Sopra il bancone, incorniciato in oro finto, il presbitero più pop di sempre ti guarda da ogni parete — una volta non basta, ce ne vogliono tre, quattro, in pose diverse, come se un solo Padre Pio non riuscisse a coprire i peccati di chi ordina la quarta pizza del mese senza aver pagato l’affitto. Sotto di lui, una pizzeria-kebabberia si fa santuario: di chi ha fame e non ha una lira, di chi passa solo per la benedizione della mozzarella.
Le pizze sono enormi e un po’ sformate, tagliate a spicchi che non stanno nel piatto di carta. Si mangiano piegate in due, gocciolando sul tavolo, senza cerimonie.
Miracolo di quartiere, comunione di ubriachi affamati: la pizzeria-kebabberia che Milano cela tra le sue presunzioni. Amen.
Una pizzeria-kebabberia si fa santuario di chi ha fame e non ha una lira, di chi passa solo per la benedizione della mozzarella.



