Il testo di Anton Čechov, nella regia di Liv Ferracchiati, non si limita a interrogare il tempo: lo fa sentire sulla pelle, come una pressione lenta e inesorabile. Qui l’attesa non rappresenta una condizione narrativa, ma una ferita aperta, qualcosa che vibra nei corpi prima ancora che nelle parole.
Le tre sorelle abitano la scena come sospese su un confine fragile, attraversate da un desiderio che non trova sbocco e che proprio per questo si intensifica, si deforma, si consuma. «A Mosca, a Mosca!» – il loro richiamo ossessivo – non è più una direzione, ma un’eco che si svuota mentre risuona, trasformandosi in misura della distanza tra ciò che si sogna, ciò che è stato e ciò che si vive.
La vita delle tre protagoniste diventa l’incertezza insoddisfatta del presente dove crepe, silenzi, microfratture compongono il vero tessuto drammaturgico. E allora Čechov smette di essere memoria e diventa urgenza, attuale in un contesto in cui incertezza e precarietà sono quanto di più simile tutti noi ritroviamo nelle protagoniste. Non c’è più nostalgia, ma un dolore vivo, presente, che riguarda il desiderio di essere altrove – o forse, più radicalmente, di essere altro – e l’impossibilità, a volte ostinata ma pur sempre umana, di riuscirci.
ORARI
Da martedì 28 aprile a sabato 2 maggio ore 20:00
Domenica 3 maggio ore 18:00
Written by Andrea Di Corrado