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Terraforma survivor mode: ON

Non c'è Terraforma senza camping, parte imprescindibile dell'esperienza. ZERO ti consiglia cosa non può mancare ad un vero Terraformer

Written by Jacopo Panfili il 14 June 2022
Aggiornato il 27 July 2022

Foto di Michela Di Savino

Parlare del campeggio del Terraforma è come parlare di un mondo parallelo fatto di miti e leggende. Negli anni ha subito trasformazioni direttamente proporzionali alla crescita del festival ma è rimasta costante la sua forte affluenza sia di italiani che di gente proveniente da ogni dove dal mondo. All’inizio si trovava addirittura internamente alla villa e ospitava poche tende non troppo distanti dal palco. Poi il festival è esploso e anche il campeggio ha trovato un nuovo spazio appena fuori la villa, il tempo di qualche passo, in un’area attrezzata con bagni chimici, docce, un punto ristoro e un piccolo bar per la colazione. Sempre lì vicino è possibile tuffarsi tra le acque freschissime di un piccolo canale che quando il sole picchia rovente è una manna del cielo, quindi portatevi il costume.

È il luogo dove bivaccare, conoscersi, rilassarsi, dormire, tra un giorno e l’altro e tra uno show e un altro.

Ma torniamo al campeggio che, come dicevamo, è, insieme al festival, uno status, una parte integrante dell’esperienza complessiva, un luogo dove continuare la terraformazione anche dormendo. Infatti la seconda domanda che vi faranno i vostri amici o quelli che vi farete al festival è: “Sei al campeggio?”. Perché, diciamocelo, la gente del Terraforma si divide tra chi sta in campeggio e chi non sta in campeggio. E quest’ultimo, di solito, è visto più come un curioso che arriva dalla città, mentre gli altri sono i veri terraformers, perché tra il sottopalco e la tenda c’è una fusione. Un passaggio segreto invisibile accessibile solo a chi campeggia, appunto. All’interno del campeggio poi ci possiamo divertire con le sottocategorie di terraformers: c’è il neofita, oppure il ritardatario, riconoscibili dal fatto che si ritrovano a dormire sotto al sole perchè i posti all’ombra sono già stati presi. Ci sono i pro che arrivano attrezzatissimi e anche se i posti all’ombra sono finiti, organizzano dei bivacchi a regola d’arte. Poi ci sono gli strateghi, che sono sempre i primi a fare la doccia, infatti non fanno mai la fila, perchè sanno quando è il momento tattico per andare. C’è chi arriva con la tenda più grande di tutti ma sono solo in due, o chi monta la tenda e non ci dorme mai e magari alla fine la molla pure lí; poi c’è chi è poco pratico e ha bisogno del solito aiuto per montare la tenda. Abbiamo poi il disturbatore seriale che mette la tenda, di solito una Forclaz da trekking da 1 posto, resta tutto il tempo in campeggio e va pochissimo agli stage e anima la notte tra le tende. Infine c’è l’immancabile furbone con la Quechua Air “perché è più facile da montare” ma che poi, tipicamente, a fine festival impreca senza pietà perchè non la sa richiudere. Insomma la tipologia della tenda e il posizionamento dicono tantissimo del suo ospite ed è uno sport trovare le corrispondenze. Una menzione speciale va fatta anche ai “pentiti”, quelli cioè che non stanno in campeggio e di notte fanno di tutto per imbucarsi. Sappiate che è abbastanza difficile entrare in campeggio senza braccialetto, infatti molte delle leggende riguardano proprio questa sfida. A proposito di racconti, personalmente ne ho raccolti vari negli anni sulle vite parallele dei terraformers: alcune sono lamentele per la mancanza di qualunque servizio, dall’acqua fredda, all’attesa per la doccia o il ricarico della cisterna dell’acqua, tutte cose normali per un campeggio di un festival; oppure quelle degli stessi organizzatori alle prese con qualche visitatore particolarmente esagitato. Mi ricordo di questo personaggio della città che chiameremo B. che ha suonato la chitarra per tutta la notte tenendo tutti svegli per tre giorni e non c’era modo di fermarlo. Oppure ricordo questo gruppo di ragazzi inglesi soprannominati GLI INGLESI, visti di edizione in edizione, che avevano dei loro peculiari rituali, anche per il loro abbigliamento particolarmente colorato e vederli è sempre una certezza che il festival stava funzionando. Confidiamo di rivederli anche quest’anno.

La notte è sicuramente uno dei momenti più caratteristici del campeggio, e quando la musica si spegne, se sei abbastanza stanco da addormentarti, vieni cullato dalle voci di chi ride o dalle ranocchie che gracchiano in lontananza (o forse il contrario, ranocchie che ridono e voci che gracchiano a seconda di come stai). La mattina ti svegli e con calma ritorni ai palchi e inizia una nuova giornata al sole e all’ombra di Villa Arconati dove il prossimo anno avrai nuovi aneddoti da raccontare, come quella volta che DJ Nobu a sorpresa suonò intorno al leggendario laghetto per l’aftershow finale del festival.

Anche la crew del Terraforma (e di tanto in tanto anche qualche artista) spesso opta per il campeggio perché, come dicevamo, esso è un’estensione del festival, un luogo dove la comunità si riunisce intorno alle abitudini quotidiane e dove nascono amori, amicizie storiche, esperienze mistiche, rivelazioni. Andare al Terraforma è, anche e soprattutto, stare in campeggio, senza alcun dubbio. Una sorta di dogma, un passaggio obbligato per la vera terraformazione. Siete pronti? Ecco il nostro survival kit per il camping:

  • Tenda pratica – ne esistesse una che oltre ad aprirsi si chiudesse da sola
  • Sacco a pelo tattico + stuoino/materassino; se proprio vuoi dormire come un principe un cuscinetto
  • Borraccia – se c’è una cosa che si odia al Terraforma è decisamente la plastica
  • Antizanzare – che già non si dorme troppo, meglio senza essere punzecchiati
  • Frutta: negli ultimi anni la puoi rimediare da Recup ma se fossi in te qualche banana di scorta la porterei, tutto potassio
  • Spazzolino e dentifricio
  • In qualche edizione un k-way è stato fondamentale, e comunque anche se non essenziale da un tocco di swag in più
  • Felpetta
  • Marsupio/zainetto
  • Torcia
  • Power bank – il rischio di perdere i tuoi soci in mezzo alla pista è all’ordine del battito di ciglio, non vuoi avere un telefono scarico
  • Sandali e costume da bagno
  • Non ci pagano per dirlo ma un Polase sciolto nell’acqua fresca alle 16:30 ti svolta la vita
  • Ventaglio per i balletti nelle ore di sole