Doku

ZERO here: beve sakè.

Contacts

Doku Via Ettore Fieramosca, 30
Roma

Time

  • lunedi 19–01
  • martedi 19–01
  • mercoledi 19–01
  • giovedi 19–01
  • venerdi 19–02
  • sabato 19–02
  • domenica 19–01

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Prices

Written by Alberto Asquini il 28 February 2018
Aggiornato il 7 March 2018

Parlare in poche righe del sake, bevanda giapponese che ha una tradizione e una cultura ultrasecolare, è quasi un atto sacrilego. Bisogna però provarci per introdurre al meglio Doku, japanese bar – o sake bar, se preferite – che ha aperto da qualche mese in quel del Pigneto, lì dove c’è il Parco del Torrione, che forse ricorderete per quella bella iniziativa che fu Pigneto Spazio Aperto. Allora, il sake deriva dalla fermentazione del riso, che avviene grazie a una muffa, chiamata koji-kin, e a un lievito. Alla muffa il compito di trasformare l’amido del riso in zucchero, al lievito quello di trasformare lo zucchero in alcol. Poi c’è una fase di pressatura per separare la bevanda (ancora grezza) dal riso lavorato, c’è la filtrazione, l’affinamento, l’imbottigliamento etc. La gradazione non è alta, siamo sui 15% gradi di media, e un’altra indicazione importante in % sulla bottiglia è il grado di raffinazione del chicco, detto simaibuai: più impurità vengono tolte, più pregiato è il prodotto finale. Come facile immaginare, ci sono tantissime varietà e stili, le principali che trovate da Doku sono Junmai (sake ottenuto solo da riso e acqua, senza alcol aggiunto), Junmai Ginjo, Junmai Daiginjo, Honjozo, Futsushu che è lo stile più popolare e diffuso in Giappone. Oltre alla possibilità di scegliere singolarmente dalla carta, Doku propone anche un percorso di tre assaggi (€ 12) per avere una prima infarinatura sull’argomento, iniziando con un sake fruttato, proseguendo con uno equilibrato e chiudendo con uno strutturato. Anche se la gradazione non è quella di un liquore, siamo sempre sui livelli di un vino robusto e corposo, per cui approfittate delle proposte della cucina, anche perchè sono veramente buone: si vai dagli onigiri (polpette di riso con tonno, salmone, gamberi o alghe), ai filetti di ricciola e ventresca di ricciola giapponese (molto particolare e saporita), dai ravioli alla tagliata marinata, per chiudere con mochi (una pallina di gelato, consigliatissima quella al sesamo nero) e dorayaki. Pochi coperti, affaccio diretto sulla riserva di sake e sul bancone-cucina, godimento niente male.

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