Reveries rilancia, sempre al grido di “dance forward”. Il collettivo romano ha annunciato una residenza invernale (dal 5 Novembre al 24 Dicembre) dalle caratteristiche peculiari che ben raccontano il momento del clubbing capitolino – e non solo.
Il punto di ritrovo è un ex rifugio antiaereo nel cuore di Testaccio, proprio sotto al mitologico Monte dei Cocci. Uno spazio che ha ospitato per più di trent’anni uno dei luoghi iconici del clubbing romano anni Novanta e primi Duemila – Radio Londra. Insomma mura vive, intrise di storia di ogni tipo. Qui ogni giovedì Reveries porterà un mix di resident e ospiti speciali (anche internazionali) ma senza annunciare mai la line up. Allo stesso modo i biglietti saranno acquistabili solamente in cassa, la sera dell’evento. Per sviscerare meglio le motivazioni dietro queste scelte ho chiesto direttamente alle ragazze e ai ragazzi del collettivo di farci entrare dentro l’idea.
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Il format
«Partiamo dal presupposto che a Roma mancano club e appuntamenti stabili per gli amanti di musica elettronica. A fare ricerca ed avere una identità consolidata in questo momento sono rimasti pochissimi spazi che però per motivi tecnici o logistici non posso essere identificati come veri e propri club. Dopo anni in cui abbiamo portato le nostre feste e il nostro sound nei luoghi più disparati della città, ci siamo resi conto delle varie difficoltà che abbiamo trovato nel promuovere e realizzare eventi in contesti che non potevano supportarci, vuoi perché la programmazioni ed i valori fossero distanti anni luce dalle nostre idee o perché non ci fossero i requisiti tecnico/economici per sostenere un progetto come il nostro. Per queste ragioni ci siamo chiesti se fosse arrivato il momento di trovare uno spazio che non fosse ancora sulla mappa e provare a dare una maggiore continuità alle nostre feste con la volontà di creare un nuovo polo di incontro per artiste, artisti e appassionati al di fuori dei soliti contesti».
La location
«La prima volta che siamo entrati in via di Monte Testaccio 67 è stato per l’after party di Agatha Forward, dopo l’esibizione al Mattatoio per Romaeuropa Festival. Quella sera ci siamo divertiti ed abbiamo avuto ottimi feedback dalla nostra community. Il locale è un bunker non troppo grande e ben equipaggiato, al centro di Roma, insomma perfetto per una creare un atmosfera intima e accogliente. Poi scoprire che prima di diventare un club, fosse stato utilizzato come rifugio anti-aereo durante la guerra, ci ha convinto definitivamente».
La festa, prima della line up
«Crediamo che in questo momento storico, sopratutto a Roma, in molti considerino altri fattori quando escono per andare a ballare. Spazi sicuri, inclusivi e a prezzi accessibili, soundsystem di qualità: noi ci ritroviamo perfettamente in tutto ciò. Nel corso degli anni abbiamo portato tantissimi artisti in città, e quasi sempre – tranne qualche eccezione – ci siamo resi conto che le persone non venivano tanto per gli ospiti in line-up quanto per ritrovarsi in un contesto in cui sapevano che sarebbero state bene.Per questa residency abbiamo pensato di dover dare più importanza alla festa, alla community e all’accessibilità piuttosto che ai nomi dei singoli artisti in cartellone. Ciò non significa che mancherà la qualità, anzi ci sarà da aspettarsi delle belle sorprese».
Indizi
«Possiamo soltanto dirti che ogni giovedì oltre ai nostri resident ci saranno tanti amici, italiani ed internazionali che da tempo volevano venire a trovarci. Il programma è davvero interessante e diversificato. In ogni caso si scoprirà soltanto partecipando».
Ballare
«La città in questo momento ha bisogno di spazi per gli appassionati di musica elettronica. Parliamo di quel tipo di luogo dove vai anche se non sai chi suona, perché sai che troverai un ambiente come lo descrivevamo prima: sicuro, con musica di qualità e dove poter ballare con un suono decente. Oltremodo per il collettivo è importante riappropriarsi di uno spazio dove poter sperimentare e sopratutto divertirsi. Vogliamo restituire alla nostra comunità e alla città un appuntamento stabile come accadeva qualche anno fa, quando c’erano luoghi e punti di riferimento dove andare a ballare ogni giorno della settimana. Nella nostra scena realizzare grandi produzioni una volta al mese o ogni due, ti può esporre a rischi elevati, in tempi in cui in ogni momento possono cambiare le regole e chiudere gli spazi, diventa sempre più difficile godersi quelle situazioni che hai realizzato con tanto impegno e fatica. In fin dei conti quello che vogliamo è “semplicemente” trovare un momento per stare insieme e ballare e non vogliamo farlo soltanto quando ci è concesso ma farlo il più possibile, perché ne abbiamo davvero bisogno».
