Røst

ZERO here: Brutale ma con stile.

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Røst Via Melzo, 3
Milano

Time

  • lunedi 19–00
  • martedi 12:30–14:15 , 19–00
  • mercoledi 12:30–14:15 , 19–00
  • giovedi 12:30–14:15 , 19–00
  • venerdi 12:30–14:15 , 19–01
  • sabato 12:30–14:15 , 19–01
  • domenica chiuso

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Prices

Difficile organizzare il pranzo del sabato. Non per mancanza di impegno, ma perché solitamente il bollettino di guerra della serata precedente è disastroso. Defezioni, mancate risposte, dispersi. Questa volta ce la facciamo, miracolo. Come sempre la scelta del luogo ricade su di me, ma vado sul sicuro. Voglio provare Røst, stessa famiglia di Egalitè e Kanpai, in via Melzo.

Ultimamente via Melzo mi pare un po’ via Montenapoleone, ma del cibo. Tranne che per alcuni baluardi di veracità come il Picchio o i locali eritrei, qui si va pettinati. Poco importa, nell’attesa dei miei ospiti mi faccio prima un Syrah in un bar vicino da quattro soldi, così inizio a ragionare. Røst è una specie di trattoria moderna, bistrot contemporaneo: un locale che mi aspetto esattamente così, velluto sulle sedute, dettagli oro, colori pastello alle pareti. C’è un famoso studio di architetti dietro, e si vede.

Franco arriva 15 minuti dopo di me e si lamenta che non vede del vino a tavola. Gli ho raccontato che qui son bravi con i vini naturali. Gli faccio provare un macerato siciliano, un cataratto. Enrico, sommelier del posto, è bravo, simpatico, sorridente e paziente. Qualità non da poco. Ci spiega la filosofia del locale, che percepisco dando una prima occhiata al menu, scarno ed essenziale. Mi piace. Materie prime povere, campagnole, ricette del passato che cavalcano l’onda del nuovo concetto di cucina brutalista.

Il nome è un omaggio a un’isola norvegese, e a quel modo di intendere la cucina che dal nord Europa arriva fino a noi. Ingordi e soprattutto indecisi, come nella vita, ordiniamo tutto. Mondeghili, zucca, uova, fegato fritto, baccalà e rape. Piccole porzioni, che accompagnano il vero protagonista di questa tavola: il vino, Enrico non sbaglia una bottiglia. Finiamo sbronzi e felici. Arrivati al dolce – una mela ripiena di castagne e noci – Franco mi stupisce anticipando il suo regalo di Natale. Mi sarà utile quando avrò bisogno di affetto.

Contenuto pubblicato su ZeroMilano - 2019-12-16