Della rinascita dell’edicola di Porta San Vitale ne avevamo parlato a maggio, al momento dell’inaugurazione di Fuori Pagina. Oggi siamo tornati a vedere come se la passano, dopo una lunga estate bolognese, e a capire cosa bolle in pentola per questo (caldo?) autunno/inverno.
Mi incontro con Rebecca, una delle socie dell’edicola. Ci accomodiamo in uno dei tavoli fuori all’ombra. Un altro collega sta stendendo una tovagliona rossa per il torneo di burraco, dei regaz con la maglietta dell’inter si danno il cinque e poi sfrecciano velocissimi in monopattino. Due tipi tedeschi sono seduti accanto a noi, chiacchierano e hanno comprato una settimana enigmistica italiana. Chissà. Altre persone fanno dentro e fuori, qualcuno slega la bici, il semaforo cambia e fa fermare e ripartire il traffico dei viali. Tutto regolare, si sta bene.

Ecco, ci siamo. Sono passati più o meno quattro mesi dall’apertura dell’edicola, e quattro mesi piuttosto particolari. Ci racconti com’è andata quest’estate?
Certo, ti dico tutto. Anche perché siamo rimasti quasi sempre aperti. Questo posto è nato come presidio di quartiere e servizio per chi abita qui. Ci è sembrato naturale continuare a far parte del tessuto urbano con costanza anche nei mesi estivi. Semplicemente, siamo stati qui. Come saprai siamo in tanti, abbiamo fatto i turni – oltre ovviamente a Laura, l’edicolante che lavora al chiosco in pianta stabile. Sveglia alle 4.30, apertura verso le 5 di mattina e via. Oltre a tenere aperta l’edicola poi, consegniamo anche a casa e nei bar.
Infatti, quello delle edicole è senza dubbio un settore particolare, forse ancor più difficile da comprendere di quello di una libreria, con meccanismi iper-specifici e tutte le sue beghe e delizie. Voi lo avete iniziato a conoscere da autodidatti?
Sicuramente, aprire tutte le mattine all’alba è stato molto romantico all’inizio, ma un po’ più difficile dopo… Di base avere un’edicola vuol dire fare ordini e bolle, controllare colli, prendere prenotazioni e smistare materiale; ma l’edicolante riveste anche un ruolo sociale importante per tutte le persone che si fermano. Questo è un settore complesso e curioso, ma in parte anche piuttosto datato. Noi siamo di base autodidatti, ma siamo stati affiancati da chi faceva questo lavoro prima di noi, e cerchiamo piano piano di capire cosa si può fare per migliorare il servizio. A volte è un po’ uno scontro con un sistema testardo…. Ma siamo fiduciose.
Immagino che abbiate ereditato anche parte della clientela storica del chiosco di Carrella…
Sì. Quando la vecchia edicola è rimasta chiusa, per il quartiere è stato un piccolo lutto urbano. Quando abbiamo ripreso in mano noi, i clienti di una volta si sono sommati ai nuovi. Per dire, già mentre stavamo pulendo e sistemando si fermavano in tanti a chiederci: ma cosa succede, chi siete, rimarrà edicola? E noi rispondevamo a tutti di sì, di non preoccuparsi, che eravamo solo in di più. Di fatto non siamo stati mai soli. Tra aprile e maggio in diversi ci hanno dato una mano, anche bambine e bambini. Venivano qui e si mettevano a sistemare e pulire un po’ anche loro. Adesso siamo praticamente nelle loro mani, evviva! Vengono in edicola per i Pokémon e gli squishy dumplings, ma anche per giornalini, figurine e fumetti, e si fermano a raccontarci dei loro progetti… Sta nascendo pure una specie di Club della lettura ideato da un ragazzino per i suoi coetanei. Tutto vero, vi terremo aggiornati.
Quindi gran parte del quartiere sembra avervi accolto benone…
Direi proprio di sì. E poi oltre ai bimbi e alle bimbe, agli anziani e alle anziane di Via San Vitale, di qui passano anche tanti professionisti e professioniste. Siamo vicini al Sant’Orsola e in generale questo è un punto della città abbastanza nevralgico. E poi anche tra soci e socie proveniamo da mondi eterogenei. Per questo stiamo cercando di pensare ad un’offerta che sia più diversificata possibile, sia per noi sia per chi passa di qui, ma che comunque ci appartenga e parli del progetto che stiamo portando avanti. Siamo stati un po’ in giro, come Fuori Pagina, venendo ospitati da diverse realtà in diversi luoghi. Adesso vorremmo creare sempre più appuntamenti fissi qui, clima permettendo, senza snaturare il motivo per cui siamo nati.
Immagino che sia comunque qualcosa di complesso e piuttosto ambizioso da portare avanti, in una città che sta disconoscendo a muso duro l’informalità e l’aggregazione dal basso… Non per fare sempre gli stessi discorsi, ma…
È una questione che sentiamo anche noi, ed è parte del motivo per cui siamo qui. Pensa che non ci conoscevamo nemmeno tutti all’inizio… Ci siamo trovati un po‘ per caso, attorno all’idea di uno spazio che non vivesse solo di eventi. Il che non vuol dire che non faremo eventi tout-court, attenzione, ma che quelli che offriremo saranno pensati a partire da una scelta a monte: quella di non costruire Fuori Pagina attorno a un motivo di consumo, o solo attorno al motivo di consumo principale, cioè l’edicola. In un bar si va per bere o mangiare, e lo stare insieme viene di conseguenza. Noi vorremmo il contrario: che le persone vengano per incontrarsi, leggere, parlare, partecipare a qualcosa, senza che serva comprare per sentirsi legittimate a restare. È un modo diverso di intendere lo spazio, più vicino a una „piazza“ che a un locale. Per questo noi non siamo – non vorremmo esserlo mai – un bar e non vendiamo alcolici e cibo. Ma al di là dei permessi, ci interessa che chi entra venga per stare con gli altri, non per consumare qualcosa. In qualche serata, quando avrà senso, collaboreremo con realtà esterne per offrire qualcosa da bere o da mangiare.
Abbiamo anche in mente di ospitare alcune mostre e installazioni, così come di avere sempre più spazio per una certa editoria indipendente, e fare presentazioni di progetti che ci stanno a cuore. E soprattutto, per quest’anno l’idea sarebbe quella di avviare una sorta di format di informazione. Lo immaginiamo per ora come una rassegna stampa del sabato mattina, qui in edicola, dove si leggono insieme e si commentano le varie notizie dei giornali, e poi si dà un morso a un cornetto. Ci sembra qualcosa che rispecchia l’anima di Fuori Pagina e quella della piazzetta di quartiere che vorremmo sempre di più essere.
Infatti, quest’edicola vive molto anche il fuori, lo spiazzo qui davanti e la via sul lato che dà verso le mura…
Esatto, è così. Ed è per questo che vorremmo vedere anche la strada qui dietro vissuta dal quartiere, senza alcun obbligo di consumo. Le panchine sono quasi del tutto scomparse, e con loro quei terzi luoghi di aggregazione – le piazze e le piazzette appunto, che lasciavano spazio alla spontaneità dell’incontro, alla sosta, al riposo. Per questo abbiamo presentato una proposta al bilancio partecipativo di quest’anno. Sai che qui si ferma sempre una signora che va a fare la spesa e ad un certo punto ha bisogno di sedersi? È diventata un’abitudine per lei, e così per molti altri. E noi proprio questo vorremmo: creare sul serio uno spazio di informazione ma anche di ritualità. Poter anche solo dire: passo dall’edicola
E allora grazie. Che dire -- Ci vediamo al Fuori
Sì, ci vediamo al Fuori!




