Vincitore nel 2007 del premio Danza&Danza come “migliore novità italiana dell’anno”, l’opera di Virgilio Sieni torna dopo questi anni forte di un’attualità che supera i confini del tempo. Le tre sonate di di Johann Sebastian Bach accompagnano lo spettatore attraverso undici coreografie in cui, oltre alle bombe, esplodono le tragedie, le vite e i soprusi di molti popoli in diversi spazi e tempi.
Lo studio si è basato sull’analisi di centinaia di fotografie tratte dagli archivi dei reporter di guerra che hanno fornito i fotogrammi drammatici che compongono la partitura di una coreografia che assimila quelle posture, fotografie di corpi che si fondono attraversando la dinamica e la figura, cercando un approccio quanto mai attuale all’orrore. Nel libro di Susan Sontag che dà il titolo all’opera, è emblematico ricordare il passaggio in cui la fotografia possa rappresentare uno strumento politico di informazione, perché rendere l’orrore visibile attraverso le immagini può aiutare a comprendere meglio l’insensatezza della guerra.
Se la fotografia può avere il potere di porre un freno alla spersonalizzazione e disumanizzazione delle vittime, forse anche la danza può risvegliare le coscienze e far riflettere su quanto accaduto, ma, soprattutto, su quanto tutt’ora accade quando la prevaricazione prevale sul senso di umanità.
Scritto da Andrea Di Corrado