Se passi una sera a Milano e finisci in via Vetere 12 senza sapere bene perché, probabilmente è perché qualcuno te l’ha consigliato. Magari un amico che non ti ha mandato l’ennesimo reel con lucine, ma ti ha detto: “Vai — è roba seria”. SAYA è esattamente così. Niente pose Instagram, niente codici QR giganti: solo pizza con personalità e vini naturali che non si scusano di esistere.
Il progetto è nato da un gruppo di amici ucraini con esperienze diverse — cucina, arte, comunicazione — che hanno portato qui a Milano una pizza con base sottile e lunga fermentazione, figlia di una storia iniziata nella loro città di origine, Černivci. Il nome “Saya”? È un nomignolo affettuoso, quello della madre di uno dei fondatori. Quel tipo di scelta che ti dice subito che qui non si scherza con le radici.
Entrarci ti dà una sensazione strana: non è elegante, hipster il giusto, ma non è freddo, ti mette dritto davanti a quello che conta. La pizza arriva senza spiegazioni da manuale — arriva, la guardi, la assaggi. La Margherita Queen non ti guarda con presunzione, ti sfida; la Pinello con cipolla caramellata ti fa capire che qui il gusto parla prima del marketing.
Il vino? Naturale, scelto senza troppi giri di parole. Non è la carta più lunga del mondo, ma è quella che ci sta quando chiedi un rosso che non ti appesantisca il finale.
La gente dentro è mista — non solo milanesi fighetti, ma chiunque abbia voglia di mangiarsi una pizza easy come si deve, buona e basta. E sì, a volte il locale sembra in rodaggio, ma proprio quella vibrazione lorda ti fa capire che non è il solito posto che copia formule. È una roba viva: sweat, rumore, sapori.
In una città dove tutti cercano il prossimo trend, SAYA sembra dirti: non cercarlo. Mangia. Bevi. E taci.


