Bruno Belissimo

Il produttore e polistrumentista italo-canadese e il suo immaginario tra spiagge e italo-disco

© Erminando Aliaj
Identikit
Nome
Bruno Belissimo
Luogo di nascita
Toronto (Canada)
Luogo di residenza
Bologna
Attività
Musicista
lunedì 14 maggio 2018
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Se ve lo state ancora chiedendo, sì, Belissimo (con una L) è davvero il suo bellissimo cognome. Bruno, che ha passato parte della sua vita a Toronto dove da piccolo era anche era il miglior cantante del coro della sua chiesa battista, ora vive a Bologna, città che sogna di trasferire nelle Baleari. Prima con la band Low Frequency Club, poi in proprio, porta da anni avanti la sua idea di musica elettronica in bilico tra italo disco, house e funk perfettamente sintetizzata nel suo ultimo album Ghetto Falsetto, che presenterà per la prima volta a Bologna sabato 19 maggio al TPO in occasione della preview del Mish Mash Festival.
Ecco cosa ci ha raccontato.

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ZERO – Come e quando hai capito che avresti fatto il musicista? E hai mai pensato di fare altro?
BRUNO BELISSIMO – Non l’ho mai capito che avrei fatto il musicista. È iniziato tutto con la classica band di amici e poi dopo 15 anni sono ancora qui carico come una molla. Non ho mai pensato di fare altro, penso piuttosto a cosa potrei abbinare a questa carriera e credo che vorrei avere un locale. Stare dietro un bancone è la cosa più simile a stare su un palco. Ci sto pensando…

Come tutti quelli nati negli anni 80 hai vissuto la musica disco solo di rimando, ma quali sono i ricordi o i déjà-vu che continuano a influenzare il tuo immaginario?
Ricordo che nello studio di mio padre, che li ha vissuti a pieno nella veste di chitarrista jazz-fusion, ho visto uno dei primi ATARI, expaders vari e strumenti che ora sognerei di avere nel mio di studio…questo mi ha influenzato molto.

Mi diverte molto la tua musica perché sembra composta anche per coreografie semplici, movimenti un po’ stupidi se vogliamo, per gente (come me) che non sa ballare ma balla comunque.
Beh quello è il ballo dell’italiano in discoteca. Drink in mano, muoversi goffamente lo stretto necessario per abbordare qualche ragazza, ma poi tornare subito nella comfort zone col braccio appoggiato sul bancone…sbaglio?

Tu ci vai a ballare?
Suono praticamente tutte le settimane, quindi sono sempre nei locali e non sono certo il tipo che finito lo show se ne va in hotel a guardare Rai Notte. Assisto e ballo su una miriade di djset. Quando sono off ho lo fortuna di vivere a Bologna che è una città che offre molto in quanto a nightlife.

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Tuo padre aveva un negozio di video-noleggio e si dilettava facendo il regista di pellicole sci-fi indipendenti. Quanto i film ti hanno modellato la mente e quali sono stati i più importanti per la tua formazione?
Fitzcarraldo, Cannibal Holocaust, Brazil di Terry Gillian, I guerrieri dell’anno 2072 con quel pezzo incredibile di Riz Ortolani The Fighter Centurion. Mi fermo qui perché a lista si farebbe infinita.

Si dice che sia molto più semplice scrivere musica cupa e triste. Sei d’accordo?
Per quanto mi riguarda è lo cosa più difficile. Se sono triste non mi metto nemmeno in studio, non provo neanche a fare musica, non ne uscirebbe niente di soddisfacente.

Il pezzo più triste che hai mai ascoltato e quello più felice?
Il pezzo più triste nonché uno dei miei pezzi preferiti di sempre e a mio avviso una delle più belle ballate mai scritte è Beautiful di Meshel Ndegeocello. Quello più felice per me rimane Vamos a la Playa, un classico, lo so, ma a me fa sempre questo effetto.

Perché non usi la voce? E che ne pensi dell’autotune?
Perché per ora non ne sento la necessità, anche perché l’80% della musica che ascolto è strumentale. Ultimamente però sta crescendo in me la voglia di collaborare con altri artisti e aggiungere dei vocals sulla mia musica, già l’ho sperimentato nel pezzo Soft Porn e sono sicuro lo farò ancora. Non ho niente contro l’autotune, ma sono più un tipo da vocoder.

Ci racconti un po’ com’è la Boloña Baleárica?
Boloña Baleárica è un omaggio alla Bologna che suda e alla torrida estate cittadina. È il miraggio, il sogno di un bolognese d’adozione come me che nei 38 gradi umidi di luglio si immagina quanto bello sarebbe se Bologna fosse una città delle Baleari e non il capoluogo dell’Emilia Romagna.

Quali sono i posti della città che preferisci?
Abitando nel centro storico vado poco fuori porta. Il mio barrio per cosi dire è quartiere Santo Stefano, il Rude è praticante la mia seconda casa, l’Osteria l’Infedele è sempre il luogo della notte tarda. Per quanto riguarda i ristoranti mi piace molto Fantoni al Pratello, l’Orsa, sempre il grande classico ed è sempre un piacere andarci, Osteria La Fondazza che regala le emozioni della ristorazione di una volta.

Cosa porteresti da Toronto a Bologna se potessi e viceversa?
Della città in sè molto poco, Bologna è meravigliosa e la qualità della vita è molto alta e nemmeno lontanamente paragonabile a quella di una città enorme come Toronto. Restando sul discorso cibo mi piacerebbe che a Bologna ci fossero più ristoranti etnici. So che è “la città del cibo” e adoro la cucina bolognese però a volte mi piacerebbe variare. Di sicuro non porterei il clima canadese.