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Suoni sulla riva della Wilsa: Ciao a tutti da Unsound

Il festival del sottosuolo balcanico e non solo.

Geschrieben von Carlotta Magistris il 30 Oktober 2026

I festival oggi. Una coacervo di musica vecchia e nuova con un sottofondo di presenzialismo e prezzi in ascesa fino a diventare una questione di classe. Poi invece, fra Cracovia e Varsavia, c’è Unsound, un piccolo miracolo balcanico in cui sembra di stare nella prima metà degli anni zero. Il cartellone esploso di location e nomi ormai mi provoca una certa agorafobia ma il prezzo dei biglietti aerei e la quantità di zuppe da provare nella mia to do list hanno fatto la loro parte.

Meno male che il mio amore sconfinato per lo stay cheap mi da ancora la possibilità di vivere una delle mie cose preferite: farmi smentire. E così mi trovo ad entrare a Cracovia in un vecchio albergo anni 60 sulla riva della Wilsa che è stato adibito a venue principale del festival. Bar di lusso, consumazioni a doppia cifra e opere d’arte assemblate all’ultimo minuto? Non proprio. La scelta verte su una sala giochi installata negli spazi principali, un bowling, uno stand di polaroid e luci soffuse e trash allo stesso tempo, la mia passione. Qualche local dall’altra parte del bancone che ad una certa inchiodo mi dice che in effetti si tratta di una sorta di sala giochi tutto l’anno, ma rimaneva misterioso sull’effettiva esistenza di un affluenza. Al piano di sotto, letteralmente come mi immagino un bar di scambisti degli anni 80, o forse come l’ho visto in qualche film.

Questa, o in alternativa il corvino e minimale Teatr Łaźnia Nowa dall’altra parte della città, sono le due location principale in cui si alternavano gli act di Unsound Krakow, la seconda parte del festival nonchè la più storica e forse anche quella che conserva il core originale dell’approccio alla curatela del festival polacco: quasi solo live, dj set molto settoriali, generalismo e moda ridotti al minimo.

E infatti: i live del cuore si sono mossi fra il live di Jawnino, icona dello UK Underground, oppure l’unico moshpit visto ovvero quello sotto all’energia fluida e incazzata delle Deli Girls, il djset 100% baile funk di xavisphone, e il minestrone lisergico di Everything is Psychedelic, side project di Tony Bontana assieme al suo producer. Suoni variegati e verticali su una line up eclettica per farci entrare a contatto con il fatto che in effetti scoprire è ancora possibile, ancora meglio se fra un milk bar e l’altro a riscaldarsi con corbe e pierogi.