Il futuro di San Lorenzo è il futuro di Roma

Abitanti e associazioni di quartiere, riqualificazione, edilizia, rebranding urbano: le tante dinamiche e tensioni che stanno attraversando questo quartiere sono una fotografia di quello che l'intera città diventerà o potrà non diventare

quartiere San Lorenzo

Written by Nicola Gerundino il 18 October 2021
Aggiornato il 15 October 2021

Imboccate la Tangenziale Est da Viale Castrense, percorrete la rampa in salita che taglia in due i palazzi e lambisce l’ex Pantanella, girate a destra al primo bivio in direzione Tiburtina, superate la zona dello scalo ferroviario e con la coda dell’occhio guardate verso sinistra – solo per una frazione di secondo e con le mani ben salde sul volante, che l’indagine urbanistica è sì importante, ma anche avere la tutte le ossa al proprio posto. Quella che vedrete potrebbe sembrare una cartolina proveniente da un passato remoto o da un altro continente dove il presente è un rincorrersi di conflitti sociali irrisolti. Una spianata di piccoli capanni e strutture basse tirate su alla meno peggio, costeggiate da palazzi decisamente più alti, solidi e colorati. Qualche settimana addietro ha fatto il giro del mondo l’immagine di un nuovo centro Amazon circondato da una favela messicana: con le dovute proporzioni, l’effetto è assimilabile. Da una parte dei palazzi residenziali, esteticamente d’epoca, dall’altra delle costruzioni “disordinate”, a scopo lavorativo, nel mezzo la lingua d’asfalto di via dei Lucani.

Sarebbe facile tratteggiare un quadro dove il bianco e il nero sono netti e ben definiti, in realtà è l’indefinitezza del grigio a tenere banco, soprattutto a causa di un terzo protagonista che è entrato in questa vicenda da pochi mesi: un palazzo nuovo di zecca che sembra essere stato prelevato di forza da una città del Nord Europa o dell’Inghilterra, lì dove si demolisce e ricostruisce costantemente e non c’è una skyline uguale a se stessa per più di dieci anni. Il palazzo che si trova all’incirca all’altezza del civico 22 di via dei Lucani, a pochi metri dalla vecchia Locanda Atlantide, non è l’unico spuntato negli ultimi anni nel quartiere, ma è diventato un po’ un convitato di pietra nel momento in cui si è avviato a livello comunale un’iter di riqualificazione di quest’area facendo addirittura ricorso all’esproprio, termine e concetto ormai uscito dal vocabolario politico e istituzionale da almeno quarant’anni (scorrete la timeline di Maps per vedere come fino al 2019 non ci fosse traccia di nuove costruzioni in via dei Lucani, nda).

L’area di Via dei Lucani ha una storia complessa, lunga quasi un secolo, e ricorda di una città impoverita dalla Guerra, dove il lavoro e gli edifici atti a ospitarlo erano alla giornata, spontanei. Insomma, prima di pensare alle carte bollate c’era da guadagnarsi il pane. Questa situazione di informalità continuata ha generato un dedalo contorto e frammentato di attività e proprietà al cui interno sono finiti anche spazi che appartengono al pubblico, ad esempio all’altezza di Via dei Messapi. Uno stato di cose che è stato metabolizzato senza rigetto per diversi decenni dall’intero quartiere di San Lorenzo, fino a quando un drammatico cortocircuito ha cambiato le carte in tavola.

Parliamo ovviamente della tragica morte di Desirée Mariottini, avvenuta nell’ottobre del 2018 proprio in Via dei Lucani, all’interno di un “terreno di nessuno” che era diventato un rifugio per pusher abbastanza noto e trafficato. Un piatto troppo invitante per non diventare oggetto di contesa politica e che infatti vide Matteo Salvini recarsi senza pensarci due volte nel quartiere, spaccandolo in due e rivelando per la prima volta come una fetta di popolazione tradizionalmente e compattamente di sinistra sarebbe stata disposta a seguire un leader di destra in nome del decoro e della sicurezza. Le istituzioni in carica in quell’occasione si fecero trovare totalmente impreparate – in questo quartiere lo sarebbero state di nuovo un paio di anni più in là, in occasione dello sgombero del Nuovo Cinema Palazzo – e come prima risposta istaurarono una sorta di coprifuoco ante litteram, concentrandosi sulla limitazione al consumo e vendita delle bevande alcoliche. Un buco nell’acqua che per diverse settimane desertificò un quartiere bisognoso invece di riconnettersi immediatamente al proprio territorio, mettendo oltretutto in difficoltà tante attività appartenenti al mondo della somministrazione che fino a quel momento avevano svolto il proprio lavoro con serietà e coscienza.

La perdita di presa su San Lorenzo fu direttamente proporzionale all’eco che questo evento ebbe a livello nazionale: ampia a tal punto che si decise di intervenire in maniera attiva e immediata su Via dei Lucani riqualificandola. Nacque così nel 2019 il progetto ReinvenTIAMO Roma e in poco tempo fu approvato e avviato l’iter per la realizzazione di un programma di rigenerazione urbana che avrebbe puntato, secondo le parole del Comune stesso, “alla riqualificazione di un’area di circa 10.000mq, la cui proprietà è suddivisa tra diversi proprietari privati, tra cui alcuni immobili sottoposti a pignoramento e affidati a custodi giudiziari, e di cui solo una parte minore è di proprietà comunale. L’obiettivo è sostenere progetti di rigenerazione urbana innovativi di regia pubblica per migliorare la vita dei cittadini”.

Entra nel vivo un percorso che può essere visto come un prototipo anche per altre aree abbandonate di proprietà privata in città. Roma Capitale dopo anni di abbandono di un’area urbana vuole affermare il prevalere dell’interesse pubblico e lo fa agendo sui limiti della proprietà privata allo scopo, come recita la nostra Costituzione, di assicurare la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. Una procedura che ha l’obiettivo, attraverso l’utilizzo combinato di un insieme di norme, tra cui la legge sulla rigenerazione urbana, di trasformare un’area degradata, frammentata e divisa tra diversi proprietari ricorrendo al confronto tra privati sulla base di una chiara iniziativa pubblica”, le parole dell’allora Assessore all’Urbanistica Montuori (qui il testo integrale).

Nei mesi successivi l’iter nel vivo ci è entrato davvero e se da una parte la mancata adesione del 75% dei proprietari dell’area interessata ha portato il Comune a decidere radicalmente per l’esproprio (siamo a fine 2020), dall’altra trovava riscontro positivo il progetto di riqualificazione presentato dalla Libera Repubblica di San Lorenzo, rete che da anni è attiva sul territorio riunendo tante realtà di quartiere e con la quale abbiamo deciso di dialogare per questo articolo. “Cantieri del possibile”, così si chiamava – e si chiama tuttora – la proposta della Libera Repubblica, un progetto incentrato su verde, servizi per la collettività e promozione di attività culturali e sportive. Secondo questo piano l’area di Via dei Lucani sarebbe diventata un’isola verde all’interno di San Lorenzo, con una serra per la coltivazione idroponica, un orto urbano, un’area per attività sportive indoor (ospitando un piscina ad esempio), una per le attività outdoor con anche uno skatepark, un’area per gli artigiani, una per gli artisti, un’altra ancora per i servizi sociali riconoscendo spazio a realtà preziose come Civico Zero, poi ancora un bosco, un giardino dei sensi e lo spazio sociale Communia, che così avrebbe visto riconosciuto il proprio percorso. Un parco diffuso e rialzato in cui le varie attività avrebbero occupato il livello strada, ispirandosi al Parco Martin Luther King di Parigi, intorno al quale si raccoglie l’ecoquartiere Clichy Batignolles, o alla Biblioteca degli Alberi di Milano.

Il progetto dei Cantieri del possibile

Si arriva così all’estate del 2021, con un progetto elaborato dal Comune e approvato in Giunta che prevede:

“Un edificio destinato ad impianto sportivo, adiacente a via dei Lucani, che si svilupperà su due livelli. Il primo ospiterà una piscina mentre il secondo spazi attrezzati per l’attività fisica. La copertura dell’edificio sarà attrezzata come playground accessibile tramite una passerella che collegherà all’accesso di via de’ Messapi. Un edificio multifunzionale, in direzione via degli Anamari, sarà destinato ad ospitare un parcheggio multipiano, bike parking e ciclo-officina. Al piano terra una zona servizi e dedicata all’artigianato, spazi sociali, culturali. Un edificio destinato a centro servizi, con fronte principale lungo Viale dello Scalo San Lorenzo, ambienti destinati ad ospitare artigianato di servizio e studi d’artista, spazi culturali. Un parco con spazi verdi, giochi per bambini e percorsi pedonali” (qui il testo integrale).

Non l’isola green immaginata con i Cantieri del possibile, ma comunque una soluzione in cui trovava conferma il principio dell’esproprio e veniva posta in primo piano l’esigenza della comunità di San Lorenzo, espressa anche attraverso una consultazione allargata, di avere nuovi spazi verdi e servizi. Favola a lieto fine? Tutt’altro, o meglio, ancora no. L’iter si è bloccato perché arrivato troppo a ridosso delle elezioni comunali per essere approvato in Assemblea, che è in procinto di cambiare ed è tenuta a lavorare solo su questioni urgenti e improrogabili. Spetterà quindi ai prossimi eletti riprendere in mano la questione e portare a termine un progetto che farebbe scuola per tante altre aree che necessitano di essere riqualificate e tornare a disposizione della cittadinanza.

Nel frattempo, mentre la politica segue i suoi riti e si attarda nelle sue lungaggini, chi aveva la possibilità di edificare nel quartiere lo sta facendo: rapidamente e anche a ridosso dell’area di via dei Lucani, andando inevitabilmente a complicare il puzzle della riqualificazione. Un’edilizia mordi e fuggi, non solo per i tempi e i modi di esecuzione (piccoli palazzi che si tirano su in poco tempo e non complessi elefantiaci), ma anche per il tipo di abitazioni: appartamenti di pochi metri quadri, adatti a professionisti che lavorano in zona o agli studenti più agiati che acquistano direttamente o sono disposti a sostenere spese mensili abbastanza alte. Un’edilizia dissonante rispetto al canone di San Lorenzo, nonché antistorica, perché portata avanti in un mondo pandemico (e speriamo presto post pandemico) in cui le metropoli sono state le grandi sconfitte a scapito dei centri a misura d’uomo e in cui, per la prima volta, è stata messa in discussione l’idea di una società che per il proprio funzionamento deve quotidianamente ritrovarsi in massa e in contemporanea in luoghi ben determinati. Tutto questo senza contare la questione climatica, che è in cima a un’agenda politica mondiale alla disperata (poiché tardiva) ricerca di verde e sostenibilità. Mi è capitato di attraversare diverse volte San Lorenzo durante l’inverno a cavallo tra il 2020 e il 2021 e vedere dei cantieri aperti in un quartiere universitario vuoto e pieno di appartamenti sfitti mi faceva sorgere sempre la stessa domanda: perché? Che bisogno c’è? Si sta costruendo lungo Scalo San Lorenzo, anche a costo di avere come vicino una pompa di benzina (quella dell’IP all’altezza dell’Ex Dogana), in via de Lollis, via dei Bruzi, in via dei Reti, in via dei Sabelli.

Scalo San Lorenzo

La vicenda di San Lorenzo e di Via dei Lucani è emblematica e il terreno che essa delinea è quello dove si giocherà la partita dei prossimi anni che riguarderà tutta Roma: che città diventerà? Quale visione urbana sarà quella prevalente? Ci saranno i quartieri e le comunità al centro o gli edifici, in qualche modo da riempire? L’abitare diventerà un brand per stimolare la domanda immobiliare o tornerà a essere il metro di un’azione pubblica e privata parametrata sul lungo periodo? Roma è una città fatta di pieni e di vuoti, di grandi vuoti come quello di via dei Lucani, appartenenti una vita produttiva, industriale e amministrativa che ormai non esiste più: è un patrimonio immenso, farà gola a tanti e determinerà il volto e l’identità della città nel prossimo futuro.