Ripartire senza auto: un’occasione irripetibile per il futuro di Milano

Il comune sembra timidamente andare in questa direzione, ma le lobby contrarie sono potentissime

Geschrieben von Simone Muzza il 25 April 2020
Aggiornato il 27 April 2020

Trova l'intruso © Angelo Amboldi

Siamo ancora chiusi in casa per tutelare la nostra salute e quella di tutti (o almeno così dicono), eppure si sentono alcuni discorsi che vanno in direzione contraria sulla vita futura.
Uno dei problemi più dibattuti della fase 2 (ma anche 3, 4, eccetera) è relativa alla mobilità: si parla soprattutto di mezzi pubblici contingentati, con circa il 30 per cento della capienza prevista e solo passeggeri seduti con un posto libero tra uno e l’altro; su questo niente da eccepire, deciderà chi di competenza, anche se sarebbe ovviamente necessario aumentare le frequenze delle corse e allungare l’orario di servizio, garantendo finalmente le 24 ore sette giorni su sette.

Una delle soluzioni prospettate è il ritorno massivo al traffico privato di automobili, lasciando spente le telecamere di Area B e C, come in questi giorni di confinamento. Niente di più sbagliato: numeri alla mano, giusto per evitare fraintendimenti, di inquinamento nel nostro paese muoiono ogni anno circa 75 mila persone (rapporto Air quality Europe 2019” dell’Agenzia europea per l’ambiente), mentre di Coronavirus sono deceduti, dando per veri i contestati numeri della Protezione Civile, circa 25 mila italiani.

Di inquinamento nel nostro paese muoiono ogni anno circa 75 mila persone (rapporto Air quality Europe 2019 dell’Agenzia europea per l’ambiente), mentre di Coronavirus sono deceduti, dando per veri i contestati numeri della Protezione Civile, circa 25 mila italiani

Certo, tutti sappiamo che all’inquinamento non concorrono solo le automobili, anzi: eppure è innegabile che in questi giorni l’aria di Milano sia molto più respirabile. Come dice Cittadini per l’aria nell’appello al sindaco, “(…) Chi oggi ipotizza una mobilità motorizzata, una persona per auto, l’abolizione delle limitazioni alla circolazione dei veicoli e l’aumento dei parcheggi come la soluzione per proteggerci, ripropone una concezione primitiva, ambientalmente insostenibile e dannosa per la salute della mobilità”.

Rapporto Air quality 2019 in Europa. Il dato relativo all’inquinamento prodotto dal traffico su strada è in violetto (sul totale: 39% di ossidi di azoto, 28% di black carbon, 19% monossido di carbonio, eccetera)

E dunque, come ripartire? Ovviamente su due ruote, o a piedi quando possibile, lasciando i mezzi pubblici agli anziani e a chi problemi di salute, e pazienza per quei due giorni di pioggia al mese. Continua Citttadini per l’aria: “La mobilità su due ruote – affiancata dall’utilizzo del telelavoro, dalla pedonalità e da sistemi di trasporto pubblico e in condivisione potenziati – rappresenta la chiave per far rinascere le nostre città consentendo alle persone di muoversi, facendo attività fisica e consentendo il distanziamento che serve per evitare la diffusione del contagio. Serve spazio per le bici, per la mobilità dolce, per i pedoni, perché i cittadini si sentano sicuri in strada. Serve il coraggio per ridurre in modo massiccio i posti di sosta che rendono le nostre città parcheggi a cielo aperto, sottraendo spazio a bici, pedoni e trasporto pubblico”.

“Serve il coraggio per ridurre in modo massiccio i posti di sosta che rendono le nostre città parcheggi a cielo aperto, sottraendo spazio a bici, pedoni e trasporto pubblico”

Il Comune di Milano, incoraggiato anche dalla giovine Greta, sta studiando un piano per spostare le auto in sosta all’interno della carreggiata, facendo in modo che si creino delle piste ciclabili senza cordoli tra il marciapiede e appunto le auto in sosta. Un buon inizio (seppur l’annunciata gratuità di Area C è un colpo al cuore): speriamo i tempi siano brevissimi e si pensi a tutta la città, non solo ad alcune zone (sono previsti 35 km a oggi). Ricordiamoci che, tanto per dirne una, a oggi è ancora fermo il progetto della ciclabile sul Naviglio Pavese, di fatto l’unico tratto mancante per andare dal centro di Milano a Pavia (e viceversa) è all’interno del comune di Milano. L’obiettivo, tuttavia, deve essere la rinuncia all’auto privata in città entro il 2030 (data entro cui non potranno circolare i diesel, come annunciato da Sala): non solo per motivi di inquinamento, ma anche di spazi, sicurezza, impatto urbano, rallentamento dei mezzi pubblici e di servizio.

Blocco della auto: benvenuti nel futuro di Milano?” ci chiedevamo a gennaio su queste pagine; ebbene, è arrivato il momento di togliere il punto di domanda.