Sono anni che si parla di territorio, di comunità, di scena. È diventata una moda, spesso nient’altro che una narrazione da affiancare a un prodotto, qualcosa da vendere. Il rap invece sull’appartenenza territoriale ci ha costruito la propria epica, il proprio big bang: dal quartiere, dalla zona, parte tutto quanto, anche la comunicazione globale – verso chiunque si voglia specchiare nei sentimenti espressi dalle barre. Perché in fondo un quartiere è una famiglia e se „tutte le famiglie felici si somigliano ogni famiglia infelice è infelice a modo suo“, allora le possibilità narrative sono infinite, le possibilità di parlarsi, confrontarsi ed infine identificarsi anche.
Nessuno a Roma negli ultimi anni ha portato avanti una narrazione di quartiere-globale come Morris Gola. Partito con il progetto Pugni In Tasca, passato attraverso tutte le stagione recenti dell’hip-hop italiano sempre mantenendo un’identità definita, sempre raccontando la sua verità e quella della comunità che lo circonda (Cinecittà-Tuscolana-Quadraro), con cui è cresciuto e cha ha aiutato a far crescere. L’8 Maggio è uscito „QUALCOSA NEL NULLA“ (Honiro), un album maturo che alterna come sempre la profondità degli argomenti alla leggerezza della festa con featuring azzeccati e importanti come Chicoria, Maldonado, Yamba.
Ho pensato che il miglior modo di raccontare l’album fosse fare una passeggiata con Morris nei luoghi che respirano tra un brano e l’altro. Di seguito quindi ecco una selezione di quattro tracce e rispettivi luoghi iconici che hanno ispirato i brani che gli si associano.
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“NUOVO INIZIO” – PARCO DEGLI ACQUEDOTTI
«Se famo un giro fino agli Acquedotti / Sole dal finestrino, queste ore sono lingotti»
Se per anni è stato quasi un segreto di zona, ormai il Parco degli Acquedotti è conosciuto ovunque. Al di là delle passeggiate per turisti e dei tramonti instagrammabili fotografati da chi arriva dai Parioli, questo parco per decenni ha rappresentato l’unico polmone verde di un quadrante enorme, con una densità abitativa fuori di testa. Per tantissimi ragazzini, compreso Morris, un luogo di ritrovo e sfogo fondamentale, lontano dalle strade infuocate e dal cemento armato che stritola gli abitanti di Cinecittà, Tuscolana e Quadraro fino a farli incattivire. “Il nostro é il municipio a più alta densità abitativa di tutta Roma, e uno dei più alti d’Italia. Quindi questo parco é fondamentale per farci prendere una pausa dai ritmi pazzi della metropoli. Per noi é una via di fuga: quando vogliamo tirare un respiro prima di rituffarci tra i palazzi, sappiamo che il Parco degli Acquedotti c’è”. Nel pezzo quindi il parco diventa sinonimo di vita, in liriche che si sovrappongono al racconto di una gravidanza in stato avanzato; momenti di leggerezza in mezzo alle difficoltà quotidiane; di futuro che ogni tanto è bello non immaginare solo bieco, con uno sforzo che diventa obbligato quando di mezzo c’è una nuova vita pronta a sbocciare – un nuovo inizio appunto.
“QUALCOSA NEL NULLA” – TENDA CONTRO LA CRISI
“Due occhi che con dignità nascondono imbarazzo / Mentre le mani ricevono quel pacco alimentare”
“Un piccolo baluardo di speranza in un mondo di merda”. È la semplice quanto efficace definizione di Morris per descrivere il progetto de la “Tenda Contro La Crisi”, con sede a Piazza dei Decemviri, proprio dietro la chiesa di Don Bosco. Continua Morris: “il progetto di mutualismo è gestito dal polo civico Cinecittà Bene Comune. È uno sportello sociale che fornisce orientamento e supporto a persone con difficoltà socioeconomiche, tra le attività fondamentali c’è la distribuzione di pacchi alimentari e la costruzione di una comunità e partecipazione civica. Inoltre, la tenda è collegata al progetto Civico 7, che aiuta alcuni di questi utenti con determinati requisiti a diventare parte attiva del progetto. Queste persone sono gli Inattivi, e a Roma e in Italia sono milioni e non ne parla nessuno. Non sono solo disoccupati, sono persone che hanno smesso di cercare lavoro, o perché hanno perso fiducia o per via di difficoltà famigliari e personali. Civico 7 li aiuta con progetti di formazione o tirocini retribuiti, come piccoli lavori di manutenzione, lavori socialmente utili e via dicendo. Un modo per migliorare il quartiere e far ritrovare fiducia alle persone, molti di loro infatti sono stati poi regolarmente assunti da altri datori di lavoro”.
“SPIRAGLI” – CSOA SPARTACO
“Quante volte su e giù da Subaugusta a Porta Furba ti ho promesso che / Sarei stato forte in questa giungla / Ma c’è solo una cosa che mi importa che mi turba / Essere almeno qualcosa in questo maledetto nulla”
Se il Parco degli Acquedotti è un fondamentale e necessario spiraglio naturale nel cemento, il Centro Sociale Occupato Autogestito Spartaco, dal 1999 è uno spiraglio di collettività, autonomia, possibilità, politica, amicizia, amore, costruzione. Insomma, la personificazione del “qualcosa nel nulla”. Negli ultimi anni per chi è cresciuto in questo quadrante della città è stato praticamente l’unico luogo in cui poter trovare una comunità aperta, sperimentare, salire su un palco o guardarlo da sotto lasciandosi affascinare. Un’importanza che è difficile da quantificare, che ha creato comunità e relazioni, formato professionisti e fatto sognare chi non aveva un altro luogo dove farlo. Il brano è forse il più politico del disco, e come dice Morris contiene “una delle strofe più esplicite sulla questione della lotta di classe e su un riscatto che non sia solo economico ma di comunità. Spartaco sta lì dal ’99 e da quel momento veramente pochi presidi sociali sono rimasti in piedi visto l’attacco sistematico subito in questi anni.”
“PENNA” – VIA EUDO GIULIOLI
“Tu sei stato scudo e spada per difendermi / Una coperta calda avvolta nel freddo della mia street”
Una lettera d’amore alla penna, alla scrittura e la capacità di esprimersi attraverso di essa. Dietro agli stabilimenti di Cinecittà e al loro immaginario glamour e da Dolce Vita, un’illusione che va a sgretolarsi sempre di più, sorge una via che è terra di nessuno. In altri momenti della sua carriera Morris la chiamava “4 e 40 boulevard”, oggi è semplicemente quello che è: Via Eudo Giulioli. “Il suo nulla assoluto ha permesso alla mia fantasia e quindi alla mia penna di esprimersi. È davvero il luogo fisico dove ho iniziato il mio rapporto con la scrittura, anzi nei primi cinque anni in cui ho scritto quasi non c’è stato altro oltre a quella via”. Un sentimento che trova il suo eco nel feat di Chicoria, „da ragazzino mi divertivo e scrivevo de prassi, con qualunque cosa c’avessi in mano o trovassi“.



