Il suo nome non sarà forse noto ai più, ma Henry Flynt ha lasciato un profondo segno nella cultura americana e nell’avanguardia newyorchese in particolare. Filosofo e musicista, il lavoro di Flynt parte da quello che definisce nichilismo cognitivo, da cui deriva la cosiddetta concept art, per poi sostenere una posizione di attivismo anti arte, una prospettiva utopica della cultura profondamente legata alla visione Marxista. Nella cerchia di Tony Conrad e La Monte Young, Flynt fu attivo musicalmente in modo particolare negli anni settanta, anche se i suoi lavori sarebbero stati pubblicati solo nel nuovo millennio. Vedeva la sua musica come “tradizionale regionale”, una musica etnica che pescava dalle radici del sud, un folk che attingeva tanto dalla musica dell’India del nord quanto da quella afroamericana.
Se le composizioni di Henry Flint sono in gran parte per solo violino, oggi Everloving – un disco con le WFMU Sessions uscito di recente per Table of the Elements – le traduce in una versione amplificata e allargata per un devoto ensemble, una sorta di supergruppo che vede Jonathan Kane, Dave Soldier, Peter Nye Kerlin, Meredith McHugh, Jim McHugh e Peg Simone reinterpretarne le opere, fra blues primordiale, raga e droni infiniti. Mente del progetto è quel Jonathan Kane che, con Michael Gira, fondò Circus Mort e Swans, per poi collaborare con La Monte Young e Rhys Chatham, con la cui orchestra di cento chitarre lo vedemmo anche nel 2009 all’Auditorium Parco della Musica.
Per questa data romana – grazie all’instancabile lavoro di Flaming Creatures – al concerto degli Everloving si aggiunge l’esibizione per voce, chitarra e banjo di “Doc” Eugene Chadbourne, altro incursore nella più oscura musica della tradizione d’oltreoceano. Legato a nomi come John Zorn, Fred Frith o Derek Bailey, nell’ultimo decennio lo abbiamo visto solo in un paio di occasioni al Trenta Formiche insieme alla batteria di Schroeder, suo fedele compagno di scorribande.
Geschrieben von Carlo Cimmino