Il collettivo Orizzontale dà forma a Vuoto

Un contenitore multiforme dai risvolti imprevedibili per ospitare indagini collettive sulla città

Geschrieben von La Redazione il 21 Juli 2020

Ci sono cose che hanno una forma e poi ci sono cose che non hanno nessuna forma. Ci sono cose a cui si può dare forma e altre che ce ne impongono una. Alcune forme sono collettivamente riconosciute: la forma della mano, la forma di una porta, la forma del pianeta terra (non ce ne vogliano i terrapiattisti);  alcune variano a seconda del momento, vedi la forma dell’acqua o la forma di governo. Ad alcune cose non riusciamo proprio a dare una forma: la libertà, il giudizio sintetico a priori o i capelli in una giornata umida. 

Orizzontale, collettivo di architetti che ha fatto della riflessione sullo spazio pubblico il proprio centro di gravità permanente, ha dato forma a un concetto con il quale molti di noi hanno fatto i conti nei mesi scorsi: il vuoto.
Come si dà forma al vuoto?
Vuoto in questo caso ha una sua prima definizione per sottrazione, non è un libro, non è un magazine, non ha tema e non ha un formato. Vuoto è una ricerca, una riflessione, “un contenitore multiforme nato per ospitare indagini collettive sulla città come sistema instabile” con sviluppi imprevedibili.

Vuoto in questo caso ha una sua prima definizione per sottrazione, non è un libro, non è un magazine, non ha tema e non ha un formato.

Vuoto numero 1 è Vertigo.
Vertigo ha la sua forma teoretica nella vertigine che nasce dal vuoto dei cinquantasei giorni  in cui siamo spariti dallo spazio pubblico, in cui si è osservato, si è pensato e si è creato.
Vertigo ha poi forma oggettiva in una pubblicazione a tiratura limitata, stampata in collaborazione con lo studio grafico Atto che ha curato il progetto grafico, raccoglie il materiale che Orizzontale ha prodotto durante il periodo di isolamento (testi, foto, disegni, collage etc) e che trovate nelle librerie specializzate in arte/design/architettura.

Cercatelo, sfogliatelo e partecipate anche voi al discorso aspettando di capire quale sarà la prossima forma di/del Vuoto.