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L’insostenibile polimorfismo del jazz

Guida ragionata al cartellone della decima edizione di JazzMi.

Geschrieben von Raffaele Paria il 23 September 2026

Anche se non esiste (ancora) una Jazz Week in città, di sicuro da oltre un decennio JazzMi è uno degli appuntamenti che meglio rappresentano la vivacità di Milano e che raccontano l’evoluzione musicale dei nostri tempi. Attraverso una programmazione ampia e articolata, il festival restituisce l’immagine di un linguaggio musicale in costante trasformazione, lontano da letture accademiche e aperto al confronto con le molteplici direzioni della musica contemporanea.

Nato nel 2016, JazzMi ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione fino a diventare un appuntamento dove convivono linguaggi e percorsi artistici differenti, restituendo l’immagine di un genere musicale, il jazz, in continua trasformazione. L’edizione 2026, in programma dal 22 ottobre all’8 novembre, prosegue su questa traiettoria con un ricco cartellone che mette in relazione figure storiche e protagonisti della nuova scena internazionale. Diffuso tra i quartieri e le venue della città, JazzMi continua a raccontarci di contemporaneità musicale, di contaminazione, di libertà espressiva.

Viviamo in tempi di mancanza di umanità, dialogo, empatia: il jazz invece è transnazionale, progressista, inclusivo; dialoga naturalmente con elettronica, improvvisazione radicale, soul, rock, tradizioni popolari e pratiche sonore sperimentali. È in questa capacità di parlarci, di attraversare i confini senza perdere una propria identità che JazzMi continua a distinguersi e il pubblico ad affezionarsi. Scorrendo il programma si nota quanto l’asticella della qualità, già alta durante il decimo anniversario del festival, abbia scalato ancora qualche centimetro verso l’alto.

A completare l’enorme sforzo di curatela del festival, ci sono inoltre decine di appuntamenti “laterali” per noi fan del jazz. Da Armani Silos, The Body of Jazz quest’anno rende omaggio al dialogo tra cinema e jazz attraverso una selezione dei capolavori più amati di Woody Allen in cui la musica non si limita ad accompagnare il racconto ma ne definisce il ritmo e l’atmosfera. Ci saranno presentazioni di libri e incontri con autori, mostre fotografiche e vari appuntamenti che celebrano il centenario dalla nascita di Miles Davis e John Coltrane, entrambi classe ’26.

Tornando ai concerti, di carne al fuoco ce n’è molta; io mi sono segnato sull’agenda qualche appuntamento da acquolina in bocca: Pochi artisti hanno inciso sull’immaginario della black music contemporanea quanto Erykah Badu. Il suo concerto porterà a Milano una scrittura musicale che sfuma i confini tra soul, jazz, funk e spoken word, privilegiando l’interazione con il pubblico e l’imprevedibilità della performance. Quelle di JazzMi sono le sue uniche due date italiane del suo nuovo progetto (e alter ego) IMEHO: sul palco semplicemente con la sua voce, il pianoforte e le percussioni.

Poi c’è Nate Smith, batterista dal tocco inconfondibile compositore e bandleader raffinato che fonde jazz, funk, gospel e R&B: recupera la sua sessione al Montreal Jazz Festival del 2025 per farti un’idea di cosa voglia dire „groove“. Isaiah Collier, sassofonista della nuova e vivace scena di Chicago, è uno dei portabandiera del jazz americano contemporaneo, dove si muove tra tradizione e avanguardia, alternando progetti solisti e collaborazioni. Il suo terzo album con i The Chosen Few, Cosmic Transitions, è stato accolto con entusiasmo dalla critica e utilizza parte della strumentazione analogica impiegata da John Coltrane nella sessione originale di registrazione di A Love Supreme.

Poi The Messthetics, trio formato da Brendan Canty e Joe Lally dei Fugazi con Anthony Pirog alla chitarra. Il loro repertorio unisce improvvisazione, rock strumentale e tensione punk in una proposta sonora di forte impatto. Il loro live è stato descritto come una “jazz punk jam”. E Corto.Alto, moniker del giovane compositore, producer e polistrumentista scozzese Liam Shortall, fresco di release del suo terzo album, Some small fortune, per Ninja Tune. Nella sua musica convergono improvvisazione jazz, ispirazioni indie, broken beat, dub e riferimenti hip-hop. Un concerto da ballare col sorriso sulle labbra. Infine Ibrahim Maalouf e il suo personale territorio di confine in cui il jazz incontra le tradizioni del Medio Oriente, la musica orchestrale e il pop. E poi Amii Stewart, Bill Frisell, Songhoy Blues, Calibro 35, China Moses e molti altri da scoprire o da ritrovare.

Trovi il programma completo e i link per acquistare i biglietti su https://jazzmi.it/