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POV: Marco Ubertini

KOBO Studio e ZERO presentano Point of View: una finestra dedicata alla nuova fotografia di Roma, ogni volta con un progetto indipendente

Written by Nicola Gerundino il 15 September 2026

Quando una qualità o un’abilità è talmente diffusa all’interno di un gruppo (più o meno esteso) di persone, di norma si tende a non considerarla più come tale. Nell’era degli smartphone e dei dispositivi fotografici ubiqui, del digitale che si democratizza sempre più velocemente, è quindi forte la tentazione di non ritenere la fotografia più un’arte che richiede tecnica, estro e ispirazione, bensì un’attività quotidiana indistinta come allacciarsi le scarpe. Niente di più sbagliato: per nostra fortuna, la differenza tra fotografa/o a pieno titolo e apprendista instagrammer è ancora netta ed evidente. Ciò non toglie che in questi anni il numero di appassionate/i si sia moltiplicato a dismisura e che il numero di pepite da fare emergere dal sottosuolo sia anch’esso aumentato. POV – Point of View nasce proprio da qui: dalla voglia di sondare e raccontare tutto quello che si muove nel sottosuolo della fotografia a Roma. Un nuovo appuntamento sulle pagine di ZERO che avrà cadenza mensile e sarà realizzato grazie all’imprescindibile occhio sulla città di KOBO, studio Garbatella-based fondato da Claudia De Nicolò e Bianca Trevisani con il quale ZERO ha già collaborato in precedenza per diversi altri progetti. Il nuovo appuntamento è dedicato ad Marco Ubertini (aka Hube) e al suo progetto “Non ho mai imparato”.

 

NON HO MAI IMPARATO

Un racconto fotografico ambientato in una Roma trasfigurata, anti-metafisica, lontana sia dal centro gentrificato dai turisti che dalle periferie idealizzate, ma che si muove in una periferia più antropologica che geografica, quella di chi non ha mai imparato le regole del gioco, di chi non ha trasformato il ribellismo giovanile in posto fisso, di chi non ha ceduto ai ricatti del tempo, e non ha fatto delle sua arte uno svago per la borghesia annoiata o un’altra forma di moralismo. Icona nel mondo del bombing, Hube è diventato un frammento di linguaggio urbano, alla pari di “Forza Roma” o “Dio c’è”.

Non ho mai imparato è il manifesto visivo di questa storia di strada ventennale, il nostro “Io speriamo che me la cavo”, coi suoi protagonisti impossibili, ultimi residui di quegli anni, i Novanta, dove scrivere il proprio nome sul muro era ancora un atto politico, di riappropriazione dello spazio metropolitano, di riconoscimento, e che oggi rinnova la sua sfida a chi, invece, ha deciso di imparare. Ma imparare a stare al mondo, se il mondo è ancora un posto orribile, non è la peggiore delle condanne?

 

MARCO UBERTINI

Marco Ubertini (1982) è stato testimone dello sviluppo delle principali sottoculture tra gli anni Novanta e i primi Duemila, dal writing al movimento rave, fino alle proteste giovanili culminate nel G8 di Genova. Membro dal 2007 del collettivo Brokenspeakers, scrive con loro una pagina importante del rap underground romano. Nel 2020 pubblica per Sperling & Kupfer il romazo formativo “3”, memoir narrativo di una generazione cresciuta fra graffiti, strada, feste illegali e dipendenze. Nel 2023 pubblica per Drago Editore “Colla 00139”, un libro fotografico che racconta il quartiere di Nuovo Salario, Tufello, Vigne Nuove e Serpentara visto attraverso i suoi scatti e le opere di Lucamaleonte. Il mezzo fotografico diventa insieme alla scrittura la sua principale forma di espressione creativa e nel 2025 pubblica “Non Ho Mai Imparato”, testimonianza di una ricerca umana e fotografica durata più di vent’anni, e raccontata attraverso le vie di Roma e le scritte e i volti che la attraversano.