Matteo Russo

Il volto, il cuore, la testa dietro il Ghe Pensi Mi

quartiere NoLo

Written by Martina Di Iorio il 28 September 2020

Foto di Alessandro Fabiani

Matteo lo trovate dietro il bancone del Ghe Pensi Mi, ma anche fuori, ai suoi tavolini, a parlare con la gente del quartiere. Lo trovate anche a fine serata, a pulire la strada, a salutare gli ultimi irruducibili, che non vogliono abbandonare fino all’ultimo questo angolo di città che si chiama Piazza Morbegno. Matteo è un po’ il volto, il cuore, la testa dietro il bar di quartiere per eccellenza: il Ghe Pensi Mi, birreria 2.0, cocktail bar con panini fotonici, stand up comedy nelle retrovie e una “terrazza” – come la chiama lui ironicamente – tagliata dal mitico tram n° 1.

Un tassello imprescindibile in quel mosaico di persone che rappresentano NoLo e la sua vita quotidiana

Qui abbiamo voluto scambiare una chiacchiera con lui, anche se in realtà il luogo che preferiamo per parlare è il marciapiede, o meglio ancora il bancone, magari di martedì quando lo trovate a spillarvi le birre o alla cassa. Ci parla di un po’ di cose: della sua vita, dei suoi progetti, del quartiere, che ha fatto diventare una seconda casa, e per il quale in prima persona si impegna alla sua riqualificazione e sviluppo. Insieme ai suoi ragazzi Matteo va a comporre un tassello imprescindibile in quel mosaico di persone che rappresentano NoLo e la sua vita quotidiana.

Matteo Russo davanti il Ghe Pensi Mi
Ghe Pensi Mi

Da una piccola vetrina in Piazza Morbegno al locale che tutti conosciamo. Ci racconti come è nato tutto?

Aprile 2016, l’idea risalead almeno 2 anni prima. C’era la buona volontà ma scarse capacità monetarie e pratiche. Pian piano si è creata la possibilità e son stato messo davanti a una scelta, legata al dove. C’erano due possibilità, a Wagner (vivevo lì vicino) o in Piazza Morbegno.

Il Ghe Pensi mi è punto di riferimento in zona, possiamo definirlo un bar di quartiere di nuova generazione. Sei d'accordo con noi?

Sì, è un bel punto d’incontro. Cerchiamo sempre di stare al passo, speriamo di farcela sempre.

Chi frequenta il Ghe Pensi Mi? Solo gente di NoLo o vengono anche da fuori?

Assolutamente anche da fuori, sia per bere mangiare sia per l’intrattenimento che offriamo. Sicuramente gli eventi con artisti da più o meno tutta Italia aiutano in questo senso, ed è un pò il senso del tutto: inclusività e non esclusività. Non fa parte di noi.

Tante sono le anime di questo locale. Cocktail bar, birreria, e spettacoli di diversa natura. Cosa succede qui? E come sei riuscito a incastrare tutto?

Siamo nati nella vetrina affianco facendo solo birre (tre spine) e panini taglieri. Era tutto incastrato in un angolo. Bellissimo. Ci ripenso e son stati mesi stupendi, in cui era tutto più “libero”. Siamo sempre stati noi stessi, ma li fu fantastico. Ricordo la guerra di sottobicchieri, i flash mob di compagnie teatrali, i live acustici. Ma non era il mio solo obiettivo. Era tutto pensato come passaggio, affianco c’erano due vetrine vuote e speravo di riuscire a spostarmi. Volevo creare un giro artistico, riuscire a fare una bella connessione tra bartavola freddaspettacoli e creare così non solo un bar ma un luogo d’interesse. Pian piano stiamo cercando di costruire qualcosa di carino.

Mentre parlaci di te: sei nato e cresciuto a NoLo? Hai sempre lavorato in questo settore?

No in realtà sono nato a Taranto, fiero cuore pugliese. Con la mia famiglia abbiamo vissuto poi ad Asti e infine Milano. Sempre in zona Certosa, mai qua. Sono qui praticamente da quattri anni e mezzo, ci vivo da due. Non ho lavorato sempre in questo settore. In ordine sparso Steward, Budgeting e Control, ufficio tecnico, inserimento ordini, banco bar, sala bar e comunque tutto ciò che gira intorno alla gestione del bar, organizzazione eventi (non pensate ad agenzie, tutti eventi legati a luoghi in cui ho lavorato).

Come è cambiato il quartiere da quando avete aperto? Ce lo puoi raccontare?

Personalmente lo trovo molto cambiato. È inutile negare che prima fosse uguale a quello che è adesso. Il che non vuol dire che la zona era morta, era diversa. La zona è sempre stata viva e con attrattiva. Ho scelto di stare qui perché son stato attratto. Mi spiace quando sento dire che prima c’era il nulla. È brutto ed è sbagliato. Sicuramente è cambiata ed è una delle zone di maggiore interesse di Milano in questo momento.

C'è molto hype ora nel quartiere: pensi sia un fuoco di paglia o tutto questo interesse avrà un seguito?

Lo vedo come un inizio. Sta cambiando ora, non da 20 anni. Quindi non lo immagino come un fuoco di paglia, anzi. C’è tutta l’area dei tunnel di AportiSammartini che deve ancora partire. Chissà cosa succederà. C’è da capire ancora che tipo di interventi fare in Via Padova, se farli. Per me sta cominciando solo ora, lunga vita al quartiere! Mi spiace l’impennata dei prezzi dei costi delle case. Un errore farlo perlomeno ora. Troppo presto.

La storia di NoLo al quale sei più affezionato? E il tuo cliente (anche più di uno) più bizzarro?

Tante storie, tantissime tutte belle. Cliente più bizzarro Roberto! Da i baci agli stickers in vetrina, gli vogliamo molto bene.

Una giornata tipica qui: cosa consiglieresti di fare, vedere, mangiare, con chi parlare?

Ho troppi amici anche tra i commercianti, non mi va di fare classifiche. Per bere e mangiare ti direi che la zona merita tutta, quindi tanto vale scalettare e girare tutto. Da vedere ti dico i murales del vicolo del fontanile e via Pontano, la martesana. Si deve per forza andare anche al Cinema Beltrade, una chicca del quartiere. Ci sono delle personalità in quartiere, con cui si deve per forza avere un dialogo. Penso a Corrado, Ema, Chris, Fabio, Marra, Vito, Francesco, Daniele, Beppe Cavallo, Marco Fantasia. Però, se posso, si deve assolutamente parlare in ogni modo con Catello. Preparandosi prima uno scudo però.