I Röyksopp per una buona parte degli anni Duemila erano ovunque. Nei club, nei festival e soprattutto nelle casse o nelle cuffie di chi cercava qualcosa di diverso dal pop e qualcosa di meno prevedibile dell’elettronica da classifica. La cosa più sorprendente è che tutto questo arrivava da Tromsø, cioè dal nord della Norvegia oltre il Circolo Polare Artico. Cioè da freddo, neve, notti interminabili e quei paesaggi che finiscono solo all’orizzonte.
I loro primi due album, rappresentano la loro eredità culturale e il lascito alla musica mondiale ma non ho mai capito chi si alambiccasse tra „meglio Melody A.M. o The Understanding?“ Cioè tra chi vedeva nel debutto la perfezione di una leggerezza quasi balearica e chi invece considerava The Understanding il loro vero capolavoro: più ambizioso, più scuro, con una canzone come What Else Is There? che da sola potrebbe giustificare una carriera. Anche se, a dirla tutta, in quei due album di canzoni che valgono una carriera ce ne sono parecchie.
Il paradosso è che quella musica nata in un posto così periferico finì per conquistare praticamente chiunque. Melody A.M. era tutto quello che, sulla carta, non avrebbe dovuto diventare un successo: lento, elegante, poco appariscente. E invece sfondò, piacendo ai clubber, agli indie e perfino a chi l’elettronica non la cercava minimamente, vendendo molto più di quanto chiunque avesse previsto.
Anche per questo i Röyksopp finirono per diventare uno dei nomi simbolo di una stagione irripetibile, quella in cui convivevano Air, Zero 7, Groove Armada e Basement Jaxx. Artisti diversissimi tra loro ma accomunati dall’idea che la musica elettronica potesse essere raffinata, emotiva e accessibile allo stesso tempo. I Röyksopp appartenevano perfettamente a quel momento: avevano il gusto melodico degli Air, l’eleganza cinematografica degli Zero 7 e soprattutto la capacità, oggi quasi rara, di scrivere vere canzoni e non soltanto ottime tracce da dancefloor. E forse il simbolo di tutto resta proprio Poor Leno, che non doveva nemmeno essere il singolo principale del disco. Invece quella canzone malinconica e quasi anti-commerciale fini prima in classico anche grazie a un video che molti ricordano ancora oggi: una volpe inseguita in un bosco surreale mentre MTV era dominata da modelle, auto sportive e videoclip costruiti con lo stampino. Una scelta completamente fuori contesto che finì per renderla iconica. Qualche anno dopo arrivò What Else Is There?, nata dall’incontro tra due mondi che sulla carta sembravano incompatibili: la malinconia luminosa dei Röyksopp e la voce inquieta di Karin Dreijer dei The Knife. Una di quelle collaborazioni che non sembrano pensate a tavolino e che forse proprio per questo funzionano così bene.
Poi il mondo è cambiato. L’EDM ha conquistato il mainstream, i festival sono diventati enormi e gran parte della scena ha iniziato a rincorrere volume, effetti speciali e spettacolarità. I Röyksopp invece hanno continuato a fare i Röyksopp. Senza reinventarsi a ogni costo, senza trasformarsi in personaggi e senza inseguire trend destinati a durare una stagione.
Forse è anche per questo che i loro dischi sono invecchiati meglio di tanti altri usciti nello stesso periodo. Riascoltare oggi Poor Leno non significa soltanto tornare a un’altra epoca. Significa ricordarsi che bastavano una melodia malinconica, un beat gentile e una volpe che correva in un bosco per far ballare come non ci fosse un domani e costruire un immaginario capace di restare vivo vent’anni dopo.
Geschrieben von Fabrizio Fedeli