Bartali

La passione per le due ruote e il bere bene del bar di quartiere che mancava a Garbatella

quartiere Garbatella

Geschrieben von Chiara Colli il 10 August 2020
Aggiornato il 12 Oktober 2020

Foto di Alberta Cuccia

Wohnort

Garbatella

Un giovane „bar di quartiere“ che cambia naturalmente volto durante la giornata, che è riuscito a entrare in sintonia con la dimensione a misura d’uomo del territorio ma pure a evitarne i cliché, uno spazio interno ed esterno senza fronzoli con una proposta enogastronomica di qualità ma pure con una propria identità non appiattita sulle sole coordinate del „food and beverage“. Pochi dubbi che un posto come il Bartali mancava decisamente a Garbatella. Nato a inizio 2019 lì dove un tempo c’era un vecchio bar (ai limiti della bisca), il Bartali nasce dalla passione di due amici, Nicola Epifanio e Luca Patassini (poi diventati quattro, assieme a Febo Zeus Massimi ed Emiliano „Wufer“ Menichetti) per le due ruote e il bere bene. L’idea di un bar un po‘ vecchio stile nell’estetica incontra un’attenzione per la selezione di alcolici e dei prodotti gastronomici, ma soprattutto la passione dei suoi fondatori per la bicicletta che ha reso questo luogo un riferimento dentro e fuori il quartiere per gli appassionati delle due ruote, amatoriali e non solo. Perfettamente integrato nel mood e nell’urbanistica di Garbatella (adiacente a uno dei suoi parchi, quello di Commodilla, in parte incorniciato in un murales coloratissimo, semplice nell’arredamento ma non senza una buona selezione musicale e un biliardino), il Bartali è anche luogo che è stato capace di fare rete con altre realtà del territorio, ospitando presentazioni di libri, raccolte solidali e dj set. Un crocevia perfetto per (r)accogliere le diverse anime del quartiere, rispettandone l’identità a ritmo sostenuto.


Partiamo dall'inizio: come nasce il Bartali e perché proprio a Garbatella? Siete nati qui o ci siete "arrivati" e in che rapporto siete con il quartiere?

Nati nel quartiere o adottati poco cambia. Garbatella è un quartiere straordinario, aperto e accogliente, in piena evoluzione e con tutte le contraddizioni che questo comporta. In questi ultimi anni, come in altre zone della città, si sta vivendo un processo di rigenerazione che qui però, molto più che altrove, prova a tenere insieme attività e servizi tradizionali, presenze consolidate come botteghe artigianali e commerciali, con nuove proposte, evitando la trasformazione del quartiere popolare in un asettico e sempre uguale polo del „divertimentificio“. Il Bartali nasce a gennaio 2019 da tre amici, due dei quali uniti dalla passione per la bici e il terzo barman professionista da oltre vent’anni e, nel suo piccolo, si colloca proprio in questo punto di intersezione: un bar tradizionale di giorno e, la sera, un locale fucina di iniziative culturali e aperto a nuove contaminazioni musicali. È un bar che cambia nell’arco della stessa giornata anche in relazione alla tipologia di persone che lo attraversano: di mattina e pomeriggio è un bar di quartiere, luogo di sosta di chi porta figli e nipoti al parco di Commodilla, di chi passeggia solo o con il cane o di chi scende sotto casa per bersi un buon caffè. La sera invece si popola principalmente di giovani: molti del posto e tanti altri che arrivano da ogni parte della città. Di noi tre soci solo uno, Luca, è nato qui ma tutti e tre abbiamo con Garbatella un rapporto speciale. L’abbiamo spesso attraversata in bici e amata per mille ragioni diverse. E per questo appena se n’è creata occasione abbiamo deciso di rilevare questo locale, un bar poco frequentato, intuendone il potenziale.

Ci raccontate un po' la vostra storia? Il bar è relativamente giovane ed è anche una realtà un po' diversa, sicuramente che mancava, in un quartiere che ha tutta una serie di locali più o meno "cult" e poi qualche new entry - che però non hanno mai "invaso" il territorio. Da dove nasce l'idea di un luogo che da un lato sia un ritrovo per il quartiere e dall'altro abbia questa componente di passione per la bicicletta così spiccata?

Il bar nasce dalla nostra passione comune per le 2 ruote e l’alcol: ci piace pedalare e bere bene – ma mai contemporaneamente.
NICOLA: Prima del Bartali, ho lavorato a Bologna dalle ciclofficine ai negozi di bici, dalle aste popolari di bici a eventi di sensibilizzazione sulla mobilità sostenibile patrocinati dal comune. Cinque anni fa mi sono trasferito a Roma e ho aperto un negozio di biciclette in centro, dove ho conosciuto Luca, da sempre appassionato di biciclette e sostenitore attivo di eventi come la Critical Mass e la Ciemmona, e Febo, proprietario dell’omonimo locale e… Da cosa nasce cosa. Sentivo l’esigenza di mettere in pratica un progetto a cui pensavo da qualche anno: un locale rivolto ai ciclisti – inizialmente doveva esserci anche un’officina, per ora abbiamo gli attrezzi per piccole riparazioni – ma non solo, con proposte enogastronomiche di nicchia, non a caso la maggior parte dei prodotti di gastronomia vengono da piccole realtà molisane presenti anche nel nostro shop online, e cocktail di livello preparati da Febo e Wufer, due barman con esperienza decennale. Con Wufer – che oltre a essere barman è impegnato con Redgoldgreen Label, JamAttack Radio e Rototom Sunsplash – organizziamo settimanalmente una serie di eventi, dirette radio con interviste ad artisti emergenti o già affermati, dj set e live acustici. Tutto ciò e stato subito apprezzato nel quartiere, soprattutto perché mancava una proposta del genere, diversa da quello che era già presente a Garbatella.
LUCA: Ho sempre vissuto a Garbatella, e quasi sempre su due ruote. L’idea del bar mi barcamenava in testa da tempo, poi qualche anno fa ho collaborato con Nicola e Alessandro Ceci, un altro amico attivista a due ruote, al Boom Boom Ciclobar, un progetto per l’estate romana. Da lì, l’idea di aprire un locale insieme, e quando si è presentata l’occasione di rilevare il vecchio bar per trasformarlo in Bartali non ci abbiamo pensato due volte.

Come è stato accolto il Bar nel quartiere? Sembra che abbiate molto il concetto di rete, sia rispetto ad altre realtà affini sia rispetto ai vostri clienti: avete delle connessioni/rapporti con altre realtà del quartiere o di Roma? L'utilizzo della bici come scelta di vita spingono un po' verso la tendenza a fare rete, a collaborare, a fare squadra condividendo un approccio simile...

Il Bartali è stato sin da subito accolto bene. La sua apertura non è passata come un’operazione puramente commerciale. Conoscevamo bene Garbatella: la sua ricchezza associativa e culturale, e la presenza nel quadrante di Roma Sud di numerose realtà sociali e sportive sono state per noi un motivo importante di scelta. Il quartiere era già vitale per conto suo e noi a questa energia ci siamo voluti collegare. In più la comune passione per la bici ha fatto il resto. E non è un caso che ci siamo conosciuti partecipando insieme a diversi eventi ciclistici in giro per la città, diventando il bar di riferimento per i corrieri in bici di Corro, per i ragazzi di Roma Bike Polo che giocano e si ritrovano al parco Brin, le ragazze del Roller Skating, gli skater e i ciclisti urbani in generale, e di associazioni molto attive nel quartiere come Aps Demos – Sport Popolare.

La bici, se usata quotidianamente e come mezzo per spostarsi, è quasi uno stile di vita, una scelta politica. Che tipo di clienti avete e come vi sembra che sia l'attitudine verso la bicicletta dei romani?

La bicicletta è la vita! Non solo uno stile, ma totalmente un modo di vivere la città. I nostri clienti sono ciclisti, appassionati ma anche semplici rider che lavorano tramite le due ruote: cerchiamo di essere un punto di riferimento per le realtà che credono nella mobilita sostenibile e nella creazione di una nuova modalità di fruizione della città. Inoltre crediamo nel valore della bicicletta come mezzo di spostamento anche per quanto riguarda il turismo sostenibile. Ci attrae il viaggio in bici: sia come avventura sia come scoperta del territorio che ci circonda a un ritmo a misura d’uomo. A giugno abbiamo promosso e finanziato in parte un pellegrinaggio in bici sulla Via Francigena realizzato da tre nostri affezionati clienti e amici. Hanno percorso l’antico sentiero da Roma a Lucca in 5 giorni, sempre e solo in sella alle loro biciclette!

Come vi sembra che sia la mobilità nella Capitale e in particolare a Garbatella - che magari nella sua dimensione un po' autonoma rispetto al resto della città permette anche ai più pigri di usare un mezzo come la bici? Vi sembra un po' cambiata/migliorata negli anni o viceversa? Credete anche voi che Roma non sia una città da bici per i saliscendi - e per l'inciviltà degli automobilisti - o abbiamo qualche speranza?

Effettivamente, Garbatella sembra un po’ un borgo nella grande città e questo apparentemente facilita la diffusione e l’uso della bicicletta. Le salite poi sono più una scusa che altro, dopo un paio di giorni in sella non sembrano più l’insormontabile problema che di solito non ci fa abbandonare l’auto per la bici. La presenza ingombrante delle macchine invece, sia come traffico sia come occupazione di suolo pubblico, non aiuta. Ma questo è un problema delle città di oggi. Eppure ci sono foto d’epoca, anni ’50, che documentano gare ciclistiche che passavano per queste strade. E c’è un film famoso come “Le ragazze di Piazza di Spagna”, protagonisti Lucia Bosè e Renato Salvatori, che racconta in alcune scene di una competizione in bicicletta in cui erano coinvolti gli abitanti dei lotti intorno alla scalinata della famosa fontana Carlotta. Ancora meglio, a pochi metri da qui, nel lotto 12 – quello del Palladium – è vissuto un personaggio mitico come Marcello Spadolini, “l’uomo in fuga” come lo battezzarono le cronache del tempo, vincitore di tante gare e soprattutto uno che, ai tempi di Coppi e Bartali, aveva il fegato di partecipare da “indipendente”, senza squadra, al Giro d’Italia. Qui c’è ancora chi lo ricorda a ottanta anni suonati in sella alla sua Lazzaretti, farsi i suoi 60 km quotidiani sui pedali. Quindi la bicicletta fa parte di questo territorio e noi puntiamo a rinnovarne non solo la memoria ma anche a incentivarne l’uso.

Tre consigli alla sindaca per invogliare i romani all'utilizzo della bici.

Alcune piccole idee. Uno: moltiplicare i chilometri di piste ciclabili in tutta la città metropolitana, completare il percorso che da Tor di Quinto arriva a Ostia e possibilmente fare tutto ciò senza occupare i marciapiedi, ovvero senza sottrarre spazio ai pedoni. Due: integrare l’uso della bici con i mezzi pubblici adatti al loro trasporto. Tre: incentivare l’uso della bicicletta con bonus cultura e sconti su biglietti di ingresso per eventi culturali, musicali, cinema e teatro.

Come scegliete la bici da usare?

NICOLA: Luca e io siamo un po` di parte: da anni per spostarci a Roma utilizziamo solo bici a scatto fisso, che per noi è il mezzo migliore. Dovendo però consigliare un mezzo a due ruote, secondo noi l’ideale è una bici da Gravel, una disciplina sempre più in voga e un tipo di bici adatta ai terreni misti. Viste le condizioni delle strade di Roma, è la bici che meglio si adatta agli spostamenti urbani.

Ci sono dei "simboli" caratteristici di Garbatella, a cui siete affezionati o che trovate particolarmente rappresentativi?

C’è tutto un percorso di storie a cui ci sentiamo molto legati. Esperienze politiche e sociali, vicende umane di persone che qui sono nate e cresciute, spazi di cittadinanza attiva che hanno trasformato questo quartiere in una zona con uno dei più alti indici di benessere “equo e sostenibile” della città. Volendo tracciare un filo rosso lungo i luoghi che ci stanno a cuore, sicuramente partiremmo dagli spazi verdi: il Parco di Commodilla/Giovannipoli, quello adiacente al Bartali, che è stato rivitalizzato da un comitato di residenti capace di sottrarlo all’incuria comunale, il Parco Brin, animato ogni giorno da allenamenti, tornei e partite degli amici del Roma Bike Polo, e poi il parco Cavallo Pazzo in via Magnaghi, dove da anni opera l’associazione Casetta Rossa. Lungo questo percorso c’è il Palladium e la biblioteca Moby Dick, poi su via Passino il Csoa La Strada, con i suoi murales e che, tra le altre cose, è anche sede della Scuola Popolare Piero Bruno, nata per aiutare i ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori del Municipio Roma VIII e per tutelare il diritto all’istruzione. Più su arriviamo in Piazza Sauli, con tutto il racconto dei film girati qui – da „Caro Diario“ a „C’eravamo tanto amati“ fino a „Una vita violenta“ – e volendo, con qualche deviazione, è possibile intercettare il Roma Club e l’Oratorio della Chiesoletta, altri due punti importanti della memoria del quartiere. Una citazione a parte, passando alle persone a cui siamo affezionati, la merita tutto quel gruppo di “cercatori di storie locali” che ruota intorno a Moby Dick e che da decenni svolge un preziosissimo lavoro di ricerca su Garbatella e tutto il Municipio di Roma VIII. Alcuni di loro poi, da Claudio D’Aguanno a Gianni Rivolta, sono pure appassionati di ciclismo, al tempo tifosi più di Coppi che del nostro Bartali in verità, ma per questo doppiamente cari a tutti noi.

Quali credete siano le maggiori criticità e i maggiori punti di forza del quartiere?

I punti di forza sono tutti dentro la rete attivista delle associazioni culturali e politiche e nella vivacità sociale che sta trasformando il quartiere, senza dimenticare il suo passato e i suoi valori. Le criticità, per paradosso, si nascondono proprio negli elementi di attrattiva e richiamo a cui, anche noi nel nostro piccolo, possiamo contribuire. Garbatella è infatti, potenzialmente, nel mirino di quel processo di “gentrificazione urbana” che rischia di trasformarla in un luna park senza anima. Non sappiamo se e come le istituzioni, dal Municipio al Comune, possano intervenire su questi processi ma la disattenzione verso certe forme di aggressione al territorio produce più danni che altro.

E quindi, tutto sommato, quale credete sia l'anima e l'identità del quartiere? Penso ci siano vari livelli di interpretazione: tutto l'aspetto popolare/storico e dei lotti, le nuove generazioni che in parte sono cresciute qui, la rete di supporto sociale del "municipio solidale" che credo sia emersa ancora di più durante l'emergenza, la dimensione un po' da "paese"...

Per provare a fare un po’ di chiarezza, diciamo che l’atmosfera “da paese” su cui tanto si ricama è spesso una descrizione da cartolina. Certo, la dimensione urbanistica e la bellezza architettonica dei lotti contribuiscono al mito del “buen vivir” della zona. Ma nulla è scontato e nulla è dato una volta per tutte. Lo stesso Municipio Solidale che, non solo nel territorio di Garbatella, è stato presente durante l’emergenza Covid con una straordinaria mobilitazione di tante associazioni di volontari, è stato possibile solo grazie alla rete di realtà formali e informali, vive e attive, che si snoda e attraversa tanti dei quartieri di Roma Sud. Per quello che abbiamo letto e studiato della storia del quartiere, siamo poi convinti che se Garbatella ha conservato la sua identità progressista, accogliente, culturalmente viva e ricca di esperienze, più che della “tradizione della sinistra storica” sia merito delle “nuove generazioni”, quelle che dagli anni 90 qui hanno fatto continuamente attività sociale.

Sapreste indicarci un percorso nel quartiere attraverso i luoghi che più amate e frequentate?

Tra quelli che frequentiamo di più, ci sono sicuramente i parchi e gli spazi di attivismo sociale menzionati più sopra. In più possiamo aggiungere che un percorso è tale se più che raccontarlo lo si fa insieme. Magari in bici. Magari a piedi. E noi siamo disponibili ad accompagnare la curiosità di chi vorrà conoscere questa nostra Garbatella che ha nel Bartali un punto sosta di sicuro conforto.