Mentre da anni (decenni?) in Italia (Europa?) siamo impantanati a filosofeggiare sulla mancanza di futuro del clubbing o dell’elettronica sperimentale, incastrati nell’abbraccio retromaniaco con un passato ingombrante che non tornerà mai, dall’altro lato del mondo il futuro è già arrivato.
Lì dove il passato è un incubo di stampo coloniale; lì dove scorre una tensione costante tra ciò che veniva prima dello strappo imperialista anglo-europeo e un presente che fa i conti con le rovine di quella violenza; lì è forse più facile evitare romanticismi fuori luogo e immaginare il futuro. Abbracciare così senza riserve nuove forme culturali ibride, mutanti, senza genere di nessun tipo che tenga. In questo momento il Sud America è attraversato da un futurismo musicale eccitante come pochi: la colombiana TraTraTrax è sicuramente in prima linea nel fornire un contorno a un magma sonico „più brillante del sole“.
Da Montevideo con furore, Lechuga Zafiro e il suo „Desde los oídos de un sapo“ hanno cambiato la storia dell’etichetta. È stato il primo full lenght album del progetto, in cui sound design, field recordings e produzione contemporanea sono frullate in un disco che è un’indagine sulle percussioni e sulla loro importanza musicale, culturale e politica. Si uniscono così i punti tra diversi paesi Sud Americani e globali attraverso pattern ritmici e field recordings catturati tra Uruguay, El Salvador, Chile, Cina, Argentina e Portogallo. Il risultato è stupefacente. Le orecchie vibrano di piacere sentendo sfumare i contorni tra analogico e digitale, tra prodotto e organico.
Un colpaccio per i ragazzi di Hyperacustica, che inaugurano così la stagione 2026. In line up in serata anche due resident del progetto, Mira Vivian e Leonardo Metz.
Geschrieben von Giulio Pecci