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Locarno Film Festival, la 79ª edizione

Il cinema come spazio instabile, dove ogni film è anche una domanda aperta

Written by Emiliano Dal Toso il 24 June 2026

Green Porno ©courtesy Isabella Rossellini

La 79ª edizione del Locarno Film Festival si prepara a tornare in Piazza Grande con quella sua atmosfera unica e inconfondibile: cinema sotto le stelle, grandi nomi internazionali e una programmazione che, anno dopo anno, vuole tenere assieme memoria e futuro senza perdere il piacere della scoperta. È un’edizione che, già prima di iniziare, sembra raccontare bene lo spirito del festival: pop e autoriale, rigoroso ma accessibile, con lo sguardo sempre aperto su tutti gli angoli del mondo e su tutte le forme possibili dell’immagine cinematografica. A dare subito un segnale forte è il manifesto ufficiale, da sempre fiore all’occhiello del festival e quest’anno firmato da Cindy Sherman. Una figura enigmatica, in bianco e nero, avvolta in un manto leopardato: un’immagine che sintetizza perfettamente il suo linguaggio, fatto di trasformazioni, identità multiple e continua messa in scena.

Il festival dei grandi omaggi, spesso imprevedibili.

Ma Locarno79 è anche il festival dei grandi omaggi, delle carriere che hanno attraversato il cinema lasciando tracce diverse, spesso imprevedibili. Tra i più attesi c’è quello a Isabella Rossellini, che riceverà l’Excellence Award. Attrice, modella, regista, studiosa, figura impossibile da incasellare, Rossellini attraversa il cinema come una presenza libera e magnetica, sempre in bilico tra eleganza e sperimentazione. Il pubblico la ricorda soprattutto per Blue Velvet di David Lynch, dove il suo personaggio resta una delle incarnazioni più iconiche e disturbanti del cinema degli anni Ottanta: fragile e inquietante, seduttivo e ferito, sospeso in un mondo che non distingue mai del tutto il sogno dall’incubo. Ma la sua carriera va ben oltre quel ruolo: da Hollywood al cinema europeo, fino ai progetti più sperimentali come Green Porno, in cui la divulgazione scientifica incontra il teatro comico e l’osservazione del comportamento animale diventa performance. Locarno la celebra proprio per questo: per una carriera che non ha mai accettato una sola direzione, ma ha continuamente cambiato forma.

Accanto a lei, il festival omaggia anche Darren Aronofsky con il Pardo d’Onore. Un autore che ha costruito un cinema immediatamente riconoscibile, fatto di ossessioni, corpi in crisi e tensioni spirituali che spesso si traducono in immagini forti, quasi fisiche. Da Requiem for a Dream a Black Swan, da The Wrestler fino a The Whale, Aronofsky ha sempre spinto i suoi personaggi al limite, trasformando la fragilità umana in spettacolo emotivo puro, dove il corpo diventa luogo di caduta, desiderio e redenzione mancata. Anche i suoi film più divisivi, come Mother! o The Fountain, raccontano un’idea di cinema come esperienza totale: non qualcosa da guardare soltanto, ma qualcosa da attraversare, spesso in modo scomodo, sempre viscerale. Locarno lo definisce quasi come un autore “di attrito”, capace di chiedere allo spettatore una partecipazione attiva, emotiva, a volte persino resistente: un cinema che non rassicura, ma mette alla prova.

Tra i momenti simbolici di questa edizione c’è anche il riconoscimento a Asia Argento, premiata con il Life Achievement Award. Una figura spesso discussa e centrale nel cinema italiano contemporaneo, Argento ha attraversato generi, linguaggi e continenti con una carriera fatta di ruoli intensi e scelte spesso controcorrente. Dal debutto giovanissima fino ai film con registi come Abel Ferrara, Sofia Coppola, Patrice Chéreau e molti altri, la sua traiettoria racconta un’idea di recitazione che non cerca mai la stabilità, ma l’urto, lo sfregio, la trasformazione continua, l’esposizione totale del corpo e dello sguardo. Anche il suo lavoro da regista si inserisce in questa logica: un cinema personale, spigoloso, che rifiuta la comodità e preferisce l’instabilità.

Accanto ai premi, Locarno79 costruisce anche una forte dimensione curatoriale. La retrospettiva Red & Black riporta al centro una pagina complessa e ancora molto attuale della storia di Hollywood: la cosiddetta lista nera del periodo maccartista. Un viaggio dentro un’industria cinematografica divisa tra repressione politica e resistenza artistica, dove autori, sceneggiatori, attori e attrici venivano messi a tacere o costretti all’anonimato, mentre altri continuavano a lavorare sotto pseudonimo o nell’ombra. Non è solo un’operazione storica, ma un invito a leggere il presente: il rapporto tra cinema, potere e libertà di espressione resta una questione aperta, che attraversa epoche e geografie diverse. In questo intreccio tra memoria e contemporaneità si inserisce anche Open Doors, il programma del festival dedicato ai talenti emergenti provenienti da contesti meno rappresentati o in cui il cinema è ancora una forma fragile, da proteggere e sostenere. L’edizione 2026 guarda in particolare al continente africano, accompagnando registi e produttori attraverso percorsi di formazione, sviluppo e networking. È una delle anime più concrete del festival: quella che non si limita a celebrare il cinema già esistente, ma prova anche a costruirne di nuovo, creando possibilità dove spesso non ce ne sono.

Locarno79 appare come un mosaico coerente e stratificato: grandi nomi, storie diverse, immaginari che si incrociano e dialogano senza annullarsi. Dalla ricerca identitaria di Sherman alla libertà creativa di Rossellini, dall’intensità fisica di Aronofsky fino alle battaglie politiche della Hollywood della lista nera, il festival sembra voler raccontare soprattutto una cosa: il cinema come spazio instabile, in cui le immagini non sono mai definitive e ogni film è anche una domanda aperta. Ed è forse proprio questo il suo richiamo più forte. In un tempo in cui tutto tende a essere immediato, confezionato e programmato, Locarno continua a difendere l’idea che il cinema serva ancora a sorprendere, a disorientare, a cambiare punto di vista. Anche solo per qualche notte d’estate.