Un decennio che ha preso l’ottimismo pop dei Sessanta e gli ha fatto prendere lo schiaffo della realtà, tra crisi energetiche, tensioni sociali e l’oscurità della politica. Non un semplice rifugio ricreativo, ma un campo di scontro e negoziazione in cui la musica si fa iper-progettuale, cerebrale e brutalmente corporea al tempo stesso. Sono gli anni in cui i sintetizzatori modulari escono dai laboratori di avanguardia per invadere gli studi di registrazione, dando vita alle architetture monumentali del prog rock europeo e alle derive cosmiche del krautrock tedesco. Ma è anche il decennio in cui l’America black sta ridefinendo i ritmi con la precisione asciutta del funk, l’ipnosi della disco primordiale e le mutazioni urbane del soul. Un ecosistema denso, acido e in perenne mutazione, in cui l’Italia è tra le protagoniste, con la stagione del progressive nostrano, le intuizioni space-disco di stampo italico e, soprattutto, il momento di gloria delle colonne sonore per il cinema poliziesco e di genere, dove jazz, psichedelia e rock si fondono in partiture orchestrali maestose.
Raccontare un’epoca così stratificata senza cadere nel didascalismo richiede un’attitudine chirurgica e una profonda conoscenza dei meccanismi dell’arrangiamento. Per questo, a guidarci nel nuovo appuntamento di THE ORIGINALS Listening Bar – il progetto che trasforma lo showroom RNLT in un tempio temporaneo dell’ascolto – è la coppia composta da Marquis e Alberto Bazzoli, che giovedì 18 giugno saranno dietro al bancone scultoreo di Corso Garibaldi 73 ricavato dai cofani storici Renault; a rendere totalizzante l’esperienza, una drink list tematica con due proposte alcoliche e una analcolica progettate per tradurre lo spirito del decennio in sapori precisi e avvolgenti.
Marquis, produttore, polistrumentista e tessitore di trame urban-pop, ha strutturato il suo percorso sulla cura della produzione analogica, collaborando con i nomi più interessanti della nuova scena italiana e firmando progetti solisti dove il funk e la black music dialogano con un immaginario marcatamente cinematografico. Al suo fianco, Alberto Bazzoli, pianista, compositore e arrangiatore con un solido background jazz e accademico, da anni immerso nello studio dei suoni vintage, delle tastiere d’epoca e delle colonne sonore italiane d’archivio. La loro unione è l’amalgama ideale tra teoria ed estetica, complessità ritmiche di un tempo e sporcizie funk d’annata.
Guardare ai Settanta oggi significa mappare le radici di tutta la conseguente cultura del campionamento e della produzione contemporanea, alle quali hip-hop ed elettronica attingono da quarant’anni. La magia di Marquis e Bazzoli sarà quella di reimmettere in circolo proprio quella stessa attitudine tecnica e viscerale originaria, che concepiva l’album come un’opera d’arte totale e lo studio di registrazione come uno strumento a tutti gli effetti con cui sperimentare e da spingere oltre ogni limite di suono, genere e aspettativa. Una radiografia sonora che converte lo showroom di Corso Garibaldi in una capsula temporale, amplificata dalle geometrie industriali del set up e focalizzata sulla precisione del suono.
Scritto da Benedetta Pini