Daniele Dodaro

Ovvero il sindaco di NoLo, creatore della NoLo Social District

quartiere NoLo

Written by Martina Di Iorio il 3 July 2020
Aggiornato il 7 July 2020

Tutti lo conoscono come il sindaco di NoLo, in realtà non c’è stato nessun golpe a nord di Loreto e Daniele risponde scherzando quando gli chiediamo perché viene chiamato così. Lui, in effetti, sindaco di NoLo lo è a tutti gli effetti, perché fin dal primo momento che è in arrivato in zona ha messo in moto un sistema di connessioni e interazioni sociali senza precedenti. Almeno a Milano. La sua social street, che prende il nome di Nolo Social District, è un gruppo Facebook che ad oggi vanta più di 10 mila iscritti, e ha come scopo quello di aiutare, connettere, far incontrare le esigenze, i consigli, le richieste dei residenti di NoLo.

C’è veramente tutto in questo gruppo: si organizzano colazioni di vicinato, si scambiano merci, ci si da appuntamento per organizzare iniziative che hanno come punto di riferimento sempre e solo il quartiere e le persone che ci abitano. Daniele conosce tutti qui, e si relaziona con tutte le attività che nascono dal basso: come Radio Nolo, i diversi studi creativi, le etichette discografiche della zona. Una chiacchierata che conferma la vera anima di NoLo: un quartiere community che nasce spontaneamente grazie all’attività e all’impegno di persone come Daniele.

 

È vero che sei il Sindaco di NoLo? Come è nato questo ruolo?

Ciao, è vero che mi chiamano scherzosamente “il Sindaco di NoLo” perché a gennaio 2016 ho creato la social street di quartiere (NoLo Social District) che è un collettore di energie e iniziative.

In realtà Daniele, oltre ad essere il Sindaco, cosa fa nella vita e da dove viene?

Sono un semiotico e ricercatore di mercato e ho una piccola società di ricerche e tendenze che si chiama Squadrati. Siamo quelli che fanno i quadrati semiotici, l’ultimo proprio sui quartieri di Milano. Sono nato a Cosenza ma a 18 anni mi sono trasferito a Bologna per studiare comunicazione e semiotica, e a 24 sono arrivato a Milano per lavorare.

Da quanti anni vivi qui? Come hai scelto questo quartiere? Hai sempre abitato qui?

Abito a No.Lo. dal 2015. Prima abitavo sul Naviglio Pavese. L’ho scelto perché attraversando via Venini, Piazza Morbegno e le vie limitrofe, mi sono sentito in un paesello, fuori dal casino di Loreto, attorniato dai passanti della ferrovia e dalle case basse, con la piazzetta al centro, quasi come a Bologna. Solo dopo aver preso casa una mia amica mi ha detto “ah vai a vivere a NoLo!”.

Visto che sei il Sindaco ti chiediamo: come è nato l’acronimo No.Lo.? Tutto marketing oppure nasce spontaneamente?

Il nome è nato da Walter e Luisa de La Tigre e Francesco di The Left Loft credo nel 2013, ma nel 2015 era ancora un inside joke tra amici e amici di amici. Poi sono nate delle pagine Facebook sul tema, poi ho creato la social street, sempre su Facebook, e poi la stampa e i media ne hanno cominciato a parlare.
Da allora sono nate tantissime iniziative spontanee come le colazioni di quartiere, Sannolo e Radio NoLo. L’inizio di questa riqualificazione è spontanea e dal basso, non è frutto di aziende immobiliari e amministrazione comunale come avvenuto in altri casi spesso erroneamente associati a No.Lo.

Quali sono i confini di NoLo? C’è molta confusione a riguardo…

NoLo è quel quartiere sopra Loreto, sotto Turro, ad est di Greco e a ovest di Casoretto. Per chi non è pratico di quartieri milanesi, è quel quartiere racchiuso dal rilevato ferroviario.

Perché il simbolo di NoLo è una balena?

Perché nel quartiere c’era un’opera di street art che rappresentava una balena con sono la scritta NoLo È una delle prima attestazioni del nome NoLo (oddio sembro Alberto Angela) e quando è stata cancellata e sostituita da un’altra opera le persone si sono dispiaciute per la cancellazione, anche se in realtà è una prassi della street art. Così è diventata il simbolo del quartiere.

E l’idea del Nolo Social District? Di cosa si tratta? Spiegaci come è nata e come si è evoluta. Perché oggi è un punto di incontro online fondamentale per i suoi abitanti?

L’idea di creare una social street è nata nel 2015 quando mi sono trasferito nel quartiere, perché non conoscevo nessuno. È un gruppo privato di Facebook per chi vive e lavora qui. Presto grazie al contributo di Sara Atelier, che ha amministrato con me la social street, il gruppo è cresciuto di numero ma soprattutto sono nate tante iniziative per conoscersi tra vicini di casa: colazioni di quartiere, gruppo di corsa, di spagnolo, di lavoro a maglia, il gruppo che fa tour guidati gratuiti, cinema nei cortili ecc.

Rispetto agli altri quartieri che hanno voluto fare un’operazione di brand simile a questa, perché No.Lo. ce l’ha fatta ad emergere come realtà?

Credo che i motivi siano tre. Il primo è funzionale: il nome NoLo è utile e sensato per definire una zona che non aveva una identità toponomastica e che veniva chiamata Loreto o peggio ancora Rovereto/Pasteur (che però sono due fermate di metro, non un quartiere).
Altrove ho notato che vengono lanciati nomi scherzosi che però non hanno alcuna utilità: Gorla è un quartiere storico, era un Comune, con una fortissima identità operaia, non c’è bisogno di essere chiamata SOS (South of Sesto). Il secondo motivo è sociale e mediatico: il quartiere era in fermento già prima che fosse chiamato NoLo, i media hanno usato questo termine semplicemente perché era un’etichetta bella concisa per spiegare il fermento culturale in atto. E nel farlo hanno accelerato questo fermento, come in una profezia che si autoavvera.
Il terzo è che la social street funziona meglio di tante altre social street e ha riempito la scatola NoLo di contenuti interessanti e occasioni di incontro che hanno migliorato la qualità della vita e la coesione sociale nel quartiere.

Quali sono le realtà creative (e non solo) di cui tanti parlano?

Per la grafica Drogheria Creativa, per le arti Fotonico e Fantaspazio, per la musica FluidoStudio, per informazione e intrattenimento Radio NoLo, per il cinema il Cinema Beltrade. Poi c’è tutto un distretto del vintage (Carrozzeria 900, Magazzino 76, Salumeria Del Design, Officina 84, Crazy Art). E tanti altri.

NoLo e le comunità straniere: ci spieghi di più? Come si integrano con la comunità locale? Quali sono le loro attività nel quartiere?

NoLo ha una grossa comunità egiziana, filippina e, a seguire, bengalese e cinese. La scuola del Parco Trotter è un esempio di multiculturalità e integrazione. Chiaro che sulla social street è più difficile la compenetrazione perché spesso c’è un vincolo linguistico oltre che tecnologico: pensate ai cinesi che usano WeChat non Facebook.

Una storia di quartiere a cui sei affezionato?

Mi vengono in mente la storia di Piera, Gianluca e Mr. Jo e altre raccontate da Umani a NoLo, programma radiofonico di Radio NoLo.

Una giornata tipica a NoLo: cosa consiglieresti di fare, vedere, mangiare, con chi parlare?

Colazione di quartiere in strada con i vicini di casa oppure al bar da Marco e Stefania di Bici&Radici o alla Pasticceria Gino se siete di NoLo DDR (la parte ad Est). Si continua con una passeggiata al Trotter, un film al Cinema Beltrade, un saluto e un caffè corretto dalla zia Baby (Ci vuole un Drink), quattro chiacchiere con Catello che è sempre in giro in quartiere, mettere due sedie sul marciapiede e fare curtigghiu. A cena in pizzeria da Gianni, o cena friulana da Gunnar (Osteria della Stazione), oppure hamburger e cocktail al Clover. Post cena da Matteo al Ghe Pensi Mi in Piazza Morbegno e se siete amanti della notte quattro salti da Carlo al Q Club.

I simboli della tua NoLo.

Piazza Morbegno, perché è il cuore del paesello.

Qual è l’anima di NoLo secondo te?

Autentica, pop e popolare.

Se NoLo fosse un libro, una canzone, un film.

Il sabato del villaggio di Leopardi.