Da Giovanni

ZERO here: Mangia con i secondini.

Contacts

Da Giovanni Via della Lungara, 41
Roma

Time

  • lunedi 12–15 , 19:30–22:30
  • martedi 12–15 , 19:30–22:30
  • mercoledi 12–15 , 19:30–22:30
  • giovedi 12–15 , 19:30–22:30
  • venerdi 12–15 , 19:30–22:30
  • sabato 12–15 , 19:30–22:30
  • domenica chiuso

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Prices

Written by Fabrizio Bellomo il 31 October 2018
Aggiornato il 8 November 2018

…Su di un Frecciarossa Milano-Roma…
(Sarei andato in serata alla cena, in realtà un misero buffet condito da vino scadente) per la ri-apertura della Quadriennale. Arrivai per l’ora di pranzo, verso le 14:00. Già sul treno, prima ancora di scendere a Termini, ero intento ad aggeggiare sul telefono per prenotare una di quelle rosse Cinquecento in sharing e per capire quanto ci avrei messo fino a Regina Coeli in un trafficato orario di un giorno infrasettimanale della capitale. Dal responso ricevuto: una trentina di minuti. Il tutto risultò fattibile. Sarei potuto riuscire ad arrivare Da Giovanni giusto in tempo per non trovare la cucina chiusa. Da Giovanni mi ci aveva portato Matteo anni prima, alla richiesta di farmi vedere, mangiare in una trattoria romana ‘autentica’.

Ci andammo a piedi da casa sua che all’epoca viveva in Largo del Pallaro: Campo dei Fiori, Ponte Mazzini: Regina Coeli. Durante il tragitto Matteo mi narrò che da questa trattoria, essendo proprio di fianco all’entrata del carcere, negli anni, erano partite diverse pietanze – dirette ai carcerati e ai secondini più privilegiati.
Ed è quindi grazie a lui che ogni volta che passo da Roma ci ritorno: come la volta in cui ho noleggiato una macchina da pagare al minuto che mi sarebbe costata più del doppio dell’intero pranzo pur di essere coccolato dal clima di questa locanda. Un clima semplice: pochi tavoli, una mamma in cucina, un oste (il figlio) e un cameriere dalle fattezze simpatiche e pacioccone – ma estremamente sobrio. È un luogo silenzioso, anche perché ubicato in quella stessa via Lungara da dove si entra a Regina Coeli; una viuzza incastrata al di sotto del Lungotevere Gianicolense e parallela a quest’ultimo, così da avere centinaia di metri ‘ciechi’ di fronte all’entrata del carcere. Da Giovanni mi ricorda un po’ il “Re delle Mezze Porzioni”: la locanda protagonista del film “C’Eravamo Tanto Amati”, senza la stessa casciara che forse però si è semplicemente affievolita col passare del tempo.

Il menu ideale qui è: pasta e patate sporcata dal pomodoro e trippa alla romana con mentuccia. Vino rosso e nessun dolce.
L’ingrediente che contraddistingue la trippa alla romana da tutte le altre è la mentuccia. Tempo fa, in una trattoria turistica di Trastevere dov’ero finito ‘rincorrendo’ (inutilmente) una bellissima ragazza che qui voleva portarmi, mi toccò discutere con il cameriere calabrese, convinto che nella trippa alla romana non ci volesse la mentuccia: visto che la versione che mi era stata servita era sprovvista dell’aroma. Gli chiesi gentilmente, ma evidentemente irritato, di domandare al cuoco se nella ricetta originaria della trippa della capitale ci fosse o meno la mentuccia e del perché loro non la utilizzassero: tornò dopo pochi minuti con il responso: «…nella ricetta originaria la mentuccia ci va, ma oggi era finita e il cuoco l’ha fatta senza…».

Preferisco la semplicità di questo genere di locali alla finta esclusività che contraddistingue sempre di più il mangiare contemporaneo

I prezzi Da Giovanni erano leggermente rincarati rispetto alla volta con Matteo: quando una trippa costava costava 4 euro e la pasta e patate 3. Non fedele a quelle parole di Vittorio Gassman pronunciate (nel film di Scola “La Cena”) alla proprietaria della locanda perché i prezzi erano sempre gli stessi da una ventina d’anni: «…siete il mio antidoto all’inflazione…».

Da Giovanni i prezzi erano rincarati di un euro: la trippa a 5 € e pasta e patate a 4. Ma a questo piccolo rincaro ero abbastanza indifferente visto che per arrivarci avevo speso più di venti euro di macchina a noleggio e con la cifra complessiva delle spese – avrei potuto pranzare un po’ d’ovunque. Ma volli per affezione tornare proprio qui, per sentirmi un po’ a ‘casa’ (o meglio in ‘una casa’), coccolato – ma anche perché trovo sia un gesto realmente politico scegliere in cosa e dove spendere anche le più piccole finanze. Non è vero niente: visto che per le spese di quel giorno, chi ci aveva guadagnato di più – era stata proprio l’azienda petrolifera che gestisce il car sharing delle Cinquecento rosse. Ci tornai esclusivamente perché preferisco la semplicità di questo genere di locali alla finta esclusività che contraddistingue sempre di più il mangiare contemporaneo.