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BLCKEBY, produttore regista

Il producer e dj romano torna a distanza di cinque anni con un nuovo album che sembra un film

Written by Giulio Pecci il 26 February 2025

Foto di Alice Sciotti

Quanto è bello quando la musica scorre non solo nelle orecchie, ma anche davanti agli occhi? Un viaggio sinestetico a tutti gli effetti che ci colora di suoni. Il panoramo urbano diventa una sorta di mondo in technicolor in cui rimbalzare felicemente, con le cuffie nelle orecchie come colonna sonora di questo spazio a metà tra mondi stile “Chi ha incastrato Roger Rabbit”.

L’ultimo album di Blckeby, al secolo Marco Diamubeni, trascina in questo gioco di sovrapposizioni. “My Life Could Be a Movie” è un racconto visuale in musica, una narrazione delicata e intima che pulsa grazie a un’elettronica raffinata, che fa sognare ad occhi aperti.

Ce lo siamo fatto raccontare direttamente da Marco, con qualche domanda e il rimando alla presentazione dal vivo giovedì 27 al Teatro delle Bellezze.

Il tuo ultimo album, "INNER" è uscito nel 2020. Cos'è successo in questi cinque anni?

Devo dire che in questi cinque anni sono cambiate molte cose, al punto che sento come se avessi vissuto più del tempo che è effettivamente passato. Ci sono stati significativi cambiamenti in molti ambiti della mia vita. Per quel che riguarda questo disco, sento che sia avvenuta una maturazione sotto l’aspetto dell’impronta musicale e la direzione sonora: mi sento in qualche modo più consapevole.

La tuo bio di instagram ti descrive come "dj e unconventional producer". Oggi ti senti più dj o produttore?

Oggi credo che la consapevolezza come producer di cui ti parlavo prima, faccia si che mi senta più producer! Nonostante sia sicuro di me e completamente a mio agio anche nel booth come dj. Adoro mettere i dischi, nei più svariati contesti dal club al “brunch”

Perché "non convenzionale"?

Si tratta di un attributo che ho sempre voluto riferire a me stesso ed ai miei progetti. Mi piace l’idea di non conformarmi a generi o sonorità predefinite. Ricerco una fludità sonora che emerge dal mescolare gli influssi più svariati che mi interessano ed appassionano. Ogni tanto ho il timore di poter “non essere inquadrabile” , ma in fondo godo nel dare l’impressione di essere “diverso”, perfino “strano”

Ho la sensazione che il tuo processo creativo sia definito da un'attenzione spasmodica ai dettagli e, forse, anche da un labor limae costante, insomma: poca improvvisazione, tantissima riflessione. Ci ho preso?

La riflessione è parte centrale del mio processo creativo, ma posso estendere questo aspetto anche al mio carattere. Nel corso del mio percorso ho avuto il piacere di confrontarmi con divers* producer, interpret* e performer e mi rendo conto che in realtà non sono tra i più “devoti alla perfezione e l’ordine”… anzi, però di certo punto a non trascurare dettagli che possano dare originalità e personalità alle mie produzioni.

"INNER" faceva esplicitamente riferimento al tuo mondo interiore. Il nuovo album mantiene questo elemento introspettivo, sembra però come se stessi parlando in terza persona piuttosto che in prima. Sei diventato più osservatore in questi anni?

Mi piace molto questa domanda e questa chiave di lettura. Forse sì, “INNER” era più espressione di come mi sentissi, “My Life could be a Movie” è espressione di come mi vedo.

Tutto l'album è sorretto da questa visione cinematografica a partire dal titolo. Se dovessi scegliere, che film sarebbe la tua vita?

La mia vita è incredibile [ndr. ride]. Sparo secco: Sliding Doors (1998)

E che film sarebbe invece quest'album?

Sai, nella fase di scrittura di questo disco (e credo si possa evincere dai nomi dei brani) l’ispirazione è venuta sulla base di eventi realmente accaduti: emozioni provate, suggestioni e sensazioni di cui ho fatto concretamente esperienza. Quindi in qualche modo il film potrebbe essere sempre “Sliding Doors”. Sicuramente un film con lo stesso piglio romantico/drammatico a cui aggiungere però una buona dose di humor intellettuale alla Woody Allen. Devo dire che la commedia e il tragi-comico sono sempre stati centrali nella mia vita [ndr.ride].

Tornando alla musica, quali sono gli artisti che hai avuto in rotazione mentre componevi l'album?

“Too Many Voices” di Andy Stott, Vegyn, “Compro” di Skee Mask, Oneothrix Point Never, Nosaj Thing. Tanta roba di pc music, sicuramente “Stasi” di Popoulous, e se ti posso menzionare dei Brani in heavy rotation in quel periodo devo per forza inserire anche “Jour 5” di Hildegard e “Limited Daps” di Kenny Segal che è stata una forte ispirazione nella scrittura di Jasmine.

Anni fa, in un'intervista collettiva con Radio Sugo, consigliavi Marta del grandi come artista che meriterebbe maggiore considerazione. Oggi chi consiglieresti?

Ti dirò, sul panorama internazionale sono freschissimo dell’ascolto del disco di John Glacier e credo sia davvero atomico. Non saprei se inserirla in un “One to Watch” sia appropriato, però ti direi che credo meriti maggiore considerazione. Nel panorama nostrano, sono molto entusiasta del percorso di Samuele Cyma, e spero che il suo lavoro, così peculiare, possa guadagnare sempre più riflettori. Altro nome, cito Lauryyn: ho sentito alcune sue cose veramente interessanti. Big Up!

Sei stato molto attivo nella scena romana di questi anni ti chiederei di darmi il tuo punto di vista sul contemporaneo: a che punto siamo, dove stiamo andando?

Dunque credo di aver assistito in questi ultimi anni alla nascita di tanti collettivi con identità ben precise ed originali che penso stiano dando una ventata di freschezza e buona speranza per il futuro di questa città, purtroppo sempre opaca e tragicamente indietro rispetto al resto d’Europa.

Porterai in giro questo album, in che modo?

Si questo disco andrà in giro per l’Italia e spero anche per l’Europa in veste “Live Set” con una formazione A/V in cui sono accompagnato da mio fratello Alessio Troya, light & visual Designer. La data 0 o release party, in cui presenteremo questo live set avverrà il 27 Febbraio a Roma, Teatro delle Bellezze, evento in cui saremo poi entusiasmati dalle selezioni musicali di Marco Folco.