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Open House 2026: dentro gli spazi che raccontano la città che cambia

Torna l’evento iconico di Milano che apre eccezionalmente 80 luoghi per dare nuove prospettive alla città

Scritto da LR il 20 maggio 2026

STUDIO LOFT SOFIA ALBRIGO

Open House Milano inaugura il suo secondo decennio partendo dalla necessità di cambiare punto di vista, rallentare il passo e guardare la città dall’alto. Sabato 23 e domenica 24 maggio torna Open House Milano, il weekend di aperture straordinarie e visite guidate gratuite che ogni anno permette di entrare in luoghi normalmente inaccessibili, attraversando architetture, cortili, torri, spazi domestici e infrastrutture che raccontano la trasformazione urbana della città.
L’XI edizione segna anche l’inizio di una nuova fase per il progetto. Dopo dieci anni in cui OHM è diventato uno degli appuntamenti culturali più riconoscibili e partecipati di Milano, la manifestazione continua a ridefinire il concetto stesso di visita: non più semplice occasione per vedere edifici iconici, ma pratica collettiva di osservazione, ascolto e comprensione del territorio contemporaneo. Il tema scelto per il 2026, Milano dall’alto, prova a leggere la città come un organismo vivo e interconnesso. Sollevare lo sguardo significa scoprire relazioni che nel quotidiano tendono a scomparire: quelle tra centro e periferie, tra memoria e sviluppo immobiliare, tra densità urbana e qualità dell’abitare. Lo skyline diventa così non soltanto immagine della crescita verticale di Milano, ma strumento per interrogare il modo in cui la città continua a ridefinire sé stessa.
Anche quest’anno il programma intreccia architetture storiche e contemporanee, edifici simbolici e spazi quotidiani, offrendo un racconto corale che attraversa linguaggi progettuali, epoche e geografie differenti. Perché conoscere Milano, in fondo, significa soprattutto imparare a guardarla meglio.

Tra gli highlights di Open House Milano 2026 c’è sicuramente MULINO Factory, ex pastificio progettato anche con il contributo di Gio Ponti e oggi trasformato in un ecosistema creativo dove atelier, artist residency e spazi condivisi convivono in equilibrio precario ma vitale. Nello stesso complesso si trova anche MuaMua Hotel, hotel immersivo firmato da Tom Dixon che trasforma l’hospitality in esperienza scenografica.

Per chi vuole entrare dentro una Milano più nascosta e domestica, da non perdere Casa De Pas: un appartamento-manifesto anni Settanta progettato da Jonathan De Pas all’interno della Casa Fronte Parco di Pietro Lingeri, recentemente restaurato e aperto eccezionalmente al pubblico. Sempre sul confine tra abitare e pratica curatoriale si muove The AP.Art.Ment, home gallery che dissolve i limiti tra spazio privato, arte contemporanea e collectible design.

L’edizione 2026 porta poi il pubblico dentro nuovi luoghi del lavoro e della creatività urbana. Lombardini22 apre per la prima volta il proprio headquarter di via Lombardini, ripensando l’ufficio come spazio relazionale e multidisciplinare, mentre Signiture, all’interno della Torre Velasca, permette di osservare Milano dall’alto attraversando un workspace contemporaneo affacciato sullo skyline cittadino.

Tra le aperture più attese anche Casa Girola, edificio rielaborato da Piero Portaluppi nel cuore di Brera e oggi sede di Banca Investis, insieme al Leonardo3 Museum in Galleria Vittorio Emanuele II, che per Open House propone un percorso speciale dedicato alla Milano immaginata da Leonardo da Vinci nel Codice Atlantico.

Non mancano poi architetture iconiche e aperture “dietro le quinte”: dalla Diamond Tower ai Laboratori del Teatro alla Scala, passando per il Palazzo della Radio RAI di corso Sempione, il Conservatorio Giuseppe Verdi e gli spazi del CPM Music Institute, vera macchina creativa della musica contemporanea milanese.