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Rivendicare il tempo del processo a Centrale Fies

Vita condivisa di un ecosistema performativo eterogeneo e multiforme

Geschrieben von Francesca Rigato il 29 Juni 2026

motus ©Cosimo Trimboli

A Centrale Fies convivono pratiche artistiche molto diverse tra loro che danno vita a un ecosistema performativo eterogeneo e multiforme. Accanto a lavori già compiuti, firmati da artisti e compagnie che hanno consolidato negli anni una propria identità, trovano spazio progetti ancora inediti, studi, dispositivi e processi di ricerca che si presentano al pubblico in una forma che spesso non si inserisce in nessuna categoria o schema. Indagare ciò che sta sul limite del performativo è una delle peculiarità che, fin dagli esordi, distingue il centro di ricerca di Dro. In questo senso il pubblico, a Centrale Fies, non è chiamato a verificare il successo di un lavoro, quanto piuttosto a condividerne il rischio, sospendendo giudizi interpretativi consolidati e accettando uno spaesamento tipico di chi sta di fronte al nuovo, a domande prive ancora di risposta, a processi artistici transdisciplinari.

Uno spazio che per il pubblico implica la disponibilità ad attraversare processi aperti.

L’edizione 2026, dal 16 al 26 luglio, sempre inserita nella cornice della centrale idroelettrica, conferma la direzione presa nel 2023: non un festival in senso letterale, ma il primo risultato di un anno di lavoro, uno spazio che per il pubblico implica la disponibilità ad attraversare processi aperti, in nuce, deviazioni di senso e persino possibili fallimenti. Il programma si presenta come un intreccio di ricerca artistica, formazione, sostegno alla produzione e confronto internazionale e si articola in tre capitoli distinti, ciascuno dedicato a una diversa fase della creazione.

Il primo nucleo è rappresentato da LIVE WORKS SUMMIT (16–19 luglio) un momento conclusivo di un percorso di accompagnamento artistico che costituisce da anni uno degli elementi identitari di Centrale Fies. La prima giornata è aperta da una performance di Kat Válastur & Aho Ssan e live set di Aho Ssan, a susseguirsi nella programmazione, presentando i loro progetti, sono poi gli otto artisti internazionali: Tim Bartel, Publik Universal Frxnd, Kristina Kusmina Dreit, Pina Danila Gambettola, Abdul Halik Azeez, Eleni Roberts Kazouri, Vladimir Babinchuk, Juan Yung Han e Luc Ndikubwimana e tre lavori di artisti già affermati Alif Hilal, Katerina Andreou e Mélissa Guex, e Tiziano Cruz. Al centro del Summit c’è la ricerca che prima di qualsiasi risultato pone l’accento su una scommessa sul futuro che potrebbe ridefinire e risignificare i confini del performativo.

Il 22 luglio ha luogo una giornata di incontri, tavoli di lavoro e una cena condivisa aperti al pubblico sul rapporto tra arte, territorio e partecipazione con The Sparks Return, progetto sviluppato insieme a Collettivo Bagnomaria, Chiara Tagliaferri e Gianluca D’Incà Levis. L’iniziativa riflette sul ruolo della cultura nelle aree periferiche, interrogando il significato di comunità e appartenenza.

Dal 23 al 26 luglio, infine, LOVE IS POLITICAL riunisce artisti che hanno attraversato in modi differenti la storia di Centrale Fies, alcuni abitandoci dagli esordi, altri accolti per la prima volta:  Anagoor, Annamaria Ajmone, Chiara Bersani con Lemmo, Dewey Dell, Francesca Pennini / CollettivO CineticO, Industria Indipendente, Laura Tripaldi, LIMINAL, Mali Weil, Michele Bertolino, MOTUS, OPEN GROUP, Rifugio Amore, Sofia Baldi Pighi, Violetta Cottini, Wissal Houbabi. A questa costellazione si affianca CLUB ALTROVE, curato da Rifugio Amore, che con KUNTHUG, Kobramulata e Mantis espandono il programma verso il clubbing.

A testimoniare questa dimensione processuale sono anche i progetti espositivi e installativi che attraversano l’intera durata della manifestazione. Negli spazi della centrale convivono infatti linguaggi differenti: la mostra personale Solo Show di Monia Ben Hamouda, curata da Simone Frangi e Barbara Boninsegna; Overhead, intervento site-specific concepito da Lorenzo Pezzani nell’ambito del progetto di ricerca LIMINAL dell’Università di Bologna; Sofia Baldi Pighi, curatrice indipendente e ricercatrice con Repeat after me II di OPEN GROUP (Yuriy Biley, Pavlo Kovach e Anton Varga), presentato dopo il passaggio alla Biennale di Venezia; e BLUE BLUE BLUE LIMBO – un-archive di Industria Indipendente, progetto che intreccia mostra, performance, screening, conversazione e installazione olfattiva in un archivio vivente di voci, testi e memorie. 

Questa struttura multipartita chiarisce anche quale sia oggi il ruolo di Centrale Fies nel panorama performativo italiano: non soltanto luogo di programmazione, ma incubatore di linguaggi performativi. Molti artisti transitano per anni attraverso residenze, tutoraggi, produzioni e riprese successive, instaurando con il centro una relazione di lunga durata. Ciò che il pubblico incontra durante il festival è solo un frammento di una storia più ampia, fatta di processi che vengono seguiti, sostenuti e resi visibili nel tempo. Andare a Centrale Fies significa accogliere una diversa idea di spettatorialità: non quella di chi assiste a un prodotto, ma quella di chi prende parte a una ricerca. In questa prospettiva il work in progress diventa uno spazio privilegiato di osservazione, dove il valore dell’esperienza risiede proprio nella possibilità di assistere a un’opera mentre sta ancora cercando la propria forma.