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Thu 01.12 2016 – Sun 04.12 2016

#MASH 2016

When

Thursday 01 December 2016 – Sunday 04 December 2016

How much

€ 15/10 giornaliero, Mudec sempre gratis

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Organizaer

Savana + Terzo Paesaggio

Faccenda complessa, l’identità. Nel caso di un festival come #MASH che si occupa degli sviluppi contemporanei della world music e delle sue contaminazioni mantenere una propria identità senza perdersi nelle migliaia di rivoli che possono scaturire da una tematica simile richiede uno sforzo non comune – qui effettivamente presente. In questa seconda edizione si segue il tema dello scambio, “musicisti occidentali che assorbono nel proprio lavoro influenze dal resto del mondo” e, come contraltare, “musicisti del resto del mondo che hanno fatto propri stili occidentali”, generalmente elettronica. Mi piacerebbe prima o poi vedere anche un gruppo grindcore filippino o noise indonesiano, generi che in quei paesi sembrano trovare terreno fertile, ma per ora accontentiamoci della proposta di #MASH, quasi una “curatela” più che una semplice programmazione. Accompagnata da una nutrita serie di talk e incontri, la line up musicale (suddivisa fra Mudec, Base e Biko) vedrà esibirsi il primo giorno il duo libanese Rabih Beaini/Mazen Kerbaj, uno già molto noto al nostro pubblico, il secondo improvvisatore, e come tale dalle collaborazioni infinite (Franz Hautzinger, Lê Quan Ninh, Michael Zerang, Sharif Sehnaoui, Axel Dörner…). A seguire, piatto forte al Base, il 2 dicembre: due show audio/video con Roly Porter & Mfo (in apertura di serata) e Sote & Boris Vitazek (in chiusura), interrotti dal dj set di Helm alle prese con i dischi di Muslimgauze – instancabile musicista di Manchester prematuramente scomparso, ossessionato dalla cultura che va dal mondo arabo all’India – e dal live di Don’t Dj, tedesco difficilmente inquadrabile – e notevolissimo – che invita il pubblico a superare le barriere percettive culturali: techno-gamelan? Ce l’abbiamo; tabla-dub che pare fatto in Brasile? Eccoci. Il 3, live al Biko con Yussef Kamaal, splendido duo jazz-funk britannico lanciato dall’onnipresente (in questo ambito) Gilles Peterson, mentre l’afterparty del 4 – con il veterano Dj Rupture e Yør Kultura, remixer world di Rotterdam – si terrà nell’atmosfera surreale di un ristorante latino americano. In tutto questo, per il pubblico l’identità si rischia di perderla…

Andrea Cazzani

MASH

Un’edizione, questa seconda di #MASH, che appare più fluida e aderente a una realtà sempre in divenire rispetto a quella dello scorso anno – e soprattutto rispetto alla comune accezione che spesso, ancora oggi, si ha della cosiddetta “world music” e delle connessioni culturali tra Oriente e Occidente. Per orientarci meglio all’interno del programma – diurno e notturno – abbiamo chiesto a una delle menti di S/V/N/, Enrico Gilardi (vecchia conoscenza su queste pagine), di preparare per Zero una guida ragionata a #MASH attraverso i suoi protagonisti, la sua grafica decisamente coraggiosa e il suo concept iniziale.

ENRICO GILARDI: Il punto di partenza di questa edizione è stata l’idea di estendere, di esplodere, il concetto di “mash”, l’esperienza originaria dell’anno scorso. Che poi in realtà si tratta di un riferimento soprattutto storiografico, una cosa che è accaduta nel passato e con la quale non è stato facile relazionarsi perché è stato letto come un festival nella misura in cui non lo voleva essere – e in fondo non lo è stato. Le questioni fondamentali che ci si sono poste davanti sono state due: avere uno sviluppo su più giorni e legare il festival a certe location, in particolare il Mudec, trovando anche degli spazi che potessero ospitare la parte performativa; e poi la voglia di guardare al concetto di “mash” – termine che di per sé ha dei significati sconfinati, se tradotto in senso etimologico – usandone tutto il dinamismo per allontanarci in parte da quello che era stato identificato come il focus dell’anno scorso – quindi a tutti gli effetti una rassegna, un appuntamento, che ragionava su musiche outernational con un’estetica naturalmente collegata rispetto al panorama occidentale della musica elettronica. Quel tipo di focus e di ricerca c’è, in parte, nella programmazione diurna – quella composta da talk, screening e listening session. E poi da un punto di vista performativo abbiamo cercato di essere più fluidi, non tanto nella prassi – che poi è sempre assimilabile a un tipo di performance elettronica – quanto nella ricerca musicale, navigando tra vari riferimenti e sonorità. Questo ha prodotto un programma con una parte notturna ma anche con una diurna al museo, fatta di alcuni momenti dove si cerca di riflettere anche in modo esperienziale attraverso le testimonianze degli interlocutori – il giovedì ad esempio -, o con appuntamenti più parlati, come le talk di DJ Rupture e Don’t DJ, quindi più in forma di incontro con persone che presentano la propria ricerca artistica attraverso una base teorica abbastanza forte.

Leggere le prossime pagine per tutti i dettagli del festival.

  1. #MASH 2016: Guida Ragionata
  2. Giovedì 1 Dicembre
  3. Venerdì 2 Dicembre
  4. Sabato 3 Dicembre
  5. Grafica

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Written by Chiara Colli