Tischi Toschi

ZERO here: mangia siciliano.

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Tischi Toschi Via Gadames, 9
Roma

Time

  • lunedi 20–23:30
  • martedi 20–23:30
  • mercoledi 20–23:30
  • giovedi 20–23:30
  • venerdi 20–23:30
  • sabato 20–23:30
  • domenica chiuso

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Written by Martina Di Iorio il 26 July 2016
Aggiornato il 9 September 2016

È sempre difficile riuscire a cogliere le sfumature di significato di una lingua o di un dialetto, riuscire ad appiccicare con maestria un termine a una determinata porzione dell’esistente e soprattutto farlo nel momento e nell’occasione giusta. L’internet ci dice che “tischi toschi” viene usato in Sicilia quando si vuole definire una persona e/o un atteggiamento “altezzoso”, come quando ci si sforzava a parlare in modo forbito (ovvero toscano), ma poi solo chi ha natali isolani ha perfettamente il polso di come e quando usare questa espressione. Meglio abbandonare le maglie insidiose delle strutture saussuriane e abbracciare quelle dipanate del cibo e della ristorazione. Qui dubbi non ce se sono: Tischi Toschi vuol dire una delle trattorie più rinomate della Sicilia, spostata nel tempo dal suo patron Luca Casablanca da Messina a Taormina. Da qualche mese – e dopo molteplici riconoscimenti – Tischi Toschi ha aperto una filiale romana: lo spirito è sempre quello della trattoria gorumet, così come lo è l’ambiente, i coperti sono pochi, la qualità della cucina è decisamente alta. La prima considerazione da fare è che non c’è un piatto che non apra voragini nello stomaco al solo leggerlo. Partendo dagli antipasti, sicuramente c’è da provare la caponada della casa, che annovera anche un’interessante spolverata di cacao per attenuare l’agrodolce che solitamente la caratterizza. Seguono (tra quelli provati) le polpette di pesce con sopra la cipollata e il pecorino al cartoccio: una “sacchetto” con pecorino allo stato semi liquido condito con olio, spezie ed erbe. Da segnarsi anche lo scauratello e l’insalata di stocco. Per i primi, molto particolari le tagliatelle con farina di carrubo, poi condite con mollica, sarde e finochietto; da provare anche gli spaghetti con le uova di sgombro. Anche sui secondi il pesce la fa da padrone, tra alalunga alla matalotta, tonno alla eolina o in salsa di menta e spada alla ghiotta. Cantina, manco a dirlo, tutta sicula, compresa la birra (artigianale) e l’amaro. Un richiamo perfetto per tamponare la nostalgia per le ferie appena terminate o per far nascere la voglia di nuovi viaggi.