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Juanita Apràez Murillo, Paolo Campana e Riccardo Mazza ci raccontano i dieci anni di SYS

Indipendenza, sperimentazione e tanta ricerca: cinema e musica sono le basi di un progetto unico e duraturo

Written by Lorenzo Giannetti il 19 February 2024
Aggiornato il 20 February 2024

SYS 2016, after party del film Bmovie Lust & sound in the West Berlin 1979-1989_Mark Reeder

10 anni fa, quando muoveva i primi passi auspicando di riunire sotto lo stesso tetto i cinefili più esigenti e gli habitué dei concerti, Seeyousound si etichettava come “il festival che non c’era”, con la giusta dose di coraggio e incoscienza. Oggi è una realtà consolidata, il più importante festival a tematica musicale d’Italia: il festival che c’è, eccome. Abbiamo parlato con alcuni degli organizzatori di SYS: Juanita Apràez Murillo (JAM), ideatrice di Seeyousound e curatrice della rassegna fuori concorso Rising Sound e Paolo Campana (PC), curatore della sezione competitiva Long Play DOC. Con un intervento di Riccardo Mazza, curatore di Frequencies.
Abbiamo ripercorso gli highlights del passato, per provare a tracciare traiettorie per il futuro e, soprattutto, raccontare questa edizione del decennale, stavolta all’insegna dello slogan “It’s in your bones“: perché musica e cinema sono una parte di noi, un bisogno essenziale, una condizione esistenziale. Tanti auguri Seeyousound. E grazie.

Abbiamo affrontato numerose difficoltà ma mantenendo l’etica D.I.Y., che ci ha permesso di conservare la nostra indipendenza e di esprimere la nostra creatività senza compromessi.

Non possiamo che partire dai 10 anni del festival. Come vi avvicinate a questo traguardo così importante? E, tornando invece indietro nel tempo, quale è il primo ricordo che avete del festival?

JAM: Mi avvicino a questo traguardo con una gamma di emozioni che variano dal cauto all’orgoglioso. In 10 anni ci siamo fatti le ossa, come sottolineato dal payoff “It’s in your bones“, affrontando numerose difficoltà, ma abbiamo mantenuto l’etica D.I.Y., che ci ha permesso di conservare la nostra indipendenza e di esprimere la nostra creatività senza compromessi. Il mio primo ricordo risale all’inverno 2014, a quella che fu la riunione fondante del festival. Convocai poche persone, molte delle quali ancora all’interno di SYS, poiché ero a Torino da soli due anni. I presenti oscillavano tra l’entusiasmo e l’incertezza, ma uscimmo dalla riunione con la convinzione di portare avanti il progetto… beh, direi che ce l’abbiamo fatta!

PC: Dieci anni di Seeyousound sono un traguardo notevole per il nostro gruppo, in termini di esperienza e per le difficili condizioni in cui lavoriamo. Le risorse economiche sono sempre più ridotte, e quest’anno abbiamo portato il festival da 7 a 10 giorni. Siamo pazzi? Forse! Siamo sopravvissuti per dieci anni, premiati soprattutto da un pubblico sincero ed entusiasta, ogni anno più folto. Se pensi che tutto è nato da riunioni “carbonare” a casa di amici, viene da sorridere. Il primo ricordo che ho di Seeyousound è il germe su cui, tra la telepatia, lo scherzo e una strana alchimia, è maturato qualcosa che un quotidiano alla prima edizione ha benedetto con il titolo “Il festival che non c’era”.

Quali sono secondo voi alcuni dei momenti considerabili "spartiacque" nella storia decennale del festival? Proviamo a raccontarne alcuni se vi va. Magari un'esclusiva mondiale che vi ha reso particolarmente orgogliosi, un/una artista che vi ha emozionato particolarmente o magari qualche aneddoto che vi ha divertito/colpito.

JAM: Attraverso la storia decennale del nostro festival ci sono stati momenti che hanno segnato veri e propri spartiacque, plasmando la nostra identità e il nostro percorso: come l’approdo al Cinema Massimo con un’inaugurazione indimenticabile che ha incluso la proiezione di “B-movie: Lust & Sound in west Berlin 1979-1989” e una festona alla Cavallerizza con Philippe Cohen Solal dei Gotan Project. La crescita del festival è continuata con la terza edizione, estendendo i giorni di manifestazione da 4 a 10. Ricordo con particolare affetto l’inaugurazione con la proiezione di “Liberation Day“, introdotta personalmente dal regista e dalla cantante dei Laibach. Durante la sesta edizione del 2020, abbiamo vissuto un momento culminante e struggente con l’interruzione a causa della pandemia. Alla conclusione della terza giornata di evento, con tristezza e rassegnazione, abbiamo dovuto abbassare le serrande del cinema e sospendere una delle edizioni più promettenti mai realizzate, ma questo ci ha mostrato la nostra resilienza.

PC: In dieci anni succedono tante cose. C’è chi ha abbandonato il festival, chi ne è salito a bordo e chi invece purtroppo ci ha lasciato per sempre, come Chicca Evangelisti a cui ogni anno dedichiamo l’evento. Tragedie a parte, il primo stacco è avvenuto alla seconda edizione di Seeyousound, la prima al cinema Massimo, inaugurata con l’anteprima italiana di “B-movie: Lust & Sound in west Berlin 1979-1989”, a cui è seguito dal party in uno spazio interamente autogestito, quello della Cavallerizza, durato sino al mattino. Un momento di puro lirismo in cui la musica faceva intravedere ancora molto fuori dal mainstream. Il secondo stacco è arrivato nell’edizione successiva, in cui siamo passati da tre giorni e mezzo a dieci di convulsa programmazione. Fu una fatica immensa, ma un po’ inconsapevoli sognavamo. Terzo stacco quello della pandemia: quando una delle edizioni più belle di sempre fu sospesa tre giorni dopo il suo inizio. Oggi torniamo a dieci giorni di programmazione con questa decima edizione targata “X” che, vista l’attualità, assume anche il sapore dell’incognita.

Qual è ad oggi il vostro rapporto con il vostro pubblico e più in generale con la città e le varie location che vi ospitano?

JAM: Nel corso degli anni il nostro rapporto con il pubblico è cresciuto e si è diversificato. Da appassionati della cultura a curiosi, abbiamo notato un aumento significativo dell’affluenza, con lunghe code fuori dal cinema. Questo dimostra il profondo affetto che il pubblico nutre nei confronti del festival. Per quanto riguarda Rising Sound, la rassegna che curo, abbiamo un pubblico di aficionados che ci segue fedelmente di anno in anno. Con le varie location abbiamo instaurato rapporti di reciproca accoglienza e stima. Ad esempio quando il Magazzino sul Po ha ospitato il party della nostra sezione l’anno scorso, abbiamo goduto di una grande collaborazione ed entusiasmo da parte loro.

PC: All’inizio proveniva soprattutto dall’underground musicale e qualche volta era preso in prestito dall’ambito cinefilo, ma nel tempo si è allargato e differenziato. Con esso ricerchiamo un rapporto diretto e informale, nell’attitudine rock’n’roll del festival. Con il cinema Massimo ormai c’è piena fiducia e nei luoghi nei quali organizziamo i nostri eventi, veniamo accolti con entusiasmo. Quello che manca però è un po’ la rappresentanza della città. Forse è il destino di chi s’imbarca su un vascello che, fluttuando tra il suono e l’immagine, sventola la bandiera pirata dell’indipendenza?

SYS è composto da tante sezioni. Voi vi occupate rispettivamente della sezione fuori concorso Rising Sound e della sezione competitiva Long Play DOC. Vi va di raccontarci i vostri criteri di scelta e valutazione delle opere che approdano alla fase finale del festival?

JAM: Inizio il mio processo di selezione scrutando i programmi dei vari festival che si svolgono sin dall’inizio dell’anno, come ad esempio il IFFR di Rotterdam o il SXSW di Austin. La nostra sezione, dotata di una chiara identità tematica, non è una competizione, e ho stabilito fin dall’inizio una libertà di scelta che ci libera dal vincolo di presentare solo film in anteprima. Per me l’aspetto cruciale è la capacità di presentare storie potenti in cui la musica abbia un significato capace di andare oltre il mero intrattenimento. Durante l’anno organizzo riunioni con il mio gruppo in cui ci divertiamo discutendo dei film e iniziamo a fare una selezione che ci soddisfi. Inoltre ogni anno emerge un certo filo conduttore che si manifesta man mano che la selezione si compone.

PC: Faccio il DJ da più di trent’anni e sono autore di documentari musicali, per cui mi sento molto coinvolto nella selezione di LP DOC, ma non ho una formula precisa. Sebbene segua un gusto che mi sono creato nel tempo, valuto prima di tutto l’originalità di una storia e l’utilizzo del linguaggio cinematografico nel raccontarla. Senza tralasciare nessun genere musicale. Prediligo un cinema fatto di narrazione piuttosto che di interviste in cui ci sia spazio anche per la ricerca. Insieme con il mio team cerchiamo opere prime o seconde, perlopiù indipendenti, e ogni anno valutiamo circa 200 film provenienti da tutto il mondo. È un po’ come combinare o contrapporre tra loro colori e toni in un viaggio caleidoscopico da fare insieme allo spettatore.

A proposito di un'eco internazionale, come si sembra attualmente la situazione dei festival di cinema in Europa? L'Italia riesce a "dire la sua" a vostro parere? Se ce ne sono, quali suggestioni portate a Torino dall'estero?

JAM: Riguardo alla situazione attuale dei festival di cinema in Europa e alla capacità dell’Italia di farsi sentire, la questione è complessa. Personalmente, non avendo la possibilità di partecipare regolarmente ai principali festival come vorrei, preferisco non esprimere un giudizio generale sulla situazione europea. Tuttavia, dalla mia sensibilità e dalle mie letture, posso affermare che i festival cinematografici sono piattaforme dinamiche che favoriscono la generazione di idee e la condivisione di esperienze, che devono trascendere il loro ruolo tradizionale e diventare catalizzatori di cambiamenti, discorsi culturali e impatto sociale. 

PC: In Europa ci sono tantissimi festival di cinema, ma pochi come il nostro, ovvero a tematica musicale. Per questo stiamo costruendo una rete internazionale, il MFFN (Music Film Festival Network), che aggrega al proprio interno realtà simili alla nostra. Il suo scopo è facilitare lo scambio di esperienze e di creare una sorta di sostegno reciproco che riesca ad attrarre anche supporto economico da parte di enti preposti a livello europeo. Non so cosa porterà questa esperienza in concreto, ma fare rete serve principalmente a confrontarsi sul piano delle idee e delle novità.

Il programma di Seeyousound accoglie da 5 anni la call internazionale per la sonorizzazione di film muti. Chiediamo al curatore Riccardo Mazza potete raccontarci come si è sviluppata e come sta andando questa iniziativa?

RICCARDO MAZZA: Il contest Frequencies è rivolto a musicisti, producer e sound designer per la sonorizzazione originale di un film muto, lanciato da SYS nel 2019 e giunto quest’anno alla 5ª edizione. Nel corso degli anni la partecipazione è cresciuta costantemente e si è creata una community di giovani compositrici e compositori che vediamo crescere professionalmente in maniera importante. Mi piace segnalare anche l’aumento di donne partecipanti e la qualità sempre più alta di tutti i lavori candidati. Voglio ricordare le finaliste e i finalisti di quest’anno che sono Irene Fortunato, Lorenzo Saini, Jolanda Moletta e Manuel Sirotti che si esibiranno nella serata finale mercoledì 28 febbraio alle ore 21:00 presso il Cinema Massimo.

Potete andare a vedere UNA sola proiezione di SYS 2024: in base unicamente al vostro gusto quale scegliete?

JAM: Sono indecisa tra ELIS & TOM, SÓ TINHA DE SER COM VOCÊ e SUBOTNICK: PORTRAIT OF AN ELECTRONIC MUSIC PIONEER, entrambi documentari che riflettono le mie preferenze musicali tra la global music e la musica elettronica.

PC: Vado a vedere un film di una sezione di cui non mi occupo, Into The Groove: quello sui Birthday Party di Nick Cave, dal titolo Mutiny In Haven. Penso sarà il mio titolo preferito di quest’anno.

Un augurio che vi fate per i prossimi 10 anni - si spera - di SYS.

JAM: Mi auguro che SYS mantenga la sua indipendenza sia nella forma che nello spirito e che trovi le risorse economiche necessarie per farlo. In altre parole, che possa avere il meglio di entrambi i mondi, come si suol dire: la moglie ubriaca e la botte piena!

PC: Che il nostro lavoro possa essere riconosciuto con maggior sostegno economico esterno, così da poterlo condividere con maggiore serenità, pur continuando a far svettare la bandiera pirata dell’indipendenza. Un miraggio? A noi di SYS piace ancora sognare a tempo di musica!