E l’aperitivo divenne take away

La nuova formula nella fase 2 per cocktail e cibo. Non senza qualche dubbio

Written by Martina Di Iorio il 7 May 2020
Aggiornato il 8 May 2020

Un’altra parola sembra fare ingresso sulla scena della grande incognita aperture per il settore della ristorazione: il take away. Ovvero l’asporto, per dirla alla vecchia, di piatti già confezionati, di bevande come vino e cocktail, da prelevare direttamente nel locale e consumare altrove. Per questo comparto formato da una miriade di bar e ristoranti in tutta Italia, il lockdown sembra ammorbidirsi ma non dissolversi del tutto nemmeno nella fase 2, in quanto ancora considerato ad alto rischio per la natura della propria attività. La data stimata ad oggi per il ritorno alla normalità – intesa come possibilità di servire ai tavoli – è ancora lontana: il 1 giugno. Anche se di normalità poi non si tratta visto i rigidi criteri, ancora non stabiliti, ai quali dovranno attenersi tutti per poter continuare il proprio lavoro.

Già prima della tanta agognata data del 4 maggio siamo andati a chiedere a bartender e ristoratori cosa si aspettassero dal futuro, alquanto incerto. Tra richieste d’aiuto e volontà di far luce sulle misure d’adottare abbiamo raccolto alcuni pareri qui. Ora, oltre al delivery già permesso nella fase iniziale, ecco arrivare insalate, cappuccini, pizze, cotolette e drink da ordinare davanti al locale e consumare a casa. O almeno si spera.

Perciò barricate all’ingresso, tavoli a fare da scudo, segnaletica a terra, si aspetta fuori e si ordina al proprio turno. Se questa modalità sia ben vista dagli imprenditori non possiamo dirlo con certezza. Anzi. Mentre qualcuno vede ci vede una speranza e comunque un inizio, sono molti coloro che invece assicurano che le spese di apertura non sarebbero mai coperte dall’incasso del take away. Senza considerare l’impossibilità di gestire un eventuale assembramento davanti al locale.

Barricate all’ingresso, tavoli a fare da scuso, segnaletica a terra, si aspetta fuori e si ordina al proprio turno.

Come è successo in questi primi giorni sui Navigli. Siamo stati a dare un’occhiata per capire chi e come ha deciso di aprire in modalità take away. Locali come Banco, il mitico Peppuccio, Backdoor, GUD in Darsena, Rebelot, e altri cocktail bar si sono già attrezzati per vendere ai passanti cocktail e altri prodotti. Mentre per altri questo discorso è ancora poco praticabile come ci spiega Federica del Twist on Classic, noto locale sui Navigli. “Dal 4 maggio sono stati autorizzati delivery e take away per i bar, ovviamente a discrezione della proprietà. Noi del Twist on Classic non abbiamo deciso di aprire, ma aspettare. Inoltre non riusciremmo a gestire l’eventuale assembramento che si formerebbe davanti al locale, la cui responsabilità ricade su di noi. Vogliamo prima capire come evolveranno le cose, anche dal punto di vista degli aiuti dallo Stato. Il pensiero di molti di noi è comunque questo: più tardi apriamo è meglio è, anche alle luce delle condizioni molto stringenti con cui potremmo riniziare a lavorare. Se hai le stesse spese di prima ma con il 30 % degli incassi è difficile”.
Sul punto anche Edoardo Nono, proprietario del Rita: “Per il momento non sto facendo delivery e nemmeno take away. Stiamo studiando nuovo modalità per aprire e garantire il massimo ai nostri clienti.”

Abbiamo anche parlato con Ugo Fava (Terrazza Triennale, GUD, Le Biciclette) per un altro punto di vista: “Bisogna innanzitutto ripensare alla formula di servizio per la ripartenza. Ad esempio, che fine farà l’aperitivo a buffet? Dovrà sicuramente scomparire e non nascondo una certa gioia. Siamo finalmente di fronte alla fine dell’apericena, parola che ho sempre odiato. Nei miei locali stiamo ripartendo attraverso la formula del delivery e take away. Sono comunque fiducioso aldilà di queste modalità di somministrazione nella ripresa, anche perché i miei locali godono di ampi spazi esterni che permettono meglio il distanziamento una volta tornati a regime. Bisogna comunque cambiare, ad esempio sdoganare le prenotazioni anche per la fascia aperitivo costruendo un sistema moderno (già in uso all’estero) che certo non lascia nascere le serate all’improvviso, ma sicuramente consente di goderle in sicurezza.”

Una nuova fase che porta con se alcune polemiche, non tarda a creare discussioni e considerazioni. Noi crediamo nel buonsenso delle persone, anche se non sono mancate scene di assembramenti come se nulla fosse accaduto. Ma poi, ci chiediamo, come è possibile bere con la mascherina se c’è l’obbligo di tenerla? Qui il video di Beppe Sala che, parole sue, si incazza con i milanesi assembrati sui Navigli.