In The Blue Hour, Benjamin Kahn costruisce un assolo che si muove con delicatezza e intensità tra visibile e invisibile, tra corpo e spazio. Théo Aucremanne abita il palco come se stesse attraversando un momento sospeso, un tempo fragile in cui la danza diventa strumento di riflessione sul presente e sulle tensioni del contemporaneo. Ogni gesto si apre e si richiude, misura la vulnerabilità e la forza del corpo, intrecciando precisione coreografica e una sensibilità poetica che avvolge lo spettatore in un’atmosfera rarefatta, a metà tra il sogno e la realtà.
Kahn, che ha formato il proprio linguaggio a Bruxelles e in Francia, attinge a percorsi interdisciplinari e collaborazioni con performer singolari per creare opere che interrogano lo sguardo e il rapporto tra individuo e collettivo. Nella trilogia di assoli che ha inaugurato nel 2019, l’artista esplora costruzione e decostruzione del gesto, con attenzione ai dettagli e alla materia corporea, mettendo in scena un ritmo che è allo stesso tempo intimo e universale. Anche in questo lavoro, la danza si fa strumento di osservazione e contemplazione, capace di trasformare la fragilità in presenza poetica e il tempo sospeso in esperienza condivisa, lasciando allo spettatore la sensazione di un’alba che resta appena oltre il visibile.
Written by LR