interno di rassegne, cineforum, curatele ed eventi speciali che diffondono a Milano la nuova linfa della settima arte. Ma non solo: a ogni uscita ci prenderemo cinque minuti per approfondire una delle realtà speciali di Milano che si prendono la briga di portare avanti questo moto culturale legato al cinema, fatto di passione, lotta e resistenza. Questo mese è il turno di Catafic, ovvero creare una nicchia attorno al cinema del continente asiatico.
LA RASSEGNA DI CATAFIC
DA NON PERDERE A MILANO
Un attrezzo agricolo fatto in casa per raccogliere i fichi più alti senza farli cadere: in dialetto lombardo il “catafic” è questo, un’asta con una bottiglia tagliata in cima. A Milano, CATAFIC è un collettivo under 35 che fa la stessa cosa, ma con le immagini. Nato nel solco delle pratiche audiovisive dal basso valorizzate da progetti come 100 idee, tra Far East Film Festival di Udine, canali Telegram di nicchia e critica cinematografica radicale, valorizza quel cinema del continente asiatico a cui le sale più mainstream non danno spazio, per costruire visioni condivise tra spazi urbani e comunità, radicandosi sul territorio attraverso una fruizione attenta, politica e consapevole. La loro base operativa è il Nuovo Armenia di Milano, con cui condividono la necessità di decolonizzare lo sguardo e smantellare la prospettiva eurocentrica.
A settembre la curatela esplora una monografia in tre atti sulla documentarista iraniana Firouzeh Khosrovani. Un cinema di analisi puntuale, che seziona le fratture della società della sua patria con rigore analitico e distanza critica: dopo il primo incontro con la regista in collegamento da Teheran, la rassegna prosegue i successivi mercoledì di settembre con le proiezioni dei suoi lavori d’esordio, Rough Cut e Fest of Duty. Rough Cut, in particolare, parte da un dettaglio surreale e violento – i manichini delle vetrine mutilati o modificati dal regime dopo il 1979 perché considerati provocanti – per mostrare come la propaganda di potere si serva sistematicamente delle imposizione sui corpi e sui vestiti delle donne come strumento di controllo.
Un’idea di cinema intesa come spazio di confronto e un pubblico consapevole.
Il percorso di settembre si stratifica poi tra le diverse anime della programmazione: dal focus sul cinema taiwanese con le storie di famiglie non convenzionali di Left Handed Girl e Daughter’s Daughter, alle tensioni e ai film di resistenza dell’Iran contemporaneo (Il seme del fico sacro, Un semplice incidente, Divine Comedy), fino alle tappe in India con All We Imagine as Light e in Corea del Sud con No Other Choice. CATAFIC dimostra che per realizzare una curatela cinematografica indipendente a Milano è fondamentale costruire un’idea di cinema intesa come spazio di confronto e un pubblico consapevole, mettendo insieme ricerca grafica, cura dei testi e proiezioni rigorosamente in lingua originale sottotitolati per garantire uno scambio più autenticità e immediato.
DA NON PERDERE A MILANO – SETTEMBRE 2026
Couture
Sheep in the box
Ketticè
Camp Miasma
Train to Busan
Tofu in Japan
SABA
OASIS: DON'T LOOK BACK IN ANGER
Un po’ di luce + talk Asgari
Ritorno a Buenos Aires
To a land unknown
Palestina 36
Moebius
Corpo e anima
Lo svitato - 100 anni di Dario Fo
Demetra in esilio + talk con Maria Giovanna Cicciari
Cao Fei: selezione di lavori
Do you love me
Sogni d'oro
Kalachakra, la ruota del tempo
The Doors - The final cut