Camparino in Galleria (chiuso per lavori)

ZERO hier: Beve un "lavorato" secco.

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Camparino in Galleria (chiuso per lavori) Galleria Vittorio Emanuele II,
Milano

Zeitplan

  • lunedi chiuso
  • martedi 07:20–20:40
  • mercoledi 07:20–20:40
  • giovedi 07:20–20:40
  • venerdi 07:20–20:40
  • sabato 07:20–20:40
  • domenica 07:20–20:40

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Geschrieben von Martina Di Iorio il 27 Mai 2015
Aggiornato il 14 Oktober 2019

Se dovessi trovare e identificare nella mia vita un punto di riferimento, un faro nella notte, questo è sicuramente il Camparino. Non ci penso mai due volte, quando voglio bere e mi trovo in zona, il Camparino è il mio bar. E‘ un po‘ il bar di tutti: quel bancone diventa piano piano familiare, come le persone che ci trovi dentro. Avventori, frequentatori, cassiere, barman, turisti, il Camparino è uno stato a sé, un posto con una storia che di certo non si racconta in un attimo. Ha quel fare aristocratico che è proprio delle icone senza tempo, da oltre 100 anni all’angolo della Galleria Vittorio Emanuele.

Non mi metto quasi mai a sedere, il rito dell’aperitivo qui si consuma in piedi, davanti al bancone. Ordino sempre Campari Shekerato, ovviamente con un po‘ di gin; i miei colleghi preferiscono il Lavorato secco, altra istituzione che viene fuori dalla miracolosa unione di Rabarbaro Zucca, Campari, Erborist (miscela di erbe), soda e ghiaccio tritato. Il problema è che qui un drink non ci basta quasi mai, si moltiplicano o triplicano con una facilità che ci rende fuoriclasse del settore. Che goduria vedere litrate di Campari versate con sicurezza dai ragazzi del bancone: Simone appena mi vede prepara lo shaker, ci versa dentro dosi abbondanti di Campari bitter e gin e poi serve con uno zest di arancia. I classici qui sono i cocktail immortali dell’aperitivo: Americano, Negroni, Mi.To., ai quali si aggiungono i nuovi studiati dal bar manager Tommaso Cecca, come il Beer Americano, il Golden Cynar Soda.

Bar feudo di quella religione che va sotto il nome di Campari, qui si è fatta la storia del bere bene in città e dell’aperitivo. Personaggi noti, meno noti, insegne che cambiano con gli anni, proprietà, si susseguono qui sotto la Madonnina. Dal 1867, quando Gaspare Campari apre, fino al 1943 quando viene ceduto a Miani, diventando così il Caffè Miani. Solo dal 2012 è tornato a essere sponsorizzato dalla Campari. In fondo a me, noi, tutti poco importa: tra vecchietti meneghini che ci saltellano attorno gioiosi, professionisti della Borsa che si rilassano con un drink prima di tornare a casa e la Madonnina, lassù, che ci strizza l’occhio, sembra di essere usciti fuori dal tempo.