Bianca Bagnarelli

Bianca Bagnarelli è forse la più giovane illustratrice che ha visto i suoi disegni pubblicati sul New Yorker e Apple l'ha scelta per raccontare la città con il suo tratto

Scritto da Virginia W. Ricci il 20 agosto 2018
Aggiornato il 27 agosto 2018

Vedere un proprio disegno sulle pagine del New Yorker, del New York Times, di McSweeney’s e di altre pubblicazioni illustri del panorama internazionale non dev’essere niente male, per un’illustratrice e fumettista di appena trent’anni. Bianca Bagnarelli disegna duro da quando ne aveva molti meno, di anni, e grazie a un misto di passione e talento, non solo le sue storie brevi a fumetti sono apparse su diverse pubblicazioni internazionali, ma il suo primo libro Fish (edito da Noborw) ha raccolto pareri talmente entusiasti da farle vincere una serie di riconoscimenti, tra cui la medaglia d’oro nella categoria storie brevi della Society of Illustrators di New York. Bianca è tra i fondatori di Delebile , progetto di autoproduzione che si propone di pubblicare autori emergenti e le loro brevi storie a fumetti, che altrimenti non avrebbero uno spazio nel panorama italiano.
Abbiamo chiacchierato con Bianca dell’importanza della lettura, dell’attenzione e dell’ascolto, che sono la base per poter creare mondi di finzione talmente reali da essere incantevoli.

Immagino che il fumetto sia sempre stato la tua forma di intrattenimento preferita. Cosa c’era nei fumetti che un libro o un film non riuscivano a darti?
Fare un fumetto è molto più semplice che fare un film, e molto meno intimidente che scrivere un libro. Credo che sia solo stato un modo naturale di combinare due cose che mi piacevano molto, il disegno e le storie.

Perché in alcuni casi è molto importante, per la strada che si intraprenderà, crescere come un giovane “nerd” immergendosi nelle proprie letture e nel proprio mondo di fantasia?
Che domanda! Non saprei, per me leggere tanto da piccola è stato decisivo, mi ha fatto apprezzare da subito il valore delle storie, la capacità che hanno libri e fumetti di aprire una finestra sul mondo degli altri, di renderti più empatico.

In che modo il disegno ha preso forma nelle tue mani ed è diventato storia? Qual è stato il primo personaggio che hai creato? Cosa faceva?
Non ho mai creato personaggi ricorrenti, di solito parte da una situazione, una sensazione, un frammento, che poi espando e a cui cerco di dare forma. Il personaggio a cui mi sono affezionata di più è Milo, il bambino protagonista del mio primo libro breve “Fish” uscito per Nobrow nel 2014.

Da dove nascono le tue storie? Immagini prima un personaggio e poi tutto il contorno, oppure è più dall’urgenza di raccontare un sentimento, uno stato d’animo, una situazione?
La seconda. Parto da un’idea, da un finale, e poi procedo a ritroso.

Quali sono le esperienze editoriali (case editrici, libri, riviste, autori…) che ti hanno sconvolto la vita?
La rivista Mondo Naif (Kappa Edizioni), che da adolescente mi ha fatto conoscere l’esistenza del fumetto d’autore, Coconino , editore di molti autori americani che sono diventati un’ispirazione e un punto di riferimento, e Canicola , come rivista prima e casa editrice poi, una delle ragione per cui mi sono trasferita a Bologna.

Quali sono state le esperienze professionali che ti hanno portato più soddisfazioni?
Delebile, il progetto di autoproduzione creato con alcuni compagni di università e che va avanti ancora oggi.

Perché era importante, per te, creare un punto di riferimento per giovani autori in Italia fondando la tua casa editrice Delebile? Mi racconti la scelta del nome?
Delebile è nato come progetto di autoproduzione di un gruppo di studenti dell’Accademia di Belle Arti, e anche il nome è stato scelto senza pensarci troppo: ci piaceva l’idea che quello che stavamo facendo non fosse indelebile, definitivo. La vedevamo più come una palestra. Poi il progetto è cambiato, siamo rimasti in pochi, e l’obbiettivo è diventato quello di essere uno spazio per le storie brevi, che forse manca nel panorama editoriale italiano.

Su cosa si soffermano più spesso i tuoi occhi quando sei in giro per il mondo?
Direi che piuttosto cerco di ascoltare. Le conversazione sentite per caso sono spesso ottimi spunti da cui partire, e mi interessa cercare di scrivere dialoghi che suonino reali.

Qual è stata la tua scoperta tecnologica che ti ha rivoluzionato l’esistenza?
Sicuramente la tavoletta grafica.

In che modo Internet ti ha permesso di espandere i tuoi orizzonti di ricerca artistica? 
Essere esposti a tantissime influenze diverse, da tutto il mondo, senza doversi spostare da casa è impagabile. Anche avere a disposizione infiniti archivi di opere d’arte del passato, o database su cui leggere fumetti che sarebbe davvero troppo complesso e costoso avere in forma cartacea è molto bello.

Se dovessi consigliare uno o più esercizi a qualcuno che vuole avvicinarsi al fumetto, quali sarebbero?
Leggere tantissimo, non solo fumetti.

Ci parli della tua partecipazione al progetto Cosa Farai Domani? Cosa cercherai di trasmettere e insegnare a chi parteciperà alla tua session Today At Apple?
Il progetto Cosa Farai Domani mi ha dato modo di pensare a Milano in maniera alternativa, cercando di trovare una visione della città che fosse personale ma allo stesso tempo comprensibile a chiunque avesse guardato la campagna. Quello che vorrei riuscire a fare con la session di settembre è più o meno la stessa cosa: spingere chi partecipa a
trovare la sua visione personale della città, di scoprire qual è la sua storia di Milano.

Anche se non vivi più a Milano, quali sono i luoghi di questa città che più ti appartengono e perché?
Il Cimitero Monumentale, la Libreria Hoepli, le sculture di Adolfo Wildt.

Se vuoi esplorare nuove possibilità per fare musica, video, foto o grafiche, dai un’occhiata al programma di Today at Apple . Ci sono un sacco di attività e corsi gratuiti a ogni ora del giorno.