La primavera palermitana sboccia all’indomani di una delle stagioni più cruente e sanguinarie della guerra di mafia: è la fine degli anni Ottanta e tra i cittadini la consapevolezza e il rifiuto si concretizza in associazioni, comitati, movimenti spontanei. Le fotografie che ritraggono i corpi, i vetri in frantumi delle automobili, i proiettili sull’asfalto, dilagano a tal punto da essere indelebili, ancora oggi, per tantissimi italiani di ogni generazione.
Al tempo, in prima fila nel diffondere le notizie c’era il giornale L’Ora, che con coraggio puntava il dito contro Stato e mafia, dando vita a una vera battaglia di parole e immagini sconcertanti. È all’interno di questo scenario che, a soli vent’anni, Fabio Sgroi inizia a fare della sua appena nata fotografia qualcosa di più che un racconto di amicizie e luoghi. Accanto alla scena punk della città, raccoglie testimonianze di quegli anni, di quell’accesa volontà di riscatto che avvolge Palermo.
Negli scatti in mostra alcune persone si baciano, altre sbraitano durante una protesta, altre ancora alzano gli occhi in su come fossero in attesa che da quel “cielo pesante” – come lo definisce Sgroi – possa arrivare una pioggia in grado di ripulire via tutto il sangue e il male che soffocano la città.
Scritto da Silvia Basile