Carta, filo metallico, foglie, una matita. Solo questo e infinite possibilità. Potrebbe essere un gioco o una poesia, perché solo loro sanno portare le più grandi complessità nel territorio della semplicità. E da quello che ho visto, Haruka Misawa, tra le più rilevanti esponenti del design giapponese contemporaneo, ha giocato e ha scritto poesie.
Partendo da elementi minimi ha generato una mostra display di visioni infinite, minuscoli spostamenti, mondi in miniatura, movimenti inaspettati. Si è colti da sorrisi e da stupore. Un susseguirsi di variazioni minime che spalancano le declinazioni di materiali basici, apparentemente piatti come i fogli di carta, che invece prendono forma e si intrecciano in storie infinite. Niente urla, tutto scorre con eleganza e dettagli e sfumature e grande, immensa, consapevolezza. Dello spazio, della composizione, della materia.
Questa mostra non è certo una prima volta per Haruka Misawa, che ha fondato la sua intera pratica di designer su un metodo di pura poesia e empatia: osservare i principi fondamentali degli oggetti, le dinamiche spontanee e intrinseche della materia e del contesto, per immaginare tutte le possibilità sconosciute che esse racchiudono. Un esercizio di fantasia e tecnica che nel suo lavoro, e in questa mostra, raggiungono dei picchi di equilibrio tra poli opposti. Per godere e per imparare.
Written by Annika Pettini