The General Brothers: fratelli di sangue, di whiskey e di musica

I nostri testi parlano della vita, bella o brutta che sia, di diverse esperienze personali, tormentate o rilassate e piacevoli, ma pur sempre esperienze di crescita ed evoluzione, che portano come sempre crisi e dolore ma anche piacere e bellezza.

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The General Brothers
lunedì 16 aprile 2018
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I The General Brothers nascono come buskers a Napoli ma vivono da anni a Milano. Si esibivano per strada e oggi portano la loro musica in giro per l’Italia. Due fratelli con la stessa passione, condividono gli studi di chitarra, pianoforte e canto, indipendentemente, ma con l’obiettivo di unire le forze per raggiungere una meta comune e cioè quello che oggi li muove. Con Jameson è amore a prima vista: partecipano al loro progetto Jameson Street e si fanno conoscere nei locali italiani, sempre brindando con un buon bicchiere di whiskey. In questa intervista ci raccontano più da vicino il loro progetto e qualche piccola curiosità.

Potete presentarvi?
Siamo un duo formato da Angelo (chitarra e voce) e Andrea (piano, armonica e voce), due fratelli di sangue cresciuti sotto lo stesso tetto e con la stessa musica. Attualmente ci esibiamo e suoniamo in trio con il nostro caro amico batterista Luca.
Da buoni fratelli per molti anni non ci siamo calcolati più di tanto, poiché i nostri interessi in generale erano diversi. Ma durante il periodo del liceo abbiamo iniziato a condividere una sfrenata passione per la musica e in particolare per alcuni generi quali l’hip hop, il rock’n roll e la musica folk e tribale, percussioni soprattutto. Proprio le percussioni ci hanno fatto incontrare e decidere di intraprendere questa strada. Poi ognuno si è avvicinato al proprio strumento e le cose sono evolute fino a farci diventare quello che siamo adesso.
L’incontro con Luca invece è avvenuto a Milano qualche anno fa tramite amicizie comuni e le solite frequentazioni in ambiente musicale. La sua versatilità e la sua carica ed energia ci hanno colpito, siamo diventati subito amici e ci siamo messi all’opera. Inoltre Luca lavora e produce con il fratello Jami, e questo incontro e scambio tra fratelli ci ha fatto subito simpatizzare e legare.

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Qual è stato il vostro percorso musicale?
Siamo cresciuti sotto lo stesso tetto e con la stessa musica, quella che ascoltavano i nostri genitori, ma ognuno ha poi sviluppato e affinato i propri gusti personali. Come dicevo ci siamo incontrati grazie alle percussioni tribali africane che ci hanno scosso nel profondo e continuano a farlo. Poi sono arrivati gli strumenti personali e i diversi percorsi di studio che abbiamo intrapreso separatamente. Crescendo abbiamo preso lezioni private di chitarra, pianoforte e canto, indipendentemente, ma con l’obiettivo di unire le forze per raggiungere una meta comune e cioè quello che oggi muove i General Brothers. Ci piace suonare insieme per unire il pubblico e creare con quest’ultimo uno scambio di energie, per divertirci tutti insieme come se non ci fosse un domani, al massimo delle nostre possibilità.

Come definireste la vostra musica?
La nostra musica può definirsi pop, ma ha tante influenze che vanno dal folk all’hip hop e dal blues al rock’n roll. È un genere che sgorga spontaneo dal fiume creativo interiore, fatto di molti colori e suoni diversi. Resta all’ascoltatore dare una definizione più precisa della nostra musica. Noi cerchiamo di metterci tutto noi stessi senza filtri e senza schemi.

Di cosa parlano i vostri testi? Dove prendete ispirazione?
I nostri testi parlano della vita, bella o brutta che sia, di diverse esperienze personali, tormentate o rilassate e piacevoli, ma pur sempre esperienze di crescita ed evoluzione, che portano come sempre crisi e dolore ma anche piacere e bellezza. Spesso sono anche delle riflessioni sulla vita che viviamo, alla ricerca di una comprensione sempre maggiore della stessa, con le sue molteplici chiavi di lettura.
L’ispirazione nasce quindi per il momento dalla nostra esperienza di vita. Dall’amore, che come sempre finisce per rapire l’anima, senza controllo e senza preavviso, ma anche dalle verità (o presunte tali) apprese fino ad oggi e che riteniamo sia bello e utile condividere con quante più persone possibile.

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Parlateci dell’incontro con Jameson. Come è avvenuto?
Jameson ha sentito parlare di noi e, avendo trovato il nostro profilo interessante e in linea con il suo spirito, ci ha contattati. L’incontro e il feeling sono nati anche grazie al fatto che noi abbiamo iniziato la nostra carriera musicale facendo i buskers, una delle realtà con le quali Jameson si identifica.

E delle serate Jameson Street?
Le serate Jameson Street sono per noi una perfetta sintesi di rock’n roll, gioventù, divertimento e coinvolgimento. C’è un’atmosfera unica e magica che unisce le persone con i comuni denominatori della musica, del divertimento, dello stare bene insieme e ovviamente del bere bene.

Se la vostra musica fosse un cocktail al whiskey quale sarebbe?
Credo proprio che sarebbe un Old Fashioned ben fatto. Dico questo perché è evidente che nelle nostre produzioni risuona spesso una vena di nostalgia per i tempi passati, per la vecchia scuola e per la musica che ha fatto la storia. Noi ce la mettiamo tutta a guardare avanti, ma le influenze del passato influiscono chiaramente sul nostro sound, che a tratti qualcuno potrebbe definire “vintage”.