“La singolarità” è un lavoro maturo e necessario, che interroga il presente senza fornire soluzioni, ma lasciando emergere una verità inquieta: forse nulla, davvero, è mai archiviato. In scena, l’idea dell’accumulo non è solo analizzata sotto il profilo materiale, ma sotto il profilo del linguaggio: ogni oggetto conserva un valore simbolico, e disfarsene equivale a perdere una parte di sé.
La regia costruisce un dispositivo essenziale e incisivo, che mette lo spettatore di fronte a una società incapace di fare i conti con la mancanza, la fine, il vuoto. Accumulare diventa paradossalmente una strategia di sopravvivenza esistenziale: come poter sopravvivere all’eredità emotiva e materiale di chi ci ha preceduto? Quali spazi occupano questi bagagli più o meno ingombranti e come è possibile trovare spazio per la propria individualità all’interno di questi contesti sempre più complessi ed escludenti?
Le domande sembrano semplici ma le risposte, in fondo, non sono scontate: mantenere la propria singolarità dinanzi a questi fardelli che prezzo può avere in questa società che da sempre ha paura del vuoto e della fine?
Written by Andrea Di Corrado