Lo spettro di significato e immaginazione che si muove intorno alle derivazioni di demonico, non ha sempre avuto il significato che gli attribuiamo oggi. Ha radici antiche e affascinanti, per niente spaventose ma molto coraggiose. Il demone era un percorso di ricerca della conoscenza che si manifestava solo attraverso pratiche intense e costanti del corpo e della mente. Rifletto su questo pensando alla nuova edizione di Le Alleanze dei Corpi, che non si sottrae alle sfide e lancia la nuova stagione con il sottotitolo On Demonic Grounds.
Dal 17 al 27 settembre, con una preview il 12-13 settembre, torna Le Alleanze dei Corpi, il progetto curato da Maria Paola Zedda che dal 2018 attraversa Milano mettendo in relazione corpi, spazio pubblico, danza, performance e arti visive. L’VIII edizione si concentra sul tema dell’abitare e sulle forme instabili con cui la città cambia, si espande, confligge e si reinventa. Il cuore del programma è ancora una volta il quartiere di via Padova, in dialogo con centri e istituzioni culturali di altre zone della città.
Il sottotitolo, On Demonic Grounds, guarda alle geografie che sfuggono alle mappe ufficiali e ai sistemi con cui proviamo a leggere e misurare lo spazio urbano. A partire dal pensiero della geografia afrocanadese Katherine McKittrick e della teorica Sylvia Wynter, il progetto cerca nelle pieghe della città luoghi di riparo, percorsi sotterranei, vie di fuga e forme di resistenza alla violenza strutturale dell’abitare.
Qui la danza diventa uno strumento per leggere il territorio e immaginare come potrebbe essere. Il “demonico” è ciò che non torna nei calcoli: sistemi imprevedibili, spazi che aprono possibilità inattese, corpi che producono nuove mappe. Una pratica di movimento per provare a scrivere, insieme, futuri ancora non computabili.
Le Alleanze dei Corpi quest’anno si apre con una preview del festival, il 12 e il 13 settembre al Parco Trotter, con Sandi Hilal e DAAR – Decolonial Architecture Art Research, Leone d’Oro alla Biennale Architettura 2023. Ezwa e Madafeh, nome del progetto, mette al centro l’abitare senza possedere: due concetti arabi, tra appartenenza, cura e spazio comune, che attraversano arabo e italiano per immaginare altri modi di vivere insieme.
Il 17 settembre con Pilgrimage around Milan di Giorgos Efthimiou, installazione- performance da Careof sui vuoti urbani e ciò che resta dei margini, che chiude il 22 alla Fabbrica del Vapore con una retrospettiva dell’artista. Sempre il 17, Enzo Cosimi porta in scena Pasolini/Fuga verso l’inferno, con giovani performer under 25: è l’apertura di LA NUOVA GIOVINEZZA, percorso dedicato a adolescenti e preadolescenti che proseguirà fino al 2027.
Il 18 settembre il festival arriva all’ex piscina del Parco Trotter con FLLNGLS di Michael Incarbone, live set tra suono e corpo con Erica Bravini. Il 19 segue Fallen Angels <derive>, versione partecipativa con gli studenti dell’Istituto Comprensivo Francesco Cappelli, tra trap, sonorità urbane e corpi in caduta. Il 18 e 19, in piazzale Mosso, Elisabetta Consonni presenta (UN)REAL ESTATE AGENCY, falsa agenzia immobiliare che trasforma l’assurdità del mercato della casa in un’operazione artistica.
Il 19 settembre, ad Archive, Jumana Dabis presenta la videodanza Sarkha (Il Grido), con Q&A, preceduta dalla presentazione di Immaginari incarnati di Marco Bertozzi e Daniela Sacco. Al Trotter, il 19 e 20, s-collettiva porta la tenda Non un minuto di silenzio, riflessione sulla violenza di genere. Negli stessi giorni parte Edgelands, con Sarah Vanhee, che il 20 presenta il workshop pubblico tigers, spirits, stones. Sempre il 20, LIBERARE L’ABITARE riunisce Sarah Gainsforth, Bertram Niessen e Michele Lancione per un simposio sulla giustizia abitativa. Ad Archive va invece in scena Cruna di Muna Mussie, tra oblio, memoria, tessuto e ricamo.
Il 25 settembre Fattoria Vittadini ospita Alba di Giulia Cannas, lavoro sulle radici e sulla diaspora albanese. Il 26 e 27 il festival si fa queer, crip e notturno: Ritual IV di Stefania Alos Pedretti, STAR di Thomas Valerio, Con-tatto di Federica Dauri, Intercity Notte di Vincent Giampino, il laboratorio I’m no body! Who are you? di Dalila D’Amico e Giulia Traversi e la presentazione di Performance + Pedagogia.
Si chiude il 27 al Tropical con un closing party performativo e il talk di mezzanotte Dopo la festa. Sonno e narcodanza di Stefano Tomassini: perché anche la fine, forse, è solo un altro modo di continuare.
A chi accetta le sfide, ci vediamo sul suolo dei demoni.



