Perché abbiamo bisogno di creare artefatti che ci ricordano l’importanza della socialità? Perché senza un promemoria non ci riconosciamo più? In questa mostra a cura del collettivo Prontoplastico l’arte diventa dispositivo per interrogarsi sulla nostra incapacità di stare insieme, di ascoltarci, di sostenerci, al di là di uno schermo.
Le opere in mostra si muovono in questo territorio liminale, tra il desiderio di riconnessione fisica e la dipendenza dalla mediazione tecnologica. Installazioni, performance, oggetti ibridi mettono in discussione la nostra relazione con l’altro e con noi stessi e questa volta ci costringono a un contatto diretto, senza filtri, senza scorciatoie. Lo spazio stesso muta e si trasforma in un organismo empatizzante, un catalizzatore di nuove forme di aggregazione ed evoluzione sociale, dove la trasformazione prende forma attraverso strumenti condivisi e la volontà di agire per un bene collettivo.
Queste macchine sentono, appartengono, condividono. E noi? Siamo ancora capaci?
Tra gli artisti in mostra:
Anhaus Alberto, Denoly Etienne, Prontoplastico, Radiice, Sinodica, Sanjeshka, Vanelli Giacomo, Zattere
Written by La Redazione