Nella religione induista Ka, in principio Prajapati, era il Progenitore, la divinità che presiede alla creazione. Nell’antico Egitto, Ka era la forza vitale della persona, il suo doppio spirituale, elemento di transizione fra la vita e la morte. Nel nostro mondo Ka acquisisce le fattezze terrene di due veterani dell’improvvisazione libera, Marco Colonna e Fabrizio Spera, un duo attivo già da tempo che stasera, dopo il debutto romano di pochi giorni fa al Metro Core, approda al Museo del Sassofono di Maccarese, museo che ospita la più grande ed importante collezione del mondo di strumenti musicali a fiato d’epoca.
Abituali frequentatori dei nostri palchi, Marco Colonna e Fabrizio Spera non hanno di certo bisogno di presentazioni. Marco Colonna è anche membro di Eternal Love, il quintetto guidato da Roberto Ottaviano con Alexander Hawkins, Giovanni Maier e Zeno De Rossi, del trio Arbo di Igor Legari con Ermanno Baron, e del quartetto Opus Magnum, ultimamente esteso a sestetto, guidato da Ettore Fioravanti. Negli ultimi anni ha messo in panchina l’inseparabile sassofono per concentrarsi sui clarinetti e di recente lo abbiamo visto in trio con Speaking in Tongues e Yokai, due progetti che condivide con lo stesso Fabrizio Spera che, componente degli ormai storici Ossatura e dei Roots Magic, è forse il batterista romano più attivo nel campo dell’improvvisazione. Ha suonato praticamente con tutti, da Mike Cooper ad Alvin Curran, da Eugene Chadbourne ad Evan Parker, da Tim Hodgkinson a Ken Vandermark.
Scritto da Carlo Cimmino