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Cinema Godard - Fondazione Prada
Largo Isarco 2, 20139 Milano

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Samstag 22 März 2025
H 16:30

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gratuito su registrazione fino a esaurimento posti

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Suspiria (1997), Dario Argento, Courtesy Cat People

Ricordo la trepidazione con cui, da bambina, aprivo il libro di storia e scorrevo veloce le pagine per arrivare alla mia illustrazione preferita: la decapitazione del Re in pubblica piazza.
Osservavo affascinata la testa colta nell’atto di rotolare, le membra inermi sotto la ghigliottina. Il Re non era semplicemente morto: era stato assassinato al culmine della Rivoluzione francese, mentre il popolo si ubriacava di quello spettacolo. Non ho capito per tanto tempo perché quell’immagine orribile avesse un tale potere su di me.

Molti anni dopo, la visione di Suspiria ha rinnovato il desiderio di tornare a quelle prime sensazioni, traghettandomi alla scoperta del cinema di Dario Argento. Phenomena, Profondo Rosso, L’uccello dalle piume di cristallo… pellicola dopo pellicola, mi avvicinavo verso quegli incubi infantili che in me abitavano così in superficie. Come disse lo stesso regista, non è facile spiegare a parole quelle spinte inconsce dietro al fascino per il terrore che afferiscono alle biografie di ognuno di noi. D’altronde, quello che accomuna i maestri dell’horror italiano come Mario Bava, Pupi Avati e lo stesso Argento, non è solo la volontà di spaventare ma anche quella di spaventarsi, cercare attraverso il cinema di ritornare a un’esperienza infantile della paura, all’emozione madre di tutte le altre.
L’orrore suscitato dalle fiabe o dai racconti di E. A. Poe ridussero il giovane Argento in un’estasi febbrile, consegnandolo al mondo dell’immaginazione, all’adorato “fantasticare”.

L’orribile lo riconosciamo perché lo portiamo dentro di noi. Da questa consapevolezza nasce la necessità di indagare il lato più oscuro dell’animo umano.

Spirito solitario e schivo, con la voce lieve e il volto incavato in quel caschetto di capelli liscissimi, si è trovato a rispondere più volte alla stessa domanda: “perché fare un cinema così inquietante?” La sua risposta – che vale anche per la domanda “perché vedere film così spaventosi?“ – è semplice: l’orribile lo riconosciamo perché lo portiamo dentro di noi. Da questa consapevolezza nasce la necessità di indagare il lato più oscuro dell’animo umano. I suoi film sono stati d’animo da abitare. In un’intervista ha detto di non voler semplicemente spaventare il pubblico, ma fargli vivere un vero e proprio delirio: “Se nello stato febbrile la paura corrisponde a 38-39 gradi, il delirio è ai 40-41”.
Lontano da un senso di sadismo verso lo spettatore, Argento frugava nella profondità della psiche in un’epoca in cui al cinema veniva richiesto di essere soprattutto politico. Istintivo innovatore, si discosta dalla tradizione del thriller italiano e dissemina le sue opere di incongruenze geografiche, spazi liminali, stanze che richiamano i residui freudiani del quotidiano, alla ricerca del sentimento puro, dell’urlo soffocato nei sogni.

Quando la protagonista di Suspiria Susy Benner esce dall’aeroporto di Friburgo, la città si spalanca sotto lo scroscio del temporale e della musica dei Goblin: l’effetto di orrore è immediato, ma è solo l’inizio di una discesa nella paranoia fisica incalzata da bassi roboanti e cori stregoneschi. Come tutte le città di Argento, anche la sua Friburgo è inventata: una scenografia allucinatoria di scatole cinesi che si stringono attorno a Susy, un incubo gotico fatto di luci vellutate e perfide ballerine.
Le larve che cadono dal soffitto e il respiro rantolante dietro le tende di Suspiria, gli spilli incollati agli occhi di Opera, la vasca piena di carne e sangue di Phenomena, i quadri e gli specchi nei corridoi di Profondo Rosso, la cantina allagata di Inferno: il cinema di Argento è un’esperienza sensoriale pura, una ricerca spasmodica della vibrazione dei nervi e del terrore che si avviluppa come un’edera velenosa.
Instancabile, fino all’ultimo Occhiali Neri, ha indagato il Male nella sua rappresentazione più corporea e pervasiva, e proprio per questo inafferrabile. Così i suoi personaggi e le sue storie non sono altro che pretesti per abbandonare la veglia e compiere un viaggio al centro di noi stessi, dove la realtà si dirada e l’incubo prende forma. Immergiamoci in questo bellissimo, terrificante “fantasticare”.

INFO
#Soggettiva di marzo indaga l’opera del maestro del brivido Dario Argento, che sabato 22 marzo alle 16:30 è il protagonista di una masterclass moderata da Paolo Moretti e Manlio Gomarasca.

La partecipazione all’evento è gratuita su registrazione fino a esaurimento posti.
I biglietti saranno disponibili il giorno 18 marzo alle ore 11.

Geschrieben von Carlotta Centonze