Era da un po’ di tempo che mi chiedevo che diavolo di fine avesse fatto Tim Exile: se c’è un artista nel panorama della musica elettronica che non fatico a definire “pionieristico” quello è lui. Era il 2005 quando rilasciava su Planet Mu Pro Agonist, quello che forse è tutt’ora il mio disco breakcore/IDM preferito di sempre. Non contento, anzi frustrato da un tour che gli ha reso evidenti i limiti dei setup live dnb/breakcore, ha deciso di smontare hardware e software e si è reinventato come impro/gabba/cabaret nel suo seminale Tim Exile’s Nuisance Gabbaret Lounge.
Col quel matto disco del 2006 ha inaugurato il suo approccio odierno fatto di improvvisazione, sampling in tempo reale, irripetibilità e casualità matematica, dove l’indeterminatezza non è dovuta all’ennesimo modello di AI generativa (grazie a Dio) ma ad algoritmi e plugin “naturalmente” caotici programmati dal nostro scienziato pazzo.
Dopo una trascurabile parentesi su Warp Records (il debole Listening Tree) e quasi 20 anni di silenzio radio e lavoro dietro le quinte a software per la produzione musical e plugin, torna questa sera al San Fedele accompagnato dall’elettroacustica inquietante di Aho Ssan a presentarci il nuovo set in première. Ho passato anni a consumare su Youtube le registrazioni dei suo impro-rave-gabbaret e sinceramente non vedo l’ora.
Geschrieben von Andrea Pagano