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Festival di Film di Villa Medici: sei proiezioni da non perdere

Zero vi consiglia i film da segnare in agenda per l'edizione 2026 della rassegna promossa dall'Accademia di Francia a Roma

Written by Nicola Gerundino il 26 August 2026

Sei pellicole per raccontare l’edizione numero sei del Festival di Film di Villa Medici, rassegna di fine estate che sta diventando un appuntamento sempre più un riferimento per gli amanti del cinema di Roma. La scelta è ricaduta su lavori che rappresentano modi molto diversi di fare cinema oggi. Alcuni nascono da ricerche portate avanti da anni, altri segnano uno spostamento più inatteso nel percorso dellə loro autorə. In comune hanno una grande attenzione alla forma e la capacità di trovare, per ogni storia, un linguaggio preciso senza irrigidirsi in formule già conosciute. Lavori in cui una ricerca già riconoscibile trova una forma nuova o si mostra capace di spostarsi in una direzione inattesa.

Trovate qui il resto della programmazione del Festival, che si terrà da mercoledì 16 a domenica 20 settembre.

 

“AT NIGHT” di BEATRICE GIBSON


Con At Night, Beatrice Gibson arriva al suo primo lungometraggio dopo un percorso sviluppato tra cinema sperimentale, arte contemporanea e scrittura. Il film segue sei donne attraverso una Parigi notturna, in un racconto in cui realtà e immaginazione si sovrappongono continuamente. Gibson conserva la libertà formale dei suoi lavori precedenti, lasciando che le storie procedano per incontri, scarti e deviazioni. La notte diventa qualcosa di più di un’ambientazione: uno spazio in cui le traiettorie delle protagoniste si incrociano e il racconto resta aperto a ciò che accade. “At Night” ha ricevuto il Pardo d’Oro del Concorso Cineasti del Presente al Locarno Film Festival 2026.

 

MARIE MADELEINE di GESSICA GÉNÉUS

Dopo “Freda”, presentato a Un Certain Regard nel 2021, Gessica Généus torna con un film che prosegue e amplia la sua ricerca sull’Haiti contemporanea. Attrice oltre che regista, questa volta sceglie anche di interpretare lei stessa la protagonista. Marie Madeleine prende forma intorno all’incontro tra una sex worker e un giovane evangelico e lascia emergere, attraverso la loro relazione, tensioni legate alla fede, al desiderio e alle norme che regolano i corpi e i comportamenti. Généus resta vicina ai suoi personaggi senza trasformarli in figure esemplari, e lavora sulle zone di ambiguità, di fragilità e di autodeterminazione che attraversano il film.

 

“JUSQU’OÙ LA FORÊT” di ROMAIN RAMPILLON E FEDA WARDAK

Romain Rampillon e Feda Wardak costruiscono il film a partire da un luogo preciso: una foresta ai margini di Clichy-sous-Bois, attraversata da due adolescenti arrivati da poco in Francia e segnata dalle trasformazioni urbane che avanzano intorno. La forza di “Jusqu’où la forêt” sta nel modo in cui il paesaggio acquista progressivamente spessore attraverso le persone che lo frequentano e le storie che vi si depositano. Rampillon e Wardak lavorano con grande attenzione alla durata e alla presenza, lasciando che sia il rapporto con il luogo a dare forma al film.

 

“TUTTI FRUTTI” di CÉLINE SCIAMMA

“Tutti Frutti” mostra Céline Sciamma in una dimensione molto diversa da quella dei suoi lungometraggi. Negli ultimi anni la regista ha iniziato a filmare da sola, costruendo progressivamente un archivio di immagini realizzate fuori da una produzione tradizionale. Il film nasce da questo materiale e permette di vedere il suo sguardo al lavoro su una scala più intima e immediata. È uno dei titoli più inattesi della selezione proprio perché mette in primo piano il gesto stesso di filmare e mostra una Sciamma libera di lavorare sul frammento, sul tempo e sull’immagine prima ancora che diventino racconto.

 

“AN INCOMPLETE CALENDAR” di SANAZ SOHRABI

Da anni Sanaz Sohrabi lavora sulle immagini prodotte dall’industria petrolifera e sulle storie politiche che queste immagini hanno contribuito a rendere visibili o, al contrario, a cancellare. In “An Incomplete Calendar” questa ricerca prende una forma più corale, mettendo in relazione archivi, musica e conversazioni. Il film interroga quello che la regista definisce un certo “regime visivo” del petrolio, senza limitarsi a decostruirlo. Le immagini vengono rimesse in circolazione, accostate ad altre storie e riaperte a nuove letture. Ne nasce un film-saggio molto preciso, in cui la ricerca storica diventa pienamente materia cinematografica. Nel 2026 il film ha ricevuto il Loridan-Ivens Award per la miglior opera prima a Cinéma du Réel.

 

“A WOMAN’S PLACE IS EVERYWHERE” di FANNY TEXIER

Per tre anni Fanny Texier ha seguito le gemelle Emilija e Ona nel loft di Williamsburg in cui sono cresciute. La storia della casa, e il rischio concreto di perderla, emerge attraverso la vita quotidiana, insieme alle trasformazioni del quartiere che la circonda. Texier lavora a partire da una grande prossimità con le protagoniste, senza trasformare la loro esperienza in un caso esemplare. In poco più di venti minuti, “A Woman’s Place Is Everywhere” riesce a far sentire quanto uno spazio possa custodire una memoria familiare e quanto la trasformazione di un quartiere agisca concretamente sulle vite di chi lo abita. Il film ha ricevuto l’Orso d’Argento della giuria alla Berlinale Shorts 2026.